don Mario Proietti, C.PP.S.

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Calendario liturgico

Un foglio sulla porta dell’antica sagrestia


Avvertimenti per il Prefetto di Chiesa in San Felice, manoscritto conservato nell’antica sagrestia dell’Abbazia

Gli «Avvertimenti per il Prefetto di Chiesa» e la vita missionaria di San Felice nell’Ottocento

Sulla faccia interna di uno degli antichi sportelli della sagrestia dell’Abbazia di San Felice è ancora incollato un grande foglio manoscritto. Il tempo lo ha consumato e in alcuni punti la carta è caduta, lasciando apparire il legno sottostante. Altrove l’inchiostro conserva una sorprendente nitidezza. In alto, sopra una lunga serie di disposizioni numerate, si legge ancora perfettamente il titolo: «Avvertimenti per il Prefetto di Chiesa in S. Felice».

Il documento, attribuito a don Giovanni Merlini, non nacque per raccontare la storia della Casa. Aveva uno scopo molto concreto: indicare al religioso incaricato della chiesa come preparare le celebrazioni, ricevere le processioni, regolare il suono delle campane, disporre gli altari e custodire ciò che apparteneva al culto. Proprio questa concretezza gli conferisce oggi un valore singolare.

Fra quelle prescrizioni entra in scena la San Felice dell’Ottocento. La chiesa si riempie nuovamente di persone, le campane tornano idealmente a scandire le ore e le feste, la processione proveniente da Giano sale verso l’Abbazia, i missionari percorrono le strade delle Rogazioni e raggiungono i luoghi mariani della campagna. Compaiono i Fratelli di san Francesco Saverio, le Quarantore, le reliquie esposte alla venerazione e le grandi feste della Casa. Alla fine del foglio affiora anche una memoria particolarmente preziosa: il 15 agosto, anniversario dell’apertura della Casa di Missione, la comunità si recava processionalmente alla Madonna del Fosco.

Una chiesa che viveva giorno e notte

Le prime disposizioni conducono immediatamente dentro lo spazio sacro. Il testo prescrive che «giorno e notte» ardano le lampade davanti al Santissimo Sacramento e presso gli altari della Vergine, di san Felice e di san Francesco Saverio. Altre lampade vengono accese in determinati giorni presso sant’Anna e il Sacro Cuore di Gesù. Dietro indicazioni apparentemente minute si riconosce una chiesa nella quale il culto scandiva realmente il tempo. Ogni altare aveva una propria funzione, le feste possedevano segni visibili e il Prefetto di chiesa aveva il compito di mantenere questo ordine quotidiano.

«Il Prefetto di Chiesa preparerà tutto per tempo, e non permetta che si combinino le funzioni in Sagrestia, ma tutto sia predisposto secondo le Regole. Badi perché non si rompa il silenzio, e tutto ispiri raccoglimento. Sia cauto perché tutti gl’oggetti siano al proprio luogo, e ben custoditi».

È una descrizione concreta del compito affidato al Prefetto. Preparare la celebrazione significava predisporre per tempo quanto era necessario e custodire un clima nel quale il raccoglimento potesse essere reale. Anche la sagrestia partecipava alla dignità di ciò che sarebbe stato celebrato nella chiesa.

Quando Giano saliva a San Felice

Uno dei passaggi più significativi riguarda il rapporto dell’Abbazia con Giano. Nelle domeniche di Quaresima, il giorno di Pasqua, la domenica in Albis e nella festa di san Felice, gli Avvertimenti registrano una consuetudine precisa: «viene a S. Felice la Processione di Giano».

Il missionario deve uscire per riceverla con cotta, stola e aspersorio, dando l’acqua benedetta. Quando la processione riparte verso Giano, egli la accompagna nuovamente per un tratto, fino all’angolo della Casa del «Braccio nuovo». In quelle circostanze persino il catechismo deve essere più breve del consueto, proprio per lasciare spazio allo svolgimento della processione.

Poche righe fanno vedere ciò che una semplice cronologia della Casa difficilmente riuscirebbe a mostrare. San Felice viveva in rapporto continuo con il paese. La popolazione saliva all’Abbazia e i missionari le andavano incontro. Il confine materiale della Casa non coincideva con quello della sua vita pastorale.

