don Mario Proietti, C.PP.S.

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Dal chiostro al mondo. Il ciclo pittorico del Bicentenario (2015)


Dal chiostro al mondo. Il ciclo pittorico del Bicentenario dell’Abbazia di San Felice

Il 15 agosto 2015, nel giorno esatto in cui San Felice celebrava il secondo centenario dell’apertura della prima Casa di Missione, il chiostro ricevette un nuovo ciclo pittorico realizzato da Stefano Ciani. Le nuove immagini furono pensate come continuazione del racconto antico: le vecchie lunette avevano narrato il martirio di san Felice, la custodia del suo corpo, l’arrivo sul colle e la devozione cresciuta attorno alla sua tomba; quelle del Bicentenario ripartono idealmente da quella casa sorta presso il martire e seguono la storia che, molti secoli dopo, avrebbe fatto dell’Abbazia la Casa Madre dei Missionari del Preziosissimo Sangue.

Il racconto nuovo comincia quindi lontano da Giano. Prima che San Felice entri nella vita di Gaspare del Bufalo devono maturare una vocazione, una spiritualità e una prova durissima. Le lunette accompagnano questo cammino fino al momento in cui la missione trova una casa e, da quella casa, comincia lentamente ad aprirsi al mondo.

Albertini riconosce il giovane Gaspare

Gaspare del Bufalo viene ordinato sacerdote il 31 luglio 1808. Pochi mesi dopo, l’8 dicembre, il canonico Francesco Albertini gli affida la predicazione per l’inaugurazione della Pia Adunanza del Preziosissimo Sangue presso la chiesa romana di San Nicola in Carcere, dove si venerava una reliquia del Sangue di Cristo. Albertini comprende progressivamente che quel giovane sacerdote possiede la forza necessaria per portare molto più lontano una devozione alla quale egli aveva già dedicato anni di ministero e di riflessione spirituale. Il rapporto fra i due diventa uno dei luoghi nei quali si prepara la futura opera missionaria.

Il Sangue e l’acqua d’aperto costato
negletta reliquia infiamma Albertini
Al figlio amato in catene acquistato
d’immenso campo dischiude i confini

Lunetta del ciclo pittorico del Bicentenario nel chiostro di San Felice

L’esilio, il carcere e una promessa sul futuro

La strada che conduce alla fondazione passa attraverso gli anni più duri della vita di Gaspare. Il rifiuto del giuramento imposto dal governo napoleonico lo conduce all’esilio e alla prigionia, lontano da Roma e dal ministero al quale si era appena affacciato. È dentro questa stagione che Albertini gli comunica la memoria di un vaticinio della Serva di Dio suor Maria Agnese del Verbo Incarnato, morta a Roma nel 1810 e da lui diretta spiritualmente: Gaspare sarebbe stato coinvolto in un’opera destinata ad avere una fecondità assai più grande di quanto in quel momento fosse possibile immaginare.

Alla stessa memoria spirituale delle origini appartiene la visione di una Messa durante la quale Gaspare avrebbe visto una catena d’oro passare attraverso il calice e avvolgerlo. La tradizione della Congregazione ha letto questa immagine in profonda consonanza con il grande crocifisso missionario che i Missionari avrebbero portato sul petto, sostenuto da una catena d’oro. Il Sangue contemplato nel calice, la Croce e la catena finiscono così per esprimere visibilmente un’appartenenza: la vita del missionario è legata a Cristo e al prezzo della redenzione.

Lunetta del ciclo pittorico del Bicentenario nel chiostro di San Felice

30 ottobre 1814: San Felice appare da lontano

Quando gli anni dell’esilio sono terminati, il racconto giunge finalmente in Umbria. Il 30 ottobre 1814 Gaspare si trova a Giano e da lì vede l’Abbazia di San Felice. Chiede notizie di quel complesso solitario, vuole raggiungerlo e ne visita gli ambienti. La casa porta ancora i segni delle soppressioni e dell’abbandono, mentre agli occhi di Gaspare diventa immediatamente una possibilità. Quel luogo antico, cresciuto presso la tomba di un martire e rimasto senza una comunità stabile, potrebbe accogliere uomini consacrati alla predicazione e alla riforma cristiana del popolo.

Il desiderio di Gaspare incontra una storia già iniziata. Gaetano Bonanni, con gli Operai Evangelici, lavorava da tempo per riunire sacerdoti dediti stabilmente alle missioni. La futura Congregazione nasce anche dall’incontro fra queste esperienze: Albertini aveva acceso e approfondito in Gaspare la spiritualità del Sangue di Cristo; Bonanni aveva già tentato di raccogliere gli operai del Vangelo; San Felice offre ora una casa nella quale quell’intuizione può assumere una forma concreta.

