don Mario Proietti, C.PP.S.

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Giovanni Merlini. «Missionario ben distinto nei meriti»


Quando Giovanni Merlini arriva a San Felice nell’autunno del 1830, la prima cosa che Gaspare gli mette davanti non è una cattedra e neppure un ufficio di governo. È una chiesa che ha sofferto. Il 28 settembre scrive che Merlini «presiede qui per poco alla fabrica della Chiesa di S. Felice di Giano, che aveva notabilmente patito» e aggiunge, con quella concretezza che spesso rende le sue lettere sorprendentemente vicine, che essendo «abile a tali cose» farà risparmiare al povero Istituto la spesa di un architetto.

Merlini entra così nella vita di San Felice passando da un cantiere. Prima di diventare una delle figure più importanti dell’Istituto, lo incontriamo alle prese con muri, lavori e spese. È già missionario, sacerdote capace di predicazione e accompagnamento spirituale, e Gaspare sa che può affidargli anche ciò che richiede senso pratico. La Casa Madre ha bisogno di uomini che sappiano pregare e insegnare; ha bisogno anche di qualcuno che capisca come rimettere in ordine una chiesa lesionata.

L’anno seguente il suo compito cambia. Nel giugno del 1831 Gaspare lo presenta come colui che a San Felice è «a capo dei studi» e lo definisce «Missionario ben distinto nei meriti». La Casa ospita ormai il Convitto ecclesiastico e accoglie sacerdoti che devono completare la propria preparazione al ministero. Merlini passa quindi dal cantiere della chiesa a un altro cantiere, più delicato: la formazione degli uomini.

Le lettere fanno vedere quanto quella formazione fosse intrecciata con la vita ordinaria. Arrivano convittori che devono essere sistemati, occorrono camere, tempi di studio, persone che li accompagnino e qualcuno che tenga insieme il ritmo della comunità. Merlini è dentro questo movimento mentre continua a predicare. Nell’agosto del 1831 Gaspare gli affida la direzione della Missione di Grutti: chi prepara altri al ministero continua personalmente a esporsi alla fatica della missione.

Nel maggio del 1832 arriva il passaggio decisivo. Gaspare stabilisce che Merlini torni a San Felice e scrive: «la carica che avrà è quella di Presidente, e Direttore delle Sante Missioni». Nella stessa lettera aggiunge che «Il Signor Pedini resta superiore ed Economo per ora». La Casa appare ormai nella sua maturità: a Merlini vengono affidate la Presidenza e la direzione missionaria, mentre Pedini continua a sostenere il governo quotidiano e l’economia.

È una distribuzione di responsabilità che racconta molto anche del rapporto tra Gaspare e Merlini. Il Fondatore vede in lui l’uomo capace di tenere lo sguardo sull’insieme, di formare i sacerdoti e di orientare la missione; per altri aspetti della vita della Casa si affida contemporaneamente a Pedini. San Felice cresce senza chiedere a una sola persona di essere tutto.

La figura di Merlini si compone così attraverso gesti molto diversi che, nella sua vita, sembrano appartenere alla stessa disponibilità. Un giorno segue una fabbrica, un altro accompagna gli studi, poi parte per una missione e infine riceve la Presidenza. Gaspare non vede contraddizione tra queste occupazioni: tutte servono perché la Casa possa formare uomini capaci di portare il Vangelo fuori dalle proprie mura.

Per questo l’espressione «Missionario ben distinto nei meriti» acquista a San Felice una consistenza particolare. Non è un elogio lasciato sospeso. Quei meriti si vedono in una chiesa da risanare, nei giovani sacerdoti da accompagnare e nella responsabilità di una Casa che deve continuare a essere missionaria proprio mentre diventa luogo di formazione.

Per entrare ancora più vicino nella San Felice di quegli anni si può leggere Un foglio sulla porta dell’antica sagrestia, dedicato agli Avvertimenti per il Prefetto di Chiesa. Un altro approfondimento segue il legame di Merlini con il territorio nella vicenda della Madonna del Fosco: Quattromila scudi e una chiesa da costruire.


Fonti principali

San Gaspare del Bufalo, Epistolario: lettere nn. 2085, 2121, 2122, 2124, 2129, 2148, 2197, 2337, 2376.