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I volti del chiostro


Abbazia di San Felice · Il chiostro

I volti del chiostro

Santi, beati e uomini illustri dalla memoria agostiniana alla tradizione del Preziosissimo Sangue

Chi percorre il chiostro dell’Abbazia di San Felice incontra, accanto alle scene dedicate alla vita e al martirio del santo titolare, una seconda narrazione, più silenziosa e affidata ai volti. Nei medaglioni dipinti sui peducci delle volte compaiono santi, beati, pontefici, vescovi, religiosi, teologi e personaggi che la tradizione agostiniana considerava parte della propria storia spirituale. Non siamo davanti a una semplice decorazione: mentre le lunette raccontano attraverso gli episodi, questi ritratti rendono visibile la famiglia religiosa che abitava San Felice e nella quale quei frati riconoscevano le proprie radici.

Fra Giuseppe Maria Franciosi e la memoria dell’opera

La tradizione locale attribuisce il ciclo pittorico all’agostiniano fra Giuseppe Maria Franciosi di Antrodoco, indicato nelle fonti antiche anche come «Antrodacqua», e colloca l’esecuzione intorno al 1691. L’attribuzione, accolta da una parte della bibliografia, è stata discussa dalla critica storico-artistica, che ha avanzato anche il nome di Liborio Coccetti. Nel chiostro è conservata una lapide dedicata a Franciosi, datata MDCCXV, 1715, recuperata a Costarpina e qui ricollocata; la targa moderna sovrastante lo ricorda come «autore delle lunette di questo chiostro». La lapide è dunque una testimonianza importante della memoria locale, anche se da sola non chiude la questione attributiva.

Una genealogia spirituale dipinta

Le iscrizioni vanno lette secondo la cultura religiosa che le produsse. Alcune chiamano «agostiniani» personaggi vissuti molti secoli prima della costituzione dell’Ordine degli Eremitani di Sant’Agostino. Il ciclo non è un moderno catalogo storico: restituisce la grande genealogia spirituale con la quale gli Agostiniani del Seicento ricostruivano la propria famiglia, comprendendovi figure legate alla Regola, all’antico monachesimo, alla tradizione eremitica o alla devozione dell’Ordine. Per questo le brevi schede che seguono distinguono, quando necessario, il dato storico dalla memoria agiografica conservata nei dipinti.

I medaglioni antichi

Li presentiamo seguendo l’ordine nel quale si incontrano nel chiostro.


1. Agostino d’Ancona, detto Agostino Trionfi

Il cartiglio lo presenta come «B. Agostino Trionfi Anconitano». Agostino d’Ancona, morto a Napoli nel 1328, fu uno dei maggiori teologi agostiniani del Medioevo e autore della Summa de ecclesiastica potestate, opera dedicata all’autorità della Chiesa e ai rapporti fra potere spirituale e temporale. Il cognome Trionfo o Trionfi si consolidò nella tradizione successiva; anche il titolo di beato appartiene alla memoria agostiniana trasmessa dalle fonti dell’Ordine. Il medaglione testimonia quindi la fama goduta dal teologo anconitano nella cultura religiosa che ha generato il ciclo.


2. Sant’Antonino martire, «re di Appamia»

L’iscrizione, oggi mutila, conserva il nome di sant’Antonino martire e una dignità regale. L’identificazione più convincente conduce ad Antonino di Apamea, giovane martire della Siria al quale tradizioni agiografiche occidentali attribuirono in seguito origini regali. La stessa definizione di «re di Appamia» ricorre in altri ambienti iconografici agostiniani. La corona e la palma del martirio rendono leggibile il programma del dipinto anche dove le lettere sono ormai consumate: il chiostro non offre soltanto ritratti, ma la forma visiva assunta dalla memoria religiosa del Seicento.


3. San Gelasio I, papa

Il cartiglio legge «S. Gelasio I Papa Africano Agostiniano». Gelasio guidò la Chiesa dal 492 al 496 e fu una delle personalità più significative del papato tardoantico, impegnato nella difesa della fede e nella definizione dei rapporti tra autorità spirituale e potere imperiale. La qualifica di «agostiniano» non va intesa come appartenenza all’Ordine medievale, nato molti secoli dopo. Essa appartiene alla genealogia spirituale con cui gli Agostiniani del Seicento riconducevano alla propria tradizione figure dell’antico monachesimo e della Chiesa latina.


4. San Agatone, papa

Agatone, siciliano, fu pontefice dal 678 al 681 e svolse un ruolo importante nella controversia monotelita, preparando attraverso i suoi legati la partecipazione romana al VI Concilio ecumenico di Costantinopoli. Il medaglione lo chiama «monaco agostiniano»: anche qui incontriamo il linguaggio genealogico proprio dell’epoca, attraverso il quale l’Ordine ampliava la propria memoria fino a comprendere antiche figure monastiche considerate vicine alla Regola e alla spiritualità di sant’Agostino.


