
Quando Gaetano Bonanni lasciò San Felice per diventare vescovo di Norcia, non passò semplicemente da una Casa religiosa a una sede episcopale. Gli veniva affidata una Chiesa che Pio VII aveva appena restaurato e che aveva bisogno di acquistare nuovamente una presenza concreta sul territorio. Dopo gli anni trascorsi a raccogliere sacerdoti per la predicazione e a dare una forma stabile agli Operai Evangelici, Bonanni si trovava ora davanti a un compito diverso e, sotto molti aspetti, sorprendentemente coerente con tutta la sua vita precedente: raggiungere comunità lontane, formare sacerdoti, costruire relazioni e fare in modo che il ministero della Chiesa non rimanesse distante dalla vita del popolo.
La sua storia episcopale comincia quasi paradossalmente mentre egli sta ancora facendo il missionario. Il 5 febbraio 1821 si trova a Piedipaterno, in Valnerina, impegnato nella predicazione di una missione, quando riceve la notizia della designazione alla sede nursina. Scrivendo ad Antonio Santelli lascia affiorare lo stupore: «Chi mai avrebbe creduto che un povero sacerdote fosse eletto alla Chiesa di Norcia?». La frase appartiene bene all’uomo che poche settimane più tardi avrebbe definito l’episcopato un «gravissimo peso formidabile agli Angeli». La chiamata non appare come il coronamento di un’ascesa ecclesiastica; interrompe un cammino conosciuto e gli consegna una responsabilità che egli avverte immediatamente nella sua gravità.
Una diocesi restaurata perché il vescovo fosse vicino
Con la costituzione apostolica Ad tuendam del 6 gennaio 1821, Pio VII restaurò la sede episcopale di Norcia. Il provvedimento non consisteva nel recupero formale di un antico titolo. Le condizioni geografiche di quelle terre, le montagne, le distanze e la difficoltà degli spostamenti rendevano problematica una presenza pastorale sufficientemente vicina alle comunità. Norcia, Cascia, Visso, Monteleone e gli altri centri compresi nel nuovo assetto ecclesiastico avevano bisogno di un vescovo che potesse abitare stabilmente quel territorio.
La Santa Sede predispose gli elementi istituzionali necessari alla diocesi restaurata: la cattedrale, il capitolo, la curia, la mensa episcopale e il seminario appartenevano alla struttura delineata dal provvedimento pontificio. Per Bonanni il problema cominciava precisamente da qui. Una diocesi può esistere giuridicamente attraverso una bolla; perché diventi realmente presente ha bisogno di sacerdoti, formazione, visite, disciplina ecclesiastica, celebrazione, carità e di un pastore capace di raggiungere il proprio popolo.
Bonanni fu consacrato vescovo l’8 luglio 1821 nella chiesa romana di San Nicola in Carcere, luogo particolarmente significativo anche per la storia della devozione al Preziosissimo Sangue e per le origini del rapporto fra Francesco Albertini e Gaspare del Bufalo. Il 21 luglio fece il suo ingresso a Norcia. Aveva cinquantacinque anni e portava con sé un’esperienza sacerdotale già lunga, segnata dalla predicazione, dalla formazione e dalla difficile nascita della Casa di San Felice.
Il Sinodo e la forma di una Chiesa
Fra i primi atti capaci di mostrare il modo nel quale Bonanni intendeva il proprio servizio vi fu il Sinodo diocesano celebrato il 1º e 2 maggio 1823. A meno di due anni dall’ingresso, il vescovo riuniva il clero e dava alla diocesi restaurata un quadro comune entro il quale ordinare la vita ecclesiale. Gli atti furono stampati e l’opera ricevette a Roma un apprezzamento anche per la preparazione canonica che rivelava.
Il Sinodo permette di comprendere un tratto che accompagnerà tutto l’episcopato. Bonanni non concepisce il governo come semplice risposta alle emergenze che arrivano alla porta dell’episcopio. Cerca di dare forma e continuità alla vita della diocesi, affinché il clero disponga di riferimenti condivisi e le comunità possano riconoscere una presenza ecclesiale stabile. L’uomo che aveva cercato una regola di vita per sacerdoti dediti alle missioni si trova ora a dover ordinare un presbiterio sparso in un territorio difficile.
