
Un antico pellegrinaggio tra i Martani, la memoria del beato Leopoldo da Gaiche e una devozione che ha contribuito a costruire il Santuario
Il rapporto tra Massa Martana e la Madonna del Fosco appartiene a una storia che supera la semplice visita a un santuario vicino. La memoria locale conserva un pellegrinaggio comunitario compiuto lungo le strade dei Martani, con le immagini sacre portate in processione e una partecipazione capace di coinvolgere intere famiglie. Ancora oggi il cammino conserva una forza identitaria che lega la comunità al Santuario e alla devozione mariana ricevuta dalle generazioni precedenti.
La tradizione di Massa Martana lega l’origine del pellegrinaggio alla fine del Settecento e alla predicazione del beato Leopoldo da Gaiche. La memoria tramandata dalla comunità ricorda la missione del francescano e il pellegrinaggio penitenziale verso la Madonna del Fosco che ne seguì, collocando questo cammino mariano dentro una storia di fede che attraversa ormai più di due secoli.
Il pellegrinaggio al Fosco si svolge la prima domenica di maggio. Nella forma oggi praticata, Massa Martana raggiunge il Santuario ogni due anni, alternando questa meta con la chiesa dell’Ascensione sui monti di Massa. Il cammino coinvolge la comunità fin dalle prime ore del mattino e conserva il carattere di un vero pellegrinaggio popolare; nella cronaca del 2013 il percorso verso il Fosco era di circa quattordici chilometri ed era accompagnato dalle statue e dalle immagini sacre portate dai pellegrini.
Quando la devozione diventò legname e pietra
Le carte della fabbrica ottocentesca mostrano che questa devozione aveva anche una dimensione concreta. Tra i benefattori di Massa Martana compaiono Francesco Arensi, Pasquale Baglioni, Ferdinando Lauri, Giuseppe Laurenti, Gabriele Orsini e Luigi Venturella. Le offerte comprendevano quercia, castagno, pioppo e altro legname destinato alla costruzione della nuova chiesa. Negli elenchi dei sacerdoti benefattori compare inoltre don Francesco Vantini, parroco di Massa Martana.
Il legame riappare nel 1912. Quando il Santuario ebbe nuovamente bisogno di lavori, tra gli offerenti risultano ancora persone provenienti da Massa Martana. Il dato collega il pellegrinaggio alla partecipazione concreta alla vita del Fosco: chi percorreva la strada verso il Santuario contribuiva anche a costruirlo e, negli anni successivi, a conservarlo. Il Fosco apparteneva così alla geografia religiosa dei massetani e diventava una realtà della quale farsi carico.
Il pellegrinaggio biennale della prima domenica di maggio continua oggi questa lunga relazione tra il Santuario e Massa Martana. L’alternanza con l’Ascensione custodisce due cammini profondamente legati al territorio dei Martani, mentre il ritorno al Fosco rinnova una memoria che la comunità ha ricevuto e continua a trasmettere. Le statue portate lungo il percorso, la strada percorsa insieme e la celebrazione al Santuario danno ancora forma visibile a questa storia.
Fonti utilizzate per questa ricostruzione: elenchi ottocenteschi dei benefattori della fabbrica del Santuario; documentazione dei restauri del 1912; cronache ecclesiali e studi territoriali sul pellegrinaggio di Massa Martana al Fosco.