don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

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Calendario liturgico

Dopo le parole, le scelte: la Chiesa italiana davanti al Consiglio Permanente

Dal futuro delle comunità cristiane alla vita dei sacerdoti, fino alla verifica delle strutture ecclesiali: il Consiglio Episcopale Permanente che si apre domani può aiutarci a comprendere come la Chiesa italiana intenda tradurre in scelte il cammino maturato negli ultimi anni.

Settembre è il tempo nel quale le nostre diocesi riprendono il cammino pastorale e le comunità tornano a interrogarsi sull’anno che comincia. Quest’anno il Consiglio Episcopale Permanente della CEