
Quando nell’estate del 1815 San Felice cominciò davvero a diventare una Casa di Missione, Gaetano Bonanni era già dentro quella storia da tempo. Aveva conosciuto Gaspare, aveva condiviso con lui il desiderio di una predicazione capace di raggiungere il popolo e portava con sé l’esperienza degli Operai Evangelici. Ora, però, tutto doveva prendere corpo: le stanze dell’antico convento, la chiesa, i sacerdoti che avrebbero dovuto abitarvi, il sostentamento quotidiano e quella vita comune che ancora nessuno aveva imparato a chiamare tradizione.
Il 18 febbraio Gaspare gli scrive che sarà proprio lui, terminata la Quaresima, ad andare a prendere possesso della Casa. Non gli sta affidando soltanto un edificio. Gli consegna il luogo nel quale una intuizione missionaria dovrà imparare a vivere giorno dopo giorno. A luglio i due parlano a lungo delle difficoltà che Bonanni avverte, delle questioni ecclesiastiche ancora da sistemare e degli obblighi che dovrà assumere. Gaspare riferisce a mons. Cristaldi che Bonanni è «dispostissimo ad eseguire quanto dal Vicario di Gesù Cristo verragli ingiunto». Dentro quella disponibilità passa una parte decisiva della nascita di San Felice.
Poi arriva agosto e le lettere cambiano tono. Il 13 Gaspare può finalmente scrivere: «il Padre Gaetano già predica». È una frase piccola, quasi domestica, eppure contiene un mondo. La Casa non è più un progetto discusso tra sacerdoti e cardinali; una voce risuona nella chiesa, il ministero è cominciato e il popolo può vedere che qualcuno è tornato ad abitare quelle mura per annunciare il Vangelo.
Bonanni diventa il punto al quale riferirsi anche per l’arrivo di nuovi sacerdoti. Il 24 agosto Gaspare scrive a don Luigi Gonnelli: «Se mai aveste qualcuno progettatelo a Bonanni, acciò sia di suo gradimento». In quelle settimane la comunità è ancora fragilissima; Gaspare ammette che non ci sono neppure i tre sacerdoti stabili richiesti. Ogni nuovo arrivo conta e insieme deve trovare posto dentro una forma di vita che sta appena nascendo.
La Casa chiede a Bonanni anche una pazienza molto concreta. Servono suppellettili, biancheria, arredi e tutto ciò che permette a un gruppo di uomini di pregare, mangiare, dormire e accogliere. Il primo Superiore di San Felice conosce così la missione nella sua parte meno celebrata: quella nella quale il Vangelo passa anche attraverso una stanza resa abitabile e una comunità messa nelle condizioni di rimanere.
Gaspare conosce il suo zelo e, proprio perché lo conosce, non gli risparmia domande esigenti. Nel settembre 1814, davanti a una resistenza di Bonanni verso una proposta missionaria, gli aveva chiesto: «Ha Ella però riflettuto bene ad una tal negativa? L’ha ben pesata nelle bilancie dell’orazione?». È il linguaggio di un’amicizia sacerdotale nella quale la stima permette anche la franchezza. Bonanni non viene semplicemente utilizzato per far funzionare un progetto; viene accompagnato nel discernimento di ciò che quella nuova opera domanda anche a lui.
Gli anni iniziali scorrono così tra la predicazione e l’organizzazione della comunità, mentre San Felice prende lentamente il volto che Gaspare aveva intravisto. All’inizio del 1819 la responsabilità passerà a Biagio Valentini e la Casa entrerà in una nuova stagione. Bonanni, però, resterà per sempre legato al primo gesto.
Quando nel 1824 Gaspare parlerà di lui come del «già primo Superiore di Giano», quelle parole porteranno con sé tutto ciò che era accaduto nell’estate del 1815: le difficoltà ancora aperte, la povertà delle origini e quella prima predicazione che aveva riempito di nuovo la chiesa. Nessuno avrebbe potuto sapere allora quanto lontano sarebbe arrivata l’Opera. Bonanni ebbe il compito di custodirne il primo passo, quando San Felice era ancora una possibilità affidata alla fedeltà di pochi uomini.
Per seguire l’intera vicenda di Bonanni, dagli Operai Evangelici all’episcopato di Norcia e al ritorno delle exuviae a San Felice nel 2026, si può proseguire nel percorso Gaetano Bonanni – Alle origini della Casa di Missione.
Fonti principali
San Gaspare del Bufalo, Epistolario: lettere nn. 3, 99, 103, 112, 118, 121, 196, 197, 917.
Beniamino Conti, apparati storico-critici e Cenni storici relativi alle origini dell’Istituto e alla Casa di San Felice.