Aveva Bonanni da tempo uniti
i banditori del santo Vangelo.
Gaspare allora da lungi agli inviti
rispose e disse: Io, io pure ciò anelo

Lunetta del ciclo pittorico del Bicentenario nel chiostro di San Felice

Cristaldi, Pio VII e una casa affidata alla missione

La nascita di San Felice come Casa di Missione matura dentro un rapporto stretto con la Chiesa. Monsignor Belisario Cristaldi sostiene il progetto e ne accompagna i passi presso Pio VII. Il 26 luglio 1815 Bonanni e Gaspare vengono ricevuti dal Papa, quando ormai l’apertura della nuova casa è vicina. Gaspare raggiunge per primo San Felice e vi prepara quanto è necessario; l’11 agosto arrivano Gaetano Bonanni, Adriano Giampedi e Vincenzo Tani. La sera i quattro uomini entrano insieme nella chiesa e il Te Deum accompagna l’inizio di una storia che nessuno di loro poteva ancora misurare.

Piacque a Pio Settimo il santo progetto,
a lui esposto dal grande Cristaldi.
Vivere insieme in amore perfetto
resi dal Sangue di Cristo ben saldi.

Lunetta del ciclo pittorico del Bicentenario nel chiostro di San Felice

Il 15 agosto 1815, solennità dell’Assunzione, la Casa viene aperta pubblicamente. Quattro uomini abitano un’Abbazia segnata dal tempo, con mezzi modesti e un futuro ancora tutto da costruire. È proprio questa fragilità a dare forza alla scena: il Bicentenario non nasce dalla celebrazione di un’opera già grande, bensì dalla memoria di un inizio povero nel quale la Provvidenza ha aperto una strada.

Dal loro arrivo si contano gli anni
presso la tomba del santo Felice.
Fu padre Albertini. È padre Bonanni.

Scena del ciclo pittorico del Bicentenario nel chiostro di San Felice

Bonanni vescovo: la fine dolorosa di una prima stagione

I primi anni della nuova opera furono attraversati anche da tensioni sulla sua forma e sul suo governo. Gaspare e Bonanni avevano entrambi contribuito in modo decisivo alla nascita della Casa, e la loro diversa posizione generò una situazione complessa che le fonti delle origini lasciano emergere senza bisogno di addolcirla. Nel 1821 la nomina di Gaetano Bonanni a vescovo di Norcia pose termine, sul piano concreto, a quella difficile fase iniziale. L’uomo che aveva retto San Felice nei suoi anni più fragili lasciava la Casa per assumere il ministero episcopale e l’opera missionaria entrava in una stagione nuova.

Disse il gran Pio pensando al Bonanni
voglio piantare sul monte una torcia
assicurando boni anni, boni anni
lui pastor del mio gregge che è a Norcia.

Scena del ciclo pittorico del Bicentenario nel chiostro di San Felice

E venne un uomo, Giovanni il suo nome

Proprio mentre si chiude la stagione delle origini entra nella storia il beato Giovanni Merlini. Nel 1820 egli arriva a San Felice per gli esercizi spirituali e incontra Gaspare. Da quell’incontro nasce una scelta destinata a cambiare la sua vita e, molti anni dopo, anche il destino dell’Istituto. Merlini diventerà formatore, uomo di governo, amministratore paziente delle case, successore di Gaspare e custode di una memoria che rischiava continuamente di disperdersi. A San Felice conosce la povertà concreta della prima Casa e impara che la missione ha bisogno tanto del fuoco della predicazione quanto della fedeltà quotidiana con la quale una comunità viene sostenuta.

La fecondità di questa spiritualità raggiunge anche un’altra giovane vita. Maria De Mattias, impressionata dalla missione predicata da Gaspare a Vallecorsa nel 1822 e successivamente accompagnata spiritualmente da Merlini, fonderà ad Acuto il 4 marzo 1834 le Adoratrici del Sangue di Cristo. Nella storia che il chiostro vuole raccontare, la presenza femminile dell’opera non è un’appendice: mostra che la contemplazione del Sangue redentore genera vie diverse di consacrazione e di missione.

E venne un uomo, Giovanni il suo nome.

Lunetta del ciclo pittorico del Bicentenario nel chiostro di San Felice

La grande lunetta finale: una storia ormai diventata mondo

L’ultima lunetta raccoglie molte generazioni in un’unica grande visione. Al centro domina l’incontro di Giovanni Merlini con Pio IX a Gaeta. Merlini suggerisce al Pontefice di estendere alla Chiesa universale la festa del Preziosissimo Sangue; il decreto Redempti sumus del 10 agosto 1849 sancirà quella estensione, allora celebrata nella prima domenica di luglio. Sarà san Pio X, nel 1914, a fissarne la data al 1º luglio. Ciò che Albertini e Gaspare avevano contemplato e predicato all’inizio del secolo entrava così più profondamente nella preghiera della Chiesa universale.