5. San Sigisberto martire, «re d’Ibernia»

Il cartiglio sembra leggere «S. Sigisberto M. Re d’Ibernia». Tra i personaggi del ciclo questo rimane uno dei più difficili da ricondurre con certezza a una biografia storica. Le raccolte agiografiche e la tradizione agostiniana conoscono diverse figure chiamate Sigisberto, insieme a narrazioni leggendarie collegate alla memoria di sant’Agostino, senza che tutti gli elementi del medaglione coincidano in modo definitivo. Per rispetto dell’opera conserviamo dunque la denominazione dell’iscrizione, lasciando aperta l’identificazione precisa.


6. Egidio Romano

Il medaglione lo chiama «B. Egidio Colonna Romano». Egidio Romano, morto nel 1316, fu filosofo e teologo, maestro a Parigi, superiore generale dell’Ordine degli Eremitani di Sant’Agostino e infine arcivescovo di Bourges. La tradizione lo volle appartenente alla famiglia Colonna, dato che la ricerca storica moderna considera incerto. La sua presenza nel chiostro ricorda quanto lo studio e l’elaborazione teologica fossero sentiti come parte della missione dell’Ordine e della sua stessa memoria spirituale.


7. Santa Radegonda, regina

Dell’iscrizione rimane leggibile la parte finale del nome, «…gonda Regina di Francia», che conduce con grande probabilità a santa Radegonda. Figlia del re di Turingia Bertario e moglie del re franco Clotario I, Radegonda lasciò la corte, si consacrò alla vita religiosa e fondò a Poitiers un monastero che divenne un importante centro spirituale. Anche la sua presenza riflette la grande genealogia monastica nella quale gli Agostiniani dell’età moderna collocavano figure anteriori alla nascita giuridica dell’Ordine.


8. Alessandro Oliva da Sassoferrato

Nato nel 1407, Alessandro Oliva entrò giovanissimo tra gli Agostiniani, si formò negli studi dell’Ordine, insegnò teologia e ricoprì numerosi incarichi di governo. Nel 1459 fu eletto priore generale e l’anno successivo Pio II lo creò cardinale. Morì nel 1463 e fu sepolto nella basilica romana di Sant’Agostino. Il medaglione conserva così la memoria di uno dei più illustri agostiniani marchigiani del Quattrocento, nel quale la vita religiosa, lo studio e il servizio ecclesiale si incontrarono in una vicenda di grande rilievo.


9. Limbania vergine

Il cartiglio identifica chiaramente «Limbania Vergine». Secondo la tradizione, Limbania proveniva da Cipro e visse a Genova presso il monastero di San Tommaso. La ricerca storica ha mostrato che quel monastero era benedettino al tempo al quale la santa viene riferita e passò alle Agostiniane soltanto nel 1509; furono queste ultime a collegare Limbania alla propria famiglia religiosa. È uno dei casi più eloquenti per comprendere il nostro ciclo, che documenta la memoria agostiniana del Seicento insieme alle convinzioni agiografiche allora diffuse.


10. Il cardinale senza nome: probabile Gregorio Petrocchini

L’iscrizione è scomparsa. Rimangono il volto di un religioso anziano, l’abito e le insegne cardinalizie, con una lunghissima barba bianca. Questi elementi rendono plausibile l’identificazione con Gregorio Petrocchini, agostiniano marchigiano, priore generale dell’Ordine e cardinale dal 1589, morto nel 1612. Le fonti contemporanee ricordano proprio l’eccezionale lunghezza della sua barba, tanto caratteristica da divenire oggetto di battute negli ambienti curiali. L’attribuzione resta proposta e non certezza: la perdita del nome impone di distinguere l’indizio iconografico dalla prova documentaria.


11. Egidio da Viterbo

Nato nel 1469, Egidio Antonini da Viterbo entrò nell’Ordine agostiniano e ne divenne priore generale nel 1507. Il 2 maggio 1512 pronunciò il celebre discorso inaugurale del V Concilio Lateranense, richiamando con forza la necessità della riforma ecclesiale; Leone X lo creò cardinale nel 1517. Uomo di vastissima cultura, fu teologo, umanista, predicatore e protagonista della vita della Chiesa del suo tempo. Nel chiostro rappresenta uno dei vertici della tradizione intellettuale e riformatrice dell’Ordine.


