don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

Oggi
Calendario liturgico

Il Gruppo USC di Giano dell’Umbria


Membri dell’Unione Sanguis Christi durante un momento di preghiera, con una componente del gruppo locale di Giano dell’Umbria in primo piano

Ci sono luoghi accanto ai quali possiamo passare per anni senza sapere veramente che cosa custodiscano per noi. Li conosciamo, fanno parte del paesaggio della nostra vita, forse li abbiamo visitati molte volte, eppure arriva un giorno nel quale quello stesso luogo sembra aprirsi in modo diverso, perché vi incontriamo una parola, una persona o un’esperienza capace di raggiungerci là dove siamo.

Per alcune persone del nostro territorio è accaduto qualcosa di simile con l’Abbazia di San Felice.

Da secoli la sua chiesa domina questa parte dell’Umbria e dal 1815 queste mura custodiscono la presenza dei Missionari del Preziosissimo Sangue. Molti abitanti di Giano sono cresciuti vedendola, partecipando alle celebrazioni o semplicemente riconoscendola come una presenza familiare. Negli ultimi anni, per alcune donne e alcuni uomini, San Felice è diventata qualcosa di più: il luogo nel quale hanno incontrato una strada spirituale e hanno cominciato a percorrerla insieme.

È dentro questa storia che è cresciuto il Gruppo dell’Unione Sanguis Christi di Giano dell’Umbria.

Tutto comincia da un incontro

Le testimonianze di quanti oggi fanno parte del Consiglio Locale ci riportano con particolare insistenza al 2018. In quegli anni operavano a San Felice, tra gli altri, don Giacomo Manzo e don Ernesto Di Fiore, e attorno alla comunità missionaria erano nati diversi percorsi di evangelizzazione.

Tra questi ebbero un’importanza particolare le Dieci Parole e i Sette Segni. Erano cammini nei quali la Parola di Dio incontrava la storia concreta delle persone. Chi vi partecipava arrivava con la propria vita, con quanto aveva già ricevuto dalla fede e con le domande che ogni esistenza porta con sé. Poco alla volta alcuni cominciarono a frequentare più assiduamente la comunità missionaria e a conoscere la spiritualità che da oltre due secoli anima la Casa di San Felice.

Nelle testimonianze di chi ha vissuto quel tempo ritorna un particolare che mi sembra molto bello. Alcuni abitavano da sempre a poca distanza dall’Abbazia. Conoscevano San Felice, l’avevano davanti agli occhi, e attraverso l’incontro con i Missionari cominciarono a scoprirla quasi per la prima volta.

È qualcosa che accade anche nella fede. Possiamo avere il Vangelo molto vicino e aver bisogno di qualcuno che ci aiuti ad aprirlo dentro la nostra vita. Possiamo conoscere una chiesa da sempre e scoprire un giorno che proprio lì il Signore ci stava aspettando.

Così, attraverso persone concrete e un cammino condiviso, il Sangue di Cristo cominciò a essere conosciuto oltre la devozione con la quale molti erano già familiari. Dietro quel nome emergeva lentamente una spiritualità capace di dire quanto ogni persona sia preziosa agli occhi di Dio, perché redenta dal Sangue di Cristo, e quanto la vita cristiana sia chiamata a lasciarsi trasformare dall’amore ricevuto.

Per alcuni nacque così il desiderio di approfondire questa appartenenza e di entrare nel cammino dell’Unione Sanguis Christi.

San Felice diventa casa

Una comunità nasce veramente quando le persone cominciano a condividere qualcosa che sentono essenziale per la propria vita. A San Felice questo avvenne soprattutto attraverso la preghiera.

Per un lungo periodo il mercoledì divenne un appuntamento familiare: nella cripta dell’Abbazia il gruppo si ritrovava per l’adorazione e per pregare insieme.

Chi conosce quella cripta sa quanto sia raccolta. Si scendono pochi gradini e ci si trova nel cuore più antico della chiesa, accanto alle tombe dei Missionari che hanno abitato San Felice prima di noi. Lì riposano uomini che hanno consegnato la propria vita alla missione. In quello stesso luogo un gruppo di laici ha imparato, settimana dopo settimana, a stare davanti al Signore e a riconoscersi parte della medesima famiglia spirituale.

San Felice diventava così casa anche per loro.