Disse a Pio Nono: Padre Santo, langue
l’umanità sotto le proprie some
se non si riconosce in un sol Sangue!

In una zona più discreta della stessa composizione riemerge la storia di Biagio Valentini. Gaspare lo incontra a Loreto nell’agosto del 1817, gravemente malato e con una vita che sembrava ormai avviata verso la conclusione. La sua storia prende invece un’altra direzione: entra nell’opera missionaria, sopravvive al fondatore e il 20 gennaio 1838 viene eletto suo primo successore. Nel grande affresco conclusivo la sua presenza quasi in ombra ricorda che la continuità dell’Istituto passa anche attraverso uomini che, secondo ogni previsione umana, non avrebbero dovuto avere davanti a sé un lungo futuro.

Sulla destra la storia raggiunge la Tanzania. La decisione di aprire quella missione matura nel clima del 150º anniversario della fondazione dell’Istituto, celebrato nel 1965, e i primi tre Missionari vi giungono nel maggio 1966. Quella presenza, nata come missione della Provincia italiana, cresce nel corso dei decenni fino a diventare Delegazione, poi Vicariato e infine Provincia autonoma l’8 agosto 2015, appena una settimana prima della celebrazione del Bicentenario a San Felice. Nell’affresco questo passaggio diventa il segno visibile di una storia partita da una piccola Casa umbra e ormai capace di generare nuove responsabilità missionarie in un altro continente.

Attorno alle grandi scene della lunetta corre una vera genealogia di volti: sono gli uomini ai quali, dopo Gaspare, è stata affidata nel tempo la responsabilità dell’Istituto. Il primo è Biagio Valentini, eletto nel 1838 dopo essere entrato nell’opera grazie a quell’incontro di Loreto che sembrava avvenire alla vigilia della sua morte. Gli succede Giovanni Merlini, Moderatore Generale dal 1847 al 1873, che raccoglie l’eredità del Fondatore e accompagna la Congregazione per oltre un quarto di secolo. Dopo di lui viene Enrico Rizzoli, chiamato a guidare l’Istituto negli anni delicati seguiti alla morte del Merlini; quindi Gaetano Caporali, Moderatore dal 1884 al 1891 e chiamato all’episcopato come arcivescovo di Otranto, e Salvatore Palmieri, suo successore nel governo della Congregazione e destinato anch’egli al ministero episcopale, fino alla sede metropolitana di Brindisi. Con Luigi Biaschelli, alla guida dal 1894 al 1905, la schiera attraversa ormai la soglia del nuovo secolo. Quei volti non registrano semplicemente il passare degli anni: mostrano un’opera ricevuta di mano in mano, custodita da uomini molto diversi e, in alcuni casi, restituita alla Chiesa attraverso il ministero episcopale.

Con Giacinto Petroni, Moderatore Generale dal 1905 al 1928, questa successione torna a incrociare direttamente la vicenda della Casa Madre: proprio durante il suo lungo governo riprende con particolare forza il desiderio di recuperare San Felice, perduta dalla Congregazione dopo l’espulsione del 1862. Antonio Velardi, che gli succede dal 1928 al 1937, continua quel cammino e deve nello stesso tempo attraversare una delle crisi istituzionali più dolorose della storia dell’Istituto, conclusa con la destituzione della Direzione generale nel 1937. A Lorenzo Colagiovanni, Moderatore dal 1938 al 1947, spetta così il compito di guidare la Congregazione nella fase immediatamente successiva, proprio mentre il ritorno a San Felice, avvenuto alla fine del 1937, restituisce ai Missionari la casa delle origini. La corona dei volti conserva dunque anche questa storia: San Felice era stata perduta, desiderata per decenni e infine ritrovata, mentre la responsabilità dell’Istituto passava da una generazione all’altra.

Dopo la guerra la successione mostra con crescente evidenza che la Congregazione è ormai diventata una famiglia internazionale. Herbert Kramer la guida dal 1947 al 1959, seguito da Daniel Linenberger dal 1959 al 1971 e da Daniel Schaefer dal 1971 al 1983. Vengono poi Antony Loipfinger, Moderatore fino al 1995, Barry Fischer, che accompagna l’Istituto fino al 2007, e Francesco Bartoloni, alla guida fino al 2013. L’ultimo volto della successione rappresentata nel ciclo è William Nordenbrock, eletto Moderatore Generale nel 2013 e dunque responsabile dell’Istituto nel momento in cui, due anni più tardi, San Felice celebra il proprio Bicentenario. Sopra questa lunga continuità storica la composizione colloca la Regina del Preziosissimo Sangue; ai lati stanno san Gaspare e san Francesco Saverio, patrono dell’Istituto, mentre il globo punteggiato di stelle rende visibile la diffusione delle case e delle circoscrizioni missionarie. Gaspare non è così semplicemente il primo di una serie di superiori: rimane il Fondatore, mentre sotto il suo sguardo l’autorità è stata ricevuta, esercitata e consegnata per due secoli.