12. San Fulgenzio, vescovo di Ruspe

L’iscrizione identifica san Fulgenzio, vescovo di Ruspe in Africa. Vissuto fra il V e il VI secolo, Fulgenzio fu vescovo, monaco e teologo in un’Africa cristiana ancora profondamente segnata dall’eredità di sant’Agostino. La sua riflessione sulla grazia e sulla fede mostra quanto quella eredità fosse rimasta viva dopo la morte del vescovo di Ippona. La tradizione agostiniana lo collocò naturalmente nella propria genealogia spirituale, riconoscendo in lui una continuazione dell’antica scuola teologica africana.


13. Il santo del calice: probabile san Giovanni da San Facondo

Il nome è scomparso, mentre l’attributo iconografico è particolarmente eloquente: il giovane religioso agostiniano tiene in mano un calice eucaristico. L’identificazione più convincente conduce a san Giovanni da Sahagún, chiamato in Italia san Giovanni da San Facondo, sacerdote agostiniano celebre per la predicazione, l’opera di pacificazione e la devozione eucaristica. La proposta acquista ulteriore interesse nel contesto cronologico del ciclo, perché Giovanni fu canonizzato alla fine del Seicento. Anche qui conserviamo la qualifica di «probabile», finché una fonte antica del chiostro non restituisca il nome perduto.


14. Il santo vescovo senza nome: probabile san Simpliciano

L’iscrizione è completamente perduta. Il medaglione raffigura un anziano vescovo con mitra, pastorale e libro. La corrispondenza con l’iconografia di san Simpliciano, successore di sant’Ambrogio sulla cattedra di Milano e figura importante nel cammino di conversione di Agostino, offre al momento la pista più significativa. Altre raffigurazioni storiche di Simpliciano mostrano infatti la lunga barba, la mitra, il libro e il pastorale. È la più prudenziale fra le nostre tre identificazioni ricostruite e deve restare dichiaratamente aperta a ulteriori confronti.


15. Beato Andrea da Fabriano

Il medaglione ricorda Andrea da Fabriano, figura oggi poco conosciuta e conservata soprattutto nelle antiche raccolte agostiniane. La tradizione dell’Ordine lo annovera tra i beati e colloca la sua morte nel 1389, tramandandone le virtù e i miracoli. La documentazione moderna è meno abbondante rispetto ad altri personaggi della serie; proprio per questo la presenza nel chiostro acquista valore storico, perché testimonia quali figure erano ancora vive nella memoria interna degli Agostiniani quando il programma decorativo fu concepito.


16. San Tommaso da Villanova

Agostiniano spagnolo, nato nel 1486, Tommaso da Villanova entrò nell’Ordine nel 1516 e divenne arcivescovo di Valencia nel 1544. La sua memoria è legata soprattutto alla carità verso i poveri, alla sobrietà personale e alla responsabilità pastorale. Morì nel 1555 e fu canonizzato nel 1658. Quando il chiostro di San Felice veniva decorato, la sua canonizzazione era dunque ancora relativamente recente: il medaglione introduceva nella galleria una santità vicina nel tempo, mostrando che la tradizione dell’Ordine non apparteneva soltanto a un passato remoto.


17. San Guglielmo, duca d’Aquitania

Il cartiglio presenta «S. Guglielmo, Duca d’Aquitania». La tradizione agiografica e iconografica agostiniana sovrappose progressivamente la figura dell’eremita Guglielmo di Malavalle a quella, in parte leggendaria, di un Guglielmo duca d’Aquitania. Corona, armatura e dignità ducale appartengono a questa elaborazione. Il medaglione va quindi letto con gli occhi dell’epoca che lo produsse: più che una moderna scheda biografica, conserva il modo in cui la famiglia agostiniana aveva costruito e trasmesso la memoria dei propri antichi modelli eremitici.


18. San Nicola da Tolentino

Nicola, morto a Tolentino nel 1305 e canonizzato nel 1446, divenne uno dei santi più rappresentativi dell’Ordine agostiniano. La fama della sua santità si diffuse già durante la vita e crebbe immediatamente dopo la morte. La tradizione lo ricorda per l’intensa vita di preghiera, la celebrazione eucaristica, la predicazione e la particolare intercessione per i defunti. In una galleria destinata a rendere visibile la santità della famiglia agostiniana la sua presenza era quasi necessaria, soprattutto in un’area dell’Italia centrale nella quale il suo culto ebbe profonda risonanza.


19. Beata Chiara da Montefalco

Chiara nacque a Montefalco nel 1268 e morì nel 1308. La comunità nella quale era entrata adottò la Regola di sant’Agostino e Chiara ne divenne superiora. La sua spiritualità fu profondamente segnata dalla contemplazione della Passione di Cristo. Il nostro medaglione la chiama beata, secondo la venerazione già diffusa al tempo del ciclo; la canonizzazione sarebbe giunta soltanto nel 1881. A San Felice la sua presenza possiede anche una particolare forza territoriale: Montefalco appartiene allo stesso paesaggio ecclesiale e umano nel quale sorge l’Abbazia.


