don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

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Calendario liturgico
Che cos’è una Pievania – Pievania di San Felice

UNA CHIESA CHE IMPARA AD ABITARE INSIEME IL TERRITORIO

La Pievania di San Felice raccoglie comunità cristiane dalla storia antica, cresciute attorno alle proprie chiese e segnate da tradizioni che continuano a dare un volto ai nostri paesi. Bastardo e Giano dell’Umbria costituiscono le due precedenti realtà parrocchiali dalle quali è nata canonicamente la nuova Pievania; dentro questo territorio vivono anche Montecchio, Castagnola e gli altri centri minori, ciascuno con la propria memoria religiosa e con forme particolari di partecipazione alla vita ecclesiale.

Per comprendere che cosa sia una Pievania occorre andare oltre l’immagine di alcune parrocchie che si accordano per distribuire celebrazioni e attività. Il cammino avviato dall’Arcidiocesi di Spoleto-Norcia ha un significato più profondo. La Pievania è la forma nella quale comunità un tempo abituate a organizzare autonomamente la propria pastorale imparano a riconoscersi parte di una sola missione.

La Regola pastorale del 2019 la definiva già un «soggetto pastorale a servizio dell’evangelizzazione», radicato in un territorio culturalmente omogeneo e chiamato a una pastorale unitaria e organica. Il Direttorio del 2023 ha dato a questo percorso una forma canonica nuova: le precedenti parrocchie sono confluite in nuove parrocchie denominate Pievanie, istituite con decreto dell’Arcivescovo e operative dal 1° settembre 2023.

La scelta è maturata lungo diversi anni di ascolto e di discernimento nella Chiesa diocesana. Le trasformazioni sociali hanno modificato il rapporto delle persone con la fede; la mobilità ha reso più permeabili i confini dei paesi, mentre il numero dei sacerdoti si è progressivamente ridotto. Questi dati chiedevano una risposta capace di andare oltre la semplice conservazione di quanto esisteva. L’Arcivescovo Renato Boccardo ha indicato nella Pievania uno strumento missionario, pensato per offrire occasioni reali di incontro con Dio e per rendere più viva la fraternità tra le persone.

La finalità della Pievania supera la distribuzione del medesimo numero di Messe e la riproduzione in ogni centro di tutte le attività del passato. Essa aiuta ogni comunità a evangelizzare meglio, sostenuta dalle altre e inserita in un progetto condiviso. La Regola pastorale esprime questo criterio con una formula molto concreta: «non tutte le parrocchie devono essere uguali e non tutte le parrocchie devono fare tutto». Ogni comunità porta nel cammino comune ciò che ha ricevuto e accoglie i doni maturati altrove. Quanto vi è di buono nella storia dei singoli luoghi viene custodito e reso disponibile a tutti.

Questa comunione prende forma attraverso un progetto pastorale scritto e periodicamente verificato. In esso trovano posto la celebrazione e la preghiera, la formazione cristiana, l’accompagnamento delle famiglie e dei giovani. Vi appartengono anche la vicinanza agli anziani e ai malati, il servizio della carità e l’attenzione alla vita sociale del territorio. Il progetto stabilisce quali iniziative sia opportuno vivere insieme e quali continuino a essere curate nelle singole comunità. Anche gli orari e i luoghi delle celebrazioni vengono pensati alla luce della missione complessiva, avendo cura delle persone e della qualità della vita liturgica.

La Pievania possiede una struttura precisa. L’Arcivescovo affida a un presbitero il ministero di Pievano, quale riferimento unitario. Accanto a lui operano gli altri sacerdoti e gli eventuali diaconi. La conduzione pastorale è condivisa con l’Équipe pastorale, nella quale alcuni fedeli laici ricevono un mandato stabile per servire l’intera Pievania. L’organismo per gli Affari Economici custodisce i beni e ne orienta l’amministrazione verso le finalità ecclesiali. I Centri eucaristici esprimono visibilmente il raduno domenicale della comunità attorno al Signore risorto. Nei diversi paesi, alcuni referenti mantengono viva la presenza ecclesiale e aiutano ciascuna comunità a partecipare al cammino comune.

La Pievania di San Felice vive questo processo con la gradualità richiesta dalla realtà. È un cammino che domanda tempo e ascolto, sostenuti da una vera conversione pastorale. I documenti diocesani indicano una direzione e affidano alle comunità il compito di darle un volto concreto. La comunione cresce quando una celebrazione vissuta in un altro paese viene sentita come propria e una tradizione locale diventa dono per tutti. Sacerdoti e laici imparano così a discernere insieme ciò che serve davvero all’annuncio del Vangelo.

Il nome stesso richiama una forma antica della vita ecclesiale. La pieve era il luogo nel quale il popolo cristiano di un territorio si radunava attorno al fonte battesimale e all’Eucaristia. Riprendere oggi quella parola significa ritrovare la sorgente: una comunità nasce dal Signore, viene radunata dalla sua grazia e riceve da lui la missione di abitare il territorio come segno di comunione. San Felice, la cui abbazia custodisce una memoria spirituale profondamente legata a questi luoghi, offre alla nuova realtà un nome capace di unire storia e futuro.

Conoscere la Pievania aiuta a comprendere che il suo cammino riguarda ogni battezzato. La sua vita dipende dalla disponibilità con cui ciascuno offre il proprio dono e impara a considerare come propria anche la vita delle comunità vicine.

Per approfondire

Regola pastorale delle Pievanie, Arcidiocesi di Spoleto-Norcia, 24 giugno 2019.

Vino nuovo in otri nuovi. Direttorio per le Pievanie, Arcidiocesi di Spoleto-Norcia, 30 agosto 2023.

Sito ufficiale dell’Arcidiocesi di Spoleto-Norcia: https://www.spoletonorcia.it/pievania-di-s-felice/