Il problema dei sacerdoti e il Seminario
Proprio il clero costituiva uno dei problemi più urgenti. Il 5 novembre 1823 Bonanni scriveva al Buon Governo descrivendo una situazione nella quale la mancanza di sacerdoti si faceva sentire concretamente. Alcuni giovani erano costretti a ricevere la formazione fuori diocesi e vi erano località nelle quali la scarsità del clero poteva rendere difficile persino assicurare regolarmente la Messa domenicale.
Per questo il Seminario occupò una parte importante delle sue preoccupazioni. Non bastava disporre formalmente dell’istituzione prevista per la diocesi restaurata; occorreva renderla capace di formare il clero di cui quelle montagne avevano bisogno. Il lavoro fu lungo e coinvolse problemi economici, organizzativi ed educativi. Nel 1834 Bonanni pubblicò le Regole per i chierici del Seminario, nelle quali il vescovo legislatore lascia nuovamente intravedere l’antico formatore.
Esiste una continuità profonda fra questa attenzione e gli anni precedenti. Prima dell’episcopato Bonanni aveva cercato uomini preparati per la predicazione e aveva contribuito a dare loro una casa a San Felice; a Norcia deve fare in modo che le parrocchie e le comunità possano contare su sacerdoti formati per un ministero stabile. Cambia l’ampiezza della responsabilità e cambia la forma istituzionale, mentre rimane intatta la convinzione che la vita della Chiesa dipenda anche dalla qualità spirituale e pastorale dei suoi sacerdoti.
«Vado visitando la Diocesi»
Se la restaurazione della sede di Norcia nasceva anche dall’esigenza di avvicinare il vescovo alle comunità, la visita pastorale non poteva essere un elemento secondario del governo di Bonanni. Il territorio gli chiedeva di uscire dall’episcopio, affrontare le strade e conoscere direttamente le condizioni nelle quali sacerdoti e fedeli vivevano. In una lettera del 1831 egli riassume quasi senza enfasi ciò che sta facendo: «Vado visitando la Diocesi».
Dietro quella frase essenziale c’è la geografia concreta della Chiesa nursina. Con il passare degli anni il corpo rende sempre più faticoso ciò che il ministero continua a chiedergli. Una malattia al piede e il progressivo peggioramento della salute lo obbligano a servirsi sempre più della lettiga; gli editti di visita del 1838 e del 1841 mostrano però che la visita continua a rimanere uno degli strumenti attraverso i quali il vescovo mantiene il rapporto con la diocesi. Le distanze che avevano contribuito alla restaurazione della sede diventano così anche la misura concreta del suo episcopato.
San Felice non scompare dalla vita del vescovo
L’episcopato separò Bonanni materialmente dalla Casa di Missione, senza cancellare l’esperienza dalla quale proveniva. Nel novembre 1828 egli accolse nella diocesi una missione dei Missionari del Preziosissimo Sangue e ne registrò l’attività nella relazione inviata a Roma. È un particolare che aiuta a comprendere il rapporto fra le due stagioni della sua vita: quanto aveva contribuito a far nascere a San Felice poteva ora entrare nella diocesi come strumento di evangelizzazione.
Bonanni non torna quindi a essere il superiore della prima Casa e non sovrappone il proprio governo episcopale a quello dell’Istituto. Il legame assume una forma diversa. Da pastore di una Chiesa locale può chiamare i Missionari perché la predicazione popolare raggiunga le comunità affidategli. La storia condivisa delle origini diventa servizio pastorale, senza bisogno di cancellare le difficoltà che avevano segnato i primi anni di San Felice.
Il 1831: governare anche nella paura
La diocesi non viveva fuori dalla storia politica del tempo. Nei disordini del 1831 anche Norcia conobbe un clima nel quale l’autorità ecclesiastica poteva sentirsi direttamente minacciata. Bonanni scrisse alla Segreteria di Stato dichiarandosi «mal sicuro nella Persona»; davanti all’episcopio era stato deposto perfino un teschio umano, gesto intimidatorio che rende inutile qualsiasi abbellimento successivo della vicenda.
La memoria posteriore avrebbe arricchito quei giorni con il racconto di un vescovo che esce personalmente incontro agli armati. Le testimonianze contemporanee non consentono di trasformare quel particolare in un fatto documentato. Le lettere autentiche restituiscono qualcosa di forse più umano: Bonanni percepisce il pericolo, chiede che la città riceva una protezione adeguata e continua ad assumersi la responsabilità del governo. Il coraggio, in questa pagina della sua vita, non richiede che la paura venga cancellata.