Le Rogazioni lungo le strade del Fosco

Questa relazione diventa ancora più evidente nelle prescrizioni relative alle Rogazioni. Nel giorno di san Marco e nei giorni delle Rogazioni vengono organizzate processioni che attraversano il territorio. Il manoscritto nomina espressamente la Madonna del Pianto e più volte la strada che conduce alla Madonna del Fosco.

A fulgure et tempestate, libera nos Domine.
Ut fructus terrae dare et conservare digneris, Te rogamus audi nos.

La preghiera usciva dalla chiesa e raggiungeva i campi, le strade e i luoghi del lavoro quotidiano. Il documento consente così di ricostruire una vera geografia religiosa intorno all’Abbazia. San Felice, Giano, la Madonna del Pianto, le croci poste lungo i percorsi e la Madonna del Fosco appartenevano a una rete di luoghi uniti dalla preghiera del popolo. Le processioni percorrevano fisicamente quella geografia e la rendevano visibile.

Il suono di San Felice

Anche le campane parlavano. Gli Avvertimenti prescrivono modi differenti di suonarle secondo le celebrazioni. Le feste maggiori, le funzioni e le Quarantore possiedono i propri segnali. In uno dei passaggi rimasti leggibili viene stabilito che il venerdì, all’ora prescritta, si suonino trentatré tocchi con la campana grande, evidente memoria degli anni della vita terrena del Signore.

Le grandi feste dell’Abbazia

La chiesa veniva interamente parata per la festa del Preziosissimo Sangue, per l’Assunzione della Vergine, per san Francesco Saverio e per san Felice. In occasione della festa del santo titolare veniva preparato anche il «sotterraneo», cioè la chiesa inferiore. Grande attenzione era riservata alle reliquie, esposte secondo occasioni e modalità determinate.

«Tutti gl’Altari sono sempre accomodati con 6 Candellieri, considerandosi come Basilica la nostra Chiesa di S. Felice».

L’espressione documenta la considerazione nella quale era tenuta la chiesa e il decoro liturgico che si riteneva le fosse dovuto. Il testo dice «considerandosi come Basilica», formulazione che va custodita nella sua esatta forma storica senza attribuirle automaticamente un ulteriore significato giuridico.

I Fratelli di san Francesco Saverio

Gli Avvertimenti fanno emergere anche la presenza dei Fratelli di san Francesco Saverio. Essi partecipavano ad alcune celebrazioni, possedevano il grande crocifisso del coro e i lampioni, facevano la loro Ora nel giorno del Preziosissimo Sangue e durante le Quarantore. Una volta al mese si riuniva il loro Consiglio, dopo l’Oratorio domenicale.

La loro presenza compare anche nella cura pastorale degli infermi. Quando era necessario portare il Viatico a una persona dei dintorni, dopo essersi accordati con il parroco, la campana grande dava il segnale e i Fratelli accompagnavano il sacerdote con l’abito confraternale e le candele. Un’altra disposizione registra la sistemazione della catechesi: gli uomini in sagrestia e le donne nel sotterraneo. La Casa missionaria coinvolgeva così il laicato organizzato nella propria vita spirituale e apostolica.

Il Mese Mariano e una decisione di san Gaspare

Verso la fine del foglio accade qualcosa di particolarmente interessante. Una disposizione precedente relativa al Mese Mariano viene cancellata. Il testo originario consentiva di celebrarlo alla Madonna del Fosco, alla Madonna del Pianto oppure nella chiesa di San Felice. Accanto alla cancellatura una mano ha scritto: «Vedi in fine num. 38».

«Il Mese Mariano si farà sempre nella nostra Chiesa di S. Felice, nell’Altare di Maria SS.ma del Buon Consiglio nel sotterraneo. Così ha deciso il Rev.mo Sig. […] Can.co del Bufalo nella Visita fatta in Ottobre 1833».

Il riferimento a Gaspare del Bufalo e alla visita dell’ottobre 1833 è chiaramente leggibile. Una consuetudine precedente viene modificata; la vecchia disposizione viene cancellata e il nuovo ordine viene aggiunto in fondo al foglio. Il Mese Mariano dovrà essere celebrato stabilmente a San Felice, presso l’altare della Madonna del Buon Consiglio nella chiesa inferiore. Il foglio conserva così una traccia diretta della presenza e del governo di san Gaspare a San Felice.

