
Con Beniamino Romani San Felice entra in una stagione più silenziosa. Le lettere di Gaspare non ci consegnano su di lui le espressioni affettuose riservate ad Achille, né le correzioni spirituali che fanno sentire così vicina la figura di Pedini. Romani appare soprattutto dentro la vita della Casa, là dove occorre qualcuno che custodisca ciò che altri hanno costruito e permetta alla comunità di continuare il proprio cammino senza smarrire ordine e continuità.
Nell’estate del 1834 si conclude il nuovo periodo di economato di Giovanni Battista Pedini e San Felice entra in un altro avvicendamento. Nell’autunno Gaspare parla già del «Superiore della Casa di Giano»; nel luglio del 1835 incontriamo Beniamino Romani con due responsabilità raccolte nella stessa persona: «Superiore ed Economo di S. Felice di Giano».
Le due responsabilità tornano così a raccogliersi nella stessa persona. Romani deve guardare alla comunità e, insieme, a ciò che rende possibile la sua vita quotidiana. Il Convitto continua a richiedere attenzione, i Missionari partono e rientrano, libri ed effetti personali rimangono nella Casa, le spese devono essere seguite e gli ambienti mantenuti in condizioni adatte a una comunità che ormai possiede quasi vent’anni di storia.
Un episodio del 1835 restituisce bene questa dimensione. Tommaso Meloni cerca alcuni libri lasciati a San Felice da un confratello e Gaspare risponde semplicemente che ne parlerà a «Don Beniamino». Basta quel nome. Chi scrive e chi riceve la lettera sanno che Romani è l’uomo al quale rivolgersi per ciò che la Casa custodisce.
È una responsabilità che raramente produce pagine spettacolari. Una comunità, però, vive anche di questa fedeltà quasi nascosta: sapere dove sono le cose affidate, far sì che i conti non divorino le energie della missione, accogliere chi arriva e consegnare a chi verrà dopo una Casa ancora ordinata. Dopo gli anni nei quali San Felice aveva conosciuto numerosi cambiamenti di uomini e di compiti, la presenza di Romani porta il segno della custodia.
Nel marzo del 1836 comincia la Presidenza di Pietro Maria De Victoriis e la storia della Casa entra nuovamente in una fase diversa. Romani rimane nella memoria di San Felice attraverso un tratto sobrio, quasi corrispondente al servizio che gli fu affidato. Per lui è il titolo stesso a diventare un ritratto: Superiore ed Economo, l’uomo che per un tratto prese in mano insieme la comunità e la sua vita concreta.
Nella storia delle Case religiose esistono uomini che aprono strade e altri che attraversano tempi di prova lasciando parole memorabili. Esistono anche quelli grazie ai quali la porta continua semplicemente ad aprirsi ogni mattina e la vita può andare avanti. Beniamino Romani appartiene a questa memoria discreta di San Felice.
Fonti principali
San Gaspare del Bufalo, Epistolario: lettere nn. 2787, 2925.
Beniamino Conti, nota alla lettera n. 2925, vol. VII, p. 275; Libro dei Congressi della Casa di San Felice. La successione tra il 1834 e il 1836 è ricostruita attraverso questi riferimenti, mentre nel 1835 Romani è indicato nominalmente come Superiore ed Economo.