Una carità fatta anche di relazioni
Accanto agli atti di governo emerge una rete di rapporti attraverso la quale Bonanni diventa anche intermediario di bisogni molto concreti. Particolarmente significativo è il legame con san Vincenzo Pallotti. Pallotti gli affida il giovane orfano Dionisio perché possa essere formato nel Seminario e, attraverso il vescovo di Norcia, fa giungere aiuti, denaro, grano, coperte e altri beni destinati a persone e comunità in difficoltà.
Questa trama di corrispondenza lascia intravedere un episcopato che non si esaurisce nelle costituzioni sinodali e negli editti. Monasteri poveri, giovani da formare e persone fragili entrano nell’orizzonte quotidiano del vescovo attraverso richieste, raccomandazioni e piccoli soccorsi. La carità passa anche dalla capacità di mettere in comunicazione chi possiede qualcosa con chi ne ha bisogno, con quella pazienza amministrativa che raramente produce episodi spettacolari e proprio per questo sostiene molta parte della vita ordinaria della Chiesa.
Educare anche le giovani
Fra le preoccupazioni pastorali di Bonanni compare anche l’educazione femminile. Il vescovo cerca persone capaci di assumere un’opera educativa a Norcia e questa ricerca entra nella rete dei rapporti che lo lega a Gaspare del Bufalo, Giovanni Merlini e all’ambiente nel quale maturerà la vocazione di Maria De Mattias. Negli anni successivi tali rapporti diventeranno più stretti.
La documentazione invita però alla prudenza. Non è possibile affermare come fatto accertato che alcune giovani ricordate nelle lettere già nel 1827 fossero destinate precisamente al progetto nursino, né ricostruire ogni passaggio come se l’esito successivo fosse stato chiaro fin dall’inizio. Ciò che le fonti consentono di vedere con sicurezza è l’attenzione di Bonanni alla formazione delle ragazze e la ricerca di una presenza educativa femminile, dentro un intreccio di relazioni che appartiene alla stessa stagione nella quale stanno maturando nuove forme di vita consacrata e apostolica.
Quando le montagne diventano più lontane
Negli ultimi anni la distanza fra il desiderio pastorale e le possibilità fisiche si fece sempre maggiore. La salute, già provata, limitava gli spostamenti; la malattia al piede rendeva difficile muoversi e la lettiga diventò sempre più necessaria. Il governo continuava attraverso le persone, gli atti, le disposizioni e quella parola scritta che aveva accompagnato Bonanni per tutta la vita. Ancora nel 1843, l’anno della rinuncia, un indulto quaresimale reca la sua autorità episcopale.
Il 1º gennaio 1843 Bonanni presentò la rinuncia al governo della diocesi; Gregorio XVI la accolse il 20 marzo. Aveva retto la Chiesa di Norcia per più di vent’anni. Scelse di rimanere nella città, ormai senza la responsabilità diretta del governo, e lì avrebbe trascorso gli ultimi anni fino alla morte del 17 agosto 1848.
La conclusione del suo episcopato permette di comprendere meglio ciò che aveva cercato di fare dal 1821. Bonanni aveva ricevuto una sede restaurata e aveva lavorato perché quella struttura diventasse presenza: un clero formato, un Seminario, una disciplina comune, la visita delle comunità, la predicazione missionaria, una rete di carità e di educazione. Alla fine le montagne che per anni aveva cercato di raggiungere diventavano fisicamente sempre più lontane; continuavano però a essere raggiunte dai sacerdoti formati, dalle regole consegnate, dagli atti di governo e dalle relazioni costruite durante il suo episcopato. L’uomo che a San Felice aveva cercato una casa per la missione aveva trascorso ventidue anni cercando di fare della diocesi una casa abbastanza vicina al suo popolo.
Per conoscere e approfondire
Michele Colagiovanni, studio biografico e documentario dedicato a Gaetano Bonanni, 2022, con particolare riferimento alla documentazione dell’episcopato nursino.
Una vita consegnata. Mons. Gaetano Bonanni, ricostruzione biografica fondata sulle lettere, sugli atti episcopali e sulla documentazione ecclesiastica relativa alla diocesi di Norcia.
Gaetano Bonanni, Synodus Dioecesana Nursina, 1823; Regole per i chierici del Seminario, 1834; editti di visita, lettere pastorali, notificazioni e altri atti del governo episcopale.