Particolare degli Avvertimenti per il Prefetto di Chiesa con le disposizioni 38 e 39 sul Mese Mariano e sulla processione del 15 agosto alla Madonna del Fosco
Le disposizioni nn. 38 e 39: il Mese Mariano a San Felice e la processione del 15 agosto alla Madonna del Fosco, anniversario dell’apertura della Casa.

Il 15 agosto: l’anniversario della Casa

L’ultima disposizione possiede un valore ancora maggiore.

«Nel dì 15 Agosto giorno dell’Assunzione di Maria SS.ma, si farà la Processione portando l’Immagine di Maria SS.ma delle S. Missioni, e si andrà alla Madonna del Fosco. Detta Processione si fa solamente in questa Casa, come Anniversario dell’apertura della medesima».

Poche parole collegano direttamente la liturgia alla memoria delle origini di San Felice. Il 15 agosto era ricordato dalla comunità come anniversario dell’apertura della Casa di Missione. Il manoscritto ci permette di conoscere anche il modo in cui quell’anniversario veniva vissuto: i missionari prendevano l’immagine di Maria Santissima delle Sante Missioni, uscivano dall’Abbazia e si recavano processionalmente alla Madonna del Fosco.

Il testo prosegue spiegando che al Fosco aveva luogo la predicazione. Al ritorno nella chiesa di San Felice si celebravano l’esposizione e la benedizione con il Santissimo Sacramento, precedute dalle Litanie quando le circostanze lo consentivano. La memoria della nascita della Casa assumeva dunque la forma di un pellegrinaggio.

Questo particolare illumina in maniera nuova anche il rapporto storico fra San Felice e il Santuario della Madonna del Fosco. Il Fosco entra nel calendario proprio della comunità missionaria e viene associato alla memoria della sua stessa fondazione. Nel giorno in cui San Felice ricordava il proprio inizio, la comunità usciva dalla Casa. È difficile trovare un gesto più coerente con la sua vocazione missionaria.

Una porta che ha conservato la memoria

Quel grande foglio è ancora oggi dove qualcuno volle che fosse collocato: sulla porta dell’antica sagrestia. Non era destinato a essere esposto in una teca e nessuno lo aveva concepito come documento per gli storici del futuro. Doveva essere consultato dal Prefetto di chiesa quando occorreva sapere quali candele preparare, come accogliere una processione, quando suonare la campana o quale funzione celebrare.

Il tempo ne ha portato via alcune parti. Molto è rimasto. Attraverso quelle righe possiamo vedere il missionario che esce dalla chiesa per accogliere la processione proveniente da Giano; possiamo seguire le Rogazioni mentre percorrono le strade della campagna e riconoscere il cammino verso il Fosco. Ritroviamo i Fratelli di san Francesco Saverio accanto ai missionari e ascoltiamo idealmente i trentatré tocchi della campana grande nel venerdì. Nella chiesa inferiore incontriamo l’altare della Madonna del Buon Consiglio, scelto per il Mese Mariano secondo la disposizione registrata dopo la visita di Gaspare del Bufalo del 1833.

Poi arriva il 15 agosto. L’immagine di Maria Santissima delle Sante Missioni viene presa dal suo luogo, la processione lascia San Felice e si mette in cammino verso la Madonna del Fosco. È l’anniversario dell’apertura della Casa.

Quel foglio consunto, ancora attaccato al vecchio legno della sagrestia, ha conservato il ritmo di questa vita. E mentre molti documenti ufficiali ci dicono quando la Casa di San Felice nacque, gli Avvertimenti per il Prefetto di Chiesa ci permettono di vedere come quella Casa viveva.


Nota al documento

Gli Avvertimenti per il Prefetto di Chiesa in S. Felice sono conservati ancora oggi sullo sportello dell’antica sagrestia dell’Abbazia. Il foglio presenta numerose lacerazioni e perdite del supporto, particolarmente estese nella zona centrale. La parte principale comprende disposizioni numerate; i nn. 38 e 39 sono conservati nella porzione inferiore aggiunta al documento e mostrano caratteristiche grafiche che richiedono un ulteriore confronto paleografico. Nella trascrizione del manoscritto occorre perciò rispettare le lacune materiali e distinguere le letture certe da quelle ancora problematiche, senza integrazioni congetturali.