Negli stessi anni l’Abbazia accoglieva esercizi spirituali e iniziative dell’USC che portavano a Giano persone provenienti da altre realtà. La documentazione della Provincia Italiana conserva memoria dei ritiri per famiglie dell’Unione Sanguis Christi e delle esperienze spirituali vissute nella Casa. Il piccolo gruppo locale cresceva quindi dentro un movimento molto più grande e cominciava a percepire che ciò che stava vivendo a Giano apparteneva a una storia che attraversava luoghi e generazioni diverse.

È uno degli aspetti più belli di un carisma ecclesiale: si riceve qualcosa dentro una storia particolare e, proprio attraverso quella storia, si scopre di appartenere a una famiglia molto più grande.

L’USC offriva a queste persone la possibilità di riconoscere nella spiritualità del Sangue di Cristo una strada da vivere nella propria condizione quotidiana. Ciascuno tornava alla propria casa e al proprio lavoro portando con sé ciò che aveva ricevuto. La spiritualità cominciava così a uscire naturalmente dalle mura dell’Abbazia e a entrare nei luoghi nei quali si svolge la vita reale.

Un gruppo che cresce

Con il passare degli anni la realtà di Giano ha assunto una fisionomia sempre più riconoscibile. Nel 2024 la rivista della famiglia del Preziosissimo Sangue poteva già presentare esplicitamente «il gruppo USC dell’Abbazia di San Felice a Giano dell’Umbria».

Dietro quella semplice espressione c’erano ormai anni di incontri e persone che avevano scelto di continuare il cammino. C’era soprattutto un legame con la comunità missionaria che aveva accompagnato la nascita di questa esperienza e continuava ad affidare ai laici la responsabilità di far maturare quanto avevano ricevuto.

Il 2026 ha aperto una fase nuova per tutta l’Unione Sanguis Christi italiana. Durante la IX Koinè del Preziosissimo Sangue è stato eletto il primo Consiglio Nazionale formato da laici e, nello stesso processo di crescita, anche diverse realtà territoriali hanno costituito i propri Consigli Locali.

Tra queste c’è Giano dell’Umbria. Il gruppo locale ha oggi un proprio Consiglio, nel quale Michele Gradassi svolge il servizio di Segretario insieme ai Consiglieri Simona Jovine, Michela Gasparrini, Lara Sabatini e Ugo Placidi.

La presenza di un Consiglio segna una maturazione del cammino. La spiritualità ricevuta chiede ora ai laici di assumere una responsabilità più piena nella vita dell’Unione, continuando a camminare nella comunione con i Missionari del Preziosissimo Sangue.

Per noi Missionari questo passaggio ha un significato particolare. Un carisma rimane vivo quando riesce a raggiungere la vita delle persone e diventa qualcosa che esse desiderano custodire e condividere. Vedere dei laici assumersi la responsabilità dell’USC significa riconoscere che il Sangue di Cristo continua a parlare alla Chiesa attraverso vocazioni differenti che si incontrano e imparano a camminare insieme.

Una spiritualità che chiede di raggiungere il territorio

Proprio mentre il gruppo raggiunge una maggiore consapevolezza della propria responsabilità, San Felice attraversa uno dei periodi più particolari della sua storia recente. I lavori di restauro hanno reso necessario chiudere l’Abbazia e trasferire temporaneamente la comunità missionaria nella piccola casa di Lutriano. Anche l’USC si trova così a vivere senza poter contare su quella cripta nella quale per anni si era ritrovata per l’adorazione e senza la familiarità quotidiana di una Casa diventata progressivamente luogo spirituale di riferimento.

Questo tempo può aiutare a comprendere ancora più profondamente ciò che è stato ricevuto. La spiritualità del Preziosissimo Sangue conduce alla contemplazione di Cristo che dona la propria vita perché l’uomo sia redento. Una preghiera alimentata da questo mistero porta dentro di sé una naturale apertura missionaria, perché il Sangue versato parla di un amore che raggiunge l’uomo e cerca chi attende ancora di essere raggiunto dal Vangelo.

