
Nell’estate del 1815 San Felice stava tornando a vivere. Le stanze dell’antico convento, rimaste sospese tra stagioni religiose diverse, cominciavano nuovamente ad accogliere sacerdoti; nella chiesa riprendeva la predicazione; intorno alla Casa prendeva forma, quasi giorno dopo giorno, qualcosa che nessuno dei protagonisti poteva ancora vedere nella sua interezza. Il 15 agosto la nuova Casa di Missione venne aperta solennemente. Quello che per il territorio era un antico luogo di fede diventava la prima dimora stabile di una famiglia missionaria ancora agli inizi.
San Gaspare del Bufalo seguì questa Casa con un’attenzione che attraversa tutto il suo Epistolario. Da Roma, dalle missioni o dalle altre Case, scriveva per sapere chi vi abitava, come procedevano gli studi, quali lavori fossero necessari, chi dovesse partire e chi invece avesse bisogno di riposo. San Felice appare così nelle lettere come una creatura viva, affidata ogni volta a uomini diversi secondo ciò che il momento richiedeva.
La vita della Casa, infatti, non si lasciava racchiudere in un solo ufficio. Accanto al Superiore incontriamo il Presidente, l’Economo, il Presidente sull’Osservanza, il responsabile degli studi e il Direttore delle Missioni. A volte più responsabilità si raccoglievano nella stessa persona; in altri momenti Gaspare le distribuiva tra confratelli differenti. Ne nasce un modo di governare molto concreto, modellato sulle necessità della comunità e sulle capacità degli uomini chiamati a servirla.
Per questo seguire coloro che ebbero responsabilità a San Felice significa entrare nella storia della Casa attraverso i loro volti. Gaetano Bonanni è il «primo Superiore di Giano», l’uomo degli inizi, quando quasi tutto doveva ancora essere predisposto. Biagio Valentini porta con sé la cura dell’osservanza e della formazione. Innocenzo Betti Severini riceve il compito di vegliare sulla vita comune come Presidente sull’Osservanza. Luigi Achille lascia un ricordo così concreto da diventare, anni dopo, il «Prototipo degli Economi» nella memoria di Gaspare.
Con il passare degli anni San Felice cresce. Giovanni Merlini arriva mentre la chiesa ha bisogno di lavori, poi prende in mano gli studi e nel 1832 riceve la Presidenza e la direzione delle Sante Missioni. Nello stesso tempo Giovanni Battista Pedini rimane Superiore ed Economo, segno di una Casa ormai abbastanza articolata da affidare a persone diverse la formazione, il governo quotidiano e l’amministrazione. Più avanti Beniamino Romani riunirà nuovamente nella propria persona le responsabilità di Superiore ed Economo; Pietro Maria De Victoriis riceverà la Presidenza negli ultimi mesi della sua vita attiva; Camillo Rossi chiuderà, nel 1837, la stagione vissuta ancora sotto lo sguardo del Fondatore.
Le lettere fanno emergere insieme il peso e la semplicità di questa vita. Si parla di giovani sacerdoti da accompagnare, di confratelli malati, di lavori alla chiesa, di denaro che manca, di libri da custodire, di missionari che partono e ritornano. Dentro queste cose ordinarie prende forma la Casa Madre. Gaspare non governa un’idea astratta: conosce gli uomini, ne misura le forze, li incoraggia e li corregge, sposta un confratello quando la salute lo richiede e affida a un altro ciò che in quel momento può sostenere.
I volti della prima Casa
Il percorso segue gli uomini che, in stagioni diverse, ricevettero la responsabilità di custodire una parte della vita di San Felice. Ognuno porta con sé un tratto riconoscibile e insieme lascia intravedere un momento della crescita della Casa.
Giovanni Battista Pedini
1832-1833
Superiore ed Economo; poi ancora Economo nel 1833-1834 e nel 1836-1837.
Una Casa affidata a più mani
Tra il governo di Luigi Achille e il ritorno di Biagio Valentini, San Felice continua a vivere attraverso uomini che si prendono cura di aspetti diversi della comunità. Achille rimane legato alla Casa anche dopo il proprio incarico e nel 1823 custodisce ancora il Direttorio di Regola; l’anno seguente Antonino Fontana compare nella gestione di un conto di spese. La Casa va avanti così, sostenuta da responsabilità che talvolta si raccolgono in una persona e talvolta si distribuiscono secondo ciò che occorre.
Lo stesso accade dopo la partenza di Valentini nel 1827. Casimiro segue l’economia, Raffaele Brandimarte e Nicola Santarelli ricevono compiti temporanei, Tommaso Meloni accompagna le necessità del Convitto e Giovanni Chiodi si prende cura dei convittori. Gaspare continua a intervenire nella vita della Casa, mentre le persone si avvicendano e gli incarichi cambiano. Quando Merlini arriva nel 1830, la prima cosa che gli viene affidata è una chiesa che ha bisogno di lavori; l’anno seguente è a capo degli studi e nel maggio 1832 diventa Presidente e Direttore delle Sante Missioni, mentre Pedini rimane Superiore ed Economo.
Questi anni mostrano San Felice forse ancora meglio dei periodi nei quali un solo nome emerge con chiarezza. La Casa vive perché qualcuno prepara una missione, qualcuno segue i giovani, qualcuno tiene i conti e un altro si occupa della chiesa. Il governo prende la forma concreta del servizio e si adatta alla vita reale di una comunità che continua a crescere.
La storia comincia con Gaetano Bonanni nel 1815 e, per il tempo vissuto ancora sotto lo sguardo del Fondatore, arriva fino a Camillo Rossi nel 1837. Proprio Rossi conduce poi il racconto oltre la morte di Gaspare. Nel 1862 sarà ancora a San Felice, questa volta come Superiore, quando la Casa verrà occupata e i Missionari saranno costretti a lasciarla. Settantacinque anni dopo, nel 1937, la loro presenza tornerà tra quelle mura. Il filo che unisce questi uomini non è quindi soltanto una successione di incarichi: è la storia di una Casa ricevuta, custodita, perduta e infine ritrovata.
Nota storica
La ricostruzione degli incarichi è stata condotta attraverso l’Epistolario di san Gaspare, gli apparati storico-critici di Beniamino Conti e il Libro dei Congressi della Casa di San Felice. Per alcuni periodi, soprattutto 1823-1824 e 1827-1830, la documentazione conserva responsabilità esercitate contemporaneamente da più persone senza offrire una successione continua di Superiori o Presidenti; per questo il percorso presenta soltanto gli incarichi che emergono con sufficiente chiarezza.
Fonti del percorso
San Gaspare del Bufalo, Epistolario, voll. I–VIII, per le lettere relative alla Casa di San Felice e ai confratelli che vi esercitarono responsabilità di governo.
Beniamino Conti, apparati storico-critici all’Epistolario, con particolare riferimento alle note relative agli incarichi esercitati nella Casa di San Felice.
Libro dei Congressi della Casa di San Felice di Giano, per la successione degli incarichi e la vita interna della comunità.





