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Il ritorno alla Casa delle origini


Il ritorno di mons. Gaetano Bonanni alla Casa di San Felice, 22 luglio 2026

Il ritorno di Gaetano Bonanni a San Felice non è avvenuto nella forma semplice di una traslazione definitiva del suo corpo. La vicenda del luglio 2026 è più complessa e proprio per questo possiede un significato particolare per la Casa Madre. Dopo quasi centottant’anni dalla morte del vescovo, la ricognizione compiuta a Norcia rese necessario distinguere le diverse parti dei suoi resti e assegnare loro destinazioni differenti. Una parte avrebbe proseguito verso Roma; un’altra sarebbe rimasta stabilmente nella cripta dell’Abbazia nella quale Bonanni era stato, nel 1815, il primo superiore della Casa di Missione.

Quell’operazione, iniziata come ricognizione e sistemazione dei resti di Bonanni, finì inoltre per riaprire una pagina quasi sepolta della storia di San Felice. Preparando il luogo destinato ad accogliere le exuviae nella cripta, tornò infatti all’attenzione il vano sotto la scala centrale nel quale erano conservati i resti di alcuni antichi Missionari. Il ritorno di Bonanni alla Casa delle origini divenne così anche l’occasione perché la Casa ritrovasse alcuni dei propri figli.

22 luglio 2026: la ricognizione a Norcia

Il 22 luglio 2026 si svolsero a Norcia le operazioni di ricognizione dei resti mortali di mons. Gaetano Bonanni. Il momento non aveva soltanto una finalità commemorativa. Occorreva verificare quanto era conservato, procedere alla nuova sistemazione e documentare con precisione le operazioni compiute, affinché la successiva destinazione dei resti fosse chiara e rispettosa della loro storia.

La ricognizione mostrò la necessità di distinguere le ossa maggiori dalle parti ossee minute e dagli altri piccoli resti. Le ossa maggiori furono raccolte in una nuova cassetta monumentale, preparata per la traslazione. Le parti minute rimasero invece nella vecchia cassetta che le aveva custodite; questa venne nuovamente chiusa e sigillata con l’intervento dell’autorità ecclesiastica competente e del Superiore Provinciale dei Missionari del Preziosissimo Sangue.

È precisamente questa distinzione che consente di raccontare correttamente ciò che avvenne nei giorni successivi. Quando in queste pagine si parla delle exuviae di Bonanni custodite a San Felice, si intendono le parti ossee minute e gli altri piccoli resti rimasti nella precedente cassetta. Le ossa maggiori ebbero invece una destinazione diversa.

Il documento della ricognizione. Il rogito sottoscritto a Norcia il 22 luglio 2026 conserva formalmente memoria delle operazioni compiute sui resti di mons. Gaetano Bonanni, delle autorità e dei testimoni presenti e della destinazione stabilita per le sue spoglie. Leggi il testo integrale del rogito →

Una notte nella Casa che aveva contribuito a fondare

Terminata la ricognizione, la nuova cassetta contenente le ossa maggiori di Bonanni raggiunse San Felice. La sua presenza nell’Abbazia durò una sola notte, e proprio la brevità di quella sosta le conferisce un carattere particolare. Nel 1815 Bonanni era arrivato a San Felice insieme ad Adriano Giampedi e Vincenzo Tani per dare inizio alla vita della Casa di Missione; nel 2026 i suoi resti maggiori vi tornavano lungo il viaggio verso la loro destinazione definitiva.

L’Abbazia divenne così per una notte luogo di passaggio e di memoria. Non si trattava ancora del ritorno stabile che avrebbe riguardato le exuviae, e sarebbe storicamente sbagliato presentare quella sosta come la definitiva deposizione del corpo di Bonanni a San Felice. Fu piuttosto un attraversamento della Casa delle origini prima dell’ultimo tratto del viaggio.

23 luglio: verso Roma

Il 23 luglio la nuova cassetta con le ossa maggiori lasciò San Felice e proseguì verso Roma. La destinazione definitiva fu la chiesa dei Crociferi, dove i resti maggiori di Bonanni furono collocati. Il percorso Norcia – San Felice – Roma ricongiungeva così, per poche ore, tre luoghi decisivi della sua esistenza: la diocesi nella quale aveva vissuto il lungo episcopato e nella quale era morto, la Casa di Missione delle origini e la città nella quale era nato e aveva ricevuto la formazione sacerdotale.

Questa destinazione non tolse a San Felice la possibilità di custodire realmente qualcosa di Bonanni. Nella vecchia cassetta erano rimaste le exuviae riconosciute durante la ricognizione, destinate non a seguire le ossa maggiori verso Roma, bensì a rimanere presso la Casa Madre dei Missionari.