Or Gaspare il mondo artefice dice.
Qui lo attesta con voce alta e sincera
dei successor l’onorevole schiera.

Grande lunetta finale del ciclo pittorico del Bicentenario nel chiostro di San Felice

Tre nuovi volti nella memoria del chiostro

L’intervento realizzato per il Bicentenario raggiunse anche un altro elemento della decorazione del chiostro. Tra le volte e gli archi erano già presenti i medaglioni con santi e figure eminenti della tradizione agostiniana, memoria della lunga stagione monastica dell’Abbazia. Nel 2015 si scelse di continuare quel linguaggio figurativo aggiungendo tre nuovi ritratti dedicati a Francesco Albertini, Belisario Cristaldi e Gaetano Bonanni, uomini senza i quali il passaggio dall’antica Abbazia alla Casa di Missione del 1815 rimarrebbe difficile da comprendere nella sua interezza.

I tre medaglioni furono eseguiti richiamando volutamente lo stile seicentesco degli altri ritratti. Le cornici dipinte, i cartigli, gli angeli, le insegne ecclesiastiche e la stessa impostazione dei volti cercano una continuità con la decorazione precedente, così che la nuova memoria missionaria possa abitare il chiostro dentro il linguaggio artistico che esso già possedeva. Anche questo particolare rivela il criterio seguito nel Bicentenario: lasciare che le diverse stagioni di San Felice si incontrassero sulle stesse pareti.

Francesco Albertini vi compare come ispiratore dell’opera del Preziosissimo Sangue e come vescovo di Terracina. Il suo volto riconduce alla sorgente spirituale dalla quale Gaspare ricevette un impulso decisivo verso la devozione al Sangue di Cristo e verso quella missione che avrebbe progressivamente assunto una forma propria. Belisario Cristaldi, ricordato nel cartiglio come cardinale e protettore, rappresenta la mediazione ecclesiale che sostenne il progetto, lo accompagnò presso Pio VII e contribuì a rendere possibile l’apertura della nuova Casa. Gaetano Bonanni è raffigurato come primo superiore dell’Abbazia di San Felice e vescovo di Norcia: il suo medaglione lega direttamente la decorazione del chiostro agli Operai Evangelici, alla nascita della comunità del 1815 e agli anni nei quali la nuova fondazione dovette trovare una forma stabile.

Albertini, Cristaldi e Bonanni entrano così nella galleria di volti che già custodiva la memoria precedente dell’Abbazia. Il chiostro conserva gli uomini della sua stagione agostiniana e accoglie quelli che prepararono la stagione missionaria, offrendo al visitatore una storia composta nel corso dei secoli e rimasta leggibile nelle sue diverse appartenenze. Le grandi lunette raccontano gli avvenimenti; questi tre medaglioni ricordano alcuni dei volti attraverso i quali quegli avvenimenti poterono maturare. È un ultimo dettaglio del ciclo del Bicentenario, e insieme una soglia naturale verso la conclusione del racconto: sulle pareti di San Felice, l’antica memoria monastica e la storia dei Missionari del Preziosissimo Sangue continuano ormai a guardarsi.

Due cicli, una sola storia che continua

Le pareti del chiostro tengono così insieme due epoche lontanissime. Nel ciclo antico il corpo di Felice viene martirizzato, custodito, trasportato e deposto sul colle; attorno alla sua tomba cresce un luogo di preghiera e il popolo continua a cercarvi consolazione. Nel ciclo di Stefano Ciani quella stessa casa accoglie Gaspare e i primi compagni, attraversa le fatiche delle origini, vede partire Bonanni, riceve Merlini e finisce per aprire lo sguardo verso la Chiesa universale e verso i continenti.

Il Bicentenario del 2015 ha affidato alle immagini proprio questa continuità. San Felice non custodisce soltanto ciò che è accaduto qui; custodisce anche ciò che da qui è partito. La tomba di un martire aveva generato un luogo, quel luogo è diventato Casa Madre e la Casa Madre ha generato missione. Duecento anni dopo l’ingresso dei primi quattro uomini, il chiostro poteva finalmente raccontare sulle proprie pareti anche questa seconda storia.


Per conoscere e approfondire

Michele Colagiovanni, studi dedicati a san Gaspare del Bufalo, mons. Gaetano Bonanni e al beato Giovanni Merlini; documentazione storica dei Missionari del Preziosissimo Sangue sulle origini dell’Istituto e sulla Casa di San Felice.

Per il ciclo più antico del chiostro: San Felice nel chiostro. Teologia di un racconto dipinto.