20. Beata Rita da Cascia

Anche Rita è indicata correttamente come beata secondo la situazione del tempo in cui il medaglione fu dipinto. La religiosa agostiniana di Cascia, morta nel XV secolo, aveva già un culto fortemente radicato e riconosciuto nel Seicento; la canonizzazione sarebbe avvenuta nel 1900. Il volto di Rita chiude idealmente la parte antica del nostro percorso riportando ancora una volta il chiostro dentro l’Umbria: Cascia, Montefalco e San Felice appartengono a una geografia spirituale nella quale la memoria agostiniana ha lasciato tracce profonde.

Una storia che continua

La memoria del Preziosissimo Sangue

Con Rita termina la serie storica legata alla memoria agostiniana. La storia dell’Abbazia proseguì però oltre la presenza dei frati e San Felice divenne la casa nella quale una nuova esperienza missionaria trovò dimora. Per questo, rispettando il linguaggio figurativo degli antichi medaglioni senza confondere le epoche, al percorso sono stati aggiunti tre volti contemporanei: Gaetano Bonanni, Belisario Cristaldi e Francesco Albertini. Non riscrivono il Seicento; portano il racconto fino alla stagione che preparò e accompagnò la nascita dei Missionari del Preziosissimo Sangue.


21. Gaetano Bonanni

Con Gaetano Bonanni entriamo nella storia missionaria successiva dell’Abbazia. Nato a Roma nel 1766, fu tra i protagonisti dell’esperienza degli Operai Evangelici, avviata nel 1813, e guidò la prima comunità stabilita a San Felice nel 1814, preparando quel cammino che avrebbe condotto alla nascita della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue. Nel 1821 divenne vescovo della restaurata diocesi di Norcia, che governò fino al 1843. Morì nel 1848. Il suo medaglione lega la casa missionaria delle origini alla Chiesa di Norcia e alla memoria oggi nuovamente custodita a San Felice.


22. Il cardinale Belisario Cristaldi

Belisario Cristaldi, nato a Roma nel 1764, fu uomo della Curia, giurista, amministratore e uno dei più importanti sostenitori di san Gaspare del Bufalo. La sua azione fu decisiva per la nascente opera missionaria: sostenne Gaspare presso la Santa Sede, favorì l’insediamento dei Missionari a San Felice e li difese negli anni difficili nei quali l’Istituto rischiò di essere travolto dalle opposizioni. Creato cardinale da Leone XII, morì nel 1831. Nel nuovo medaglione il suo volto ricorda quanto la storia di una fondazione dipenda anche da chi seppe riconoscerne il valore e assumerne la protezione.


23. Francesco Albertini

Francesco Albertini, nato nel 1770 e morto nel 1819, fu il grande ispiratore della spiritualità del Preziosissimo Sangue che avrebbe segnato la vita di san Gaspare. Nel 1808 fondò presso San Nicola in Carcere a Roma la Pia Associazione in onore del Sangue di Cristo, dalla quale si sviluppò l’Arciconfraternita. Direttore spirituale di Gaspare, maturò l’idea di affiancare al movimento laicale un’opera di sacerdoti missionari dediti alla predicazione. Divenuto vescovo di Terracina, Sezze e Priverno, morì pochi anni dopo l’inizio della nuova esperienza missionaria.

I volti rimangono

Camminando lungo il chiostro, questi medaglioni compongono una storia più lunga di quella che ciascuno racconta singolarmente. Gli Agostiniani vi deposero la memoria della famiglia religiosa alla quale appartenevano, scegliendo figure che parlavano di santità, studio, predicazione e servizio alla Chiesa secondo la sensibilità del loro tempo. Secoli dopo, San Felice accolse un’altra famiglia missionaria e divenne per essa casa delle origini. Albertini, Cristaldi e Bonanni, collocati alla conclusione del percorso, non cancellano quella storia: la continuano nel luogo in cui essa è realmente continuata. Il chiostro conserva così le tracce delle comunità che lo hanno abitato e permette ancora oggi a chi attraversa le sue arcate di incontrarne i volti.

Nota sulle identificazioni. I medaglioni n. 10, 13 e 14 hanno perduto completamente l’iscrizione. Le attribuzioni a Gregorio Petrocchini, san Giovanni da San Facondo e san Simpliciano sono proposte sulla base degli attributi iconografici, della fisionomia e della logica del ciclo; restano pertanto aperte a ulteriori riscontri documentari.