Le exuviae rimangono a San Felice

La precedente cassetta, contenente le parti ossee minute e gli altri piccoli resti, fu dunque destinata alla custodia permanente nella cripta di San Felice. Dopo essere stata nuovamente sigillata, entrò a far parte della memoria custodita nella Casa nella quale Bonanni aveva vissuto la stagione decisiva delle origini.

Il significato del gesto non ha bisogno di essere forzato. Bonanni non viene riportato integralmente a San Felice e la sua sepoltura definitiva non viene trasferita nell’Abbazia. Una parte reale dei suoi resti torna però nella prima Casa di Missione e vi rimane stabilmente. Il legame storico fra Bonanni e San Felice acquista così anche una presenza materiale, discreta e precisa, custodita nel luogo nel quale la comunità dei Missionari conserva la memoria dei propri morti.

Sotto la scala, una memoria quasi dimenticata

La preparazione della cripta per accogliere le exuviae riportò l’attenzione anche sul vano sotto la scala centrale. Quel luogo apparteneva a una storia più antica della sistemazione moderna della cripta e conservava la memoria di Missionari che erano stati sepolti nella Casa. Le trasformazioni architettoniche, i restauri e il trascorrere del tempo avevano reso sempre meno leggibile la loro presenza.

Nel lavoro di ricognizione della memoria della Casa tornarono così a emergere i nomi di Felice Aniballi, Francesco Padovani, Giuseppe Di Nicolò, Pietro Maria De Victoriis, Vincenzo De Nicola e Giosafat Petrocchi. Le vicende individuali appartengono alla pagina La Casa custodisce i suoi figli, dove ciascuno viene ricollocato, per quanto le fonti lo consentono, dentro la propria storia.

Non tutti i resti rinvenuti o custoditi nel vano possono essere attribuiti individualmente con certezza a uno dei sei Missionari. Proprio per questo la memoria deve evitare identificazioni che la documentazione non permette. I nomi attestano chi appartiene alla storia funeraria della Casa; la disposizione delle ossa e le trasformazioni subite dalla cripta non autorizzano a trasformare ogni resto anonimo in una identificazione personale.

Bonanni torna e la Casa ritrova i suoi figli

È difficile ignorare il legame che si è creato fra i due avvenimenti. La scelta di riportare stabilmente a San Felice le exuviae di Bonanni rese necessario preparare un luogo adeguato nella cripta; quel lavoro contribuì a riaprire la memoria del vano sotto la scala e delle sepolture dei Missionari delle prime generazioni. Un uomo delle origini tornava nella Casa e, quasi nello stesso gesto, costringeva la Casa a guardare nuovamente ai figli che vi erano rimasti.

Il significato di questo ritorno appartiene quindi più alla memoria che alla monumentalità. Non nasce una nuova tomba destinata a spostare il centro della cripta, che rimane anzitutto il luogo legato a san Felice martire e alla lunga storia dell’Abbazia. Le exuviae di Bonanni vi entrano come testimonianza della stagione missionaria iniziata nel 1815, accanto alla memoria di uomini che vissero e morirono nella Casa.

Dal 1815 al 2026

Nel luglio 1815 Bonanni aveva lavorato perché un’antica abbazia diventasse una Casa di Missione. Nell’agosto di quell’anno ne era stato il primo superiore; nel 1821 l’aveva lasciata per Norcia, entrando in una storia episcopale lunga più di vent’anni. Nel luglio 2026 il percorso si è ricomposto in una forma che nessuno degli uomini delle origini avrebbe potuto prevedere: le ossa maggiori hanno attraversato San Felice dirette a Roma, mentre le exuviae sono rimaste nella cripta.

Il ritorno alla Casa delle origini non cancella dunque le distanze percorse dalla vita di Bonanni e non le riduce a un unico luogo. Roma, Norcia e San Felice continuano a custodirne aspetti diversi. Proprio questa geografia permette di leggere meglio la sua vicenda: romano per nascita e formazione, vescovo della Chiesa nursina, uomo intimamente legato alla nascita della Casa di Missione. San Felice ne custodisce oggi una parte delle spoglie e, soprattutto, una parte decisiva della storia.


Per conoscere e approfondire

Verbale delle operazioni compiute nella ricognizione dei resti di mons. Gaetano Bonanni, Norcia, 22 luglio 2026.

Una vita consegnata. Mons. Gaetano Bonanni, ricostruzione biografica e documentaria.

Michele Colagiovanni, studio biografico dedicato a Gaetano Bonanni, 2022, e studi sulla storia dei Missionari del Preziosissimo Sangue e della Casa di San Felice.

Per la memoria dei Missionari sepolti nella Casa Madre: La Casa custodisce i suoi figli.