Per questo anche la storia recente del gruppo di Giano mostra alcuni segni che meritano di essere ricordati. Nel 2025, durante il mese dedicato alla preghiera mariana, il Rosario uscì dal consueto luogo d’incontro e venne pregato in diversi centri del territorio, raggiungendo anche comunità situate fuori dai confini dell’attuale Pievania. Era un gesto semplice che lasciava intravedere una possibilità: portare fuori dalla Casa ciò che nella Casa era stato ricevuto.

Parlare di Gruppo USC di Giano dell’Umbria indica dunque il luogo attorno al quale questa esperienza si è formata e ha trovato una particolare casa spirituale. I suoi membri provengono anche da altre zone dell’Arcidiocesi di Spoleto-Norcia. Questa composizione più ampia è una ricchezza e permette alla spiritualità del Preziosissimo Sangue di entrare in comunità ecclesiali differenti, attraverso la vita stessa delle persone che ne fanno parte.

Anche nel cammino della Pievania di San Felice si è parlato esplicitamente dell’USC e della possibilità di sviluppare un rapporto più profondo con la vita pastorale del territorio. È emersa l’opportunità di incontrare i responsabili del gruppo per comprendere insieme quali forme possa assumere una presenza sempre più partecipe nella vita della Pievania.

È un cammino ancora da costruire e proprio per questo può essere fecondo. L’USC conserva la propria identità e il proprio legame con la più ampia famiglia del Preziosissimo Sangue; la Pievania offre un territorio concreto nel quale quella spiritualità può incontrare comunità e persone. Da questo incontro potranno maturare forme di presenza rispettose del cammino dell’Unione e delle comunità ecclesiali nelle quali i suoi membri già vivono.

Per noi Missionari questo passaggio tocca qualcosa di essenziale. San Gaspare contemplò il Sangue di Cristo come una sorgente capace di mettere in cammino. Da quella contemplazione nacque una passione missionaria che lo condusse sulle strade, nelle città e nei paesi, là dove sentiva più urgente il bisogno di annunciare la riconciliazione.

Un gruppo che vive della stessa spiritualità porta dentro di sé questa eredità. La preghiera rimane la sorgente alla quale tornare e dalla quale lasciarsi continuamente convertire; quanto viene ricevuto davanti al Signore cerca poi una strada attraverso la quale raggiungere la vita degli altri.

Una storia nella quale c’è ancora posto

È forse questo l’orizzonte più interessante che oggi si apre davanti al gruppo USC di Giano.

La sua storia è cominciata attraverso incontri molto concreti. Alcune persone sono entrate nei cammini proposti dai Missionari, hanno conosciuto più profondamente la spiritualità del Sangue di Cristo e hanno trovato in altri la stessa sete di fede. Da quegli incontri è cresciuta una comunità che oggi possiede una propria responsabilità e continua a cercare la forma che il Signore vorrà darle.

Oggi esiste un Consiglio Locale formato da laici. L’Abbazia che li ha accolti è temporaneamente chiusa, i membri del gruppo provengono da luoghi diversi della diocesi e la Pievania dentro la quale sorge San Felice sta cercando di comprendere come valorizzare questa presenza nella propria vita missionaria. Questo tempo invita il gruppo a interrogarsi sul modo in cui il dono ricevuto possa essere condiviso.

Chi arriva a questa pagina potrebbe conoscere già l’Unione Sanguis Christi oppure incontrarne il nome per la prima volta. Potrebbe vivere vicino a San Felice o appartenere a un’altra comunità della diocesi. Ciò che conta è la domanda dalla quale questa esperienza continua a ripartire: che cosa significa per la mia vita sapere di essere stato amato fino al Sangue?

L’USC nasce continuamente quando questa domanda entra nella vita di una persona e comincia a plasmarne il rapporto con Dio e con gli altri. Da lì possono maturare una preghiera condivisa, un ascolto più profondo della Parola e una disponibilità missionaria attraverso la quale ciò che abbiamo ricevuto diventa dono anche per altri.

È accaduto ad alcune persone che vivevano all’ombra di San Felice e che un giorno hanno cominciato a guardare quell’Abbazia con occhi diversi.

Può accadere ancora.


Per conoscere e approfondire

Unione Sanguis Christi – Consiglio Nazionale e Consigli Locali
Le presentazioni ufficiali del Consiglio Locale di Giano dell’Umbria e degli altri organismi USC.

Unione Sanguis Christi
Il sito ufficiale dell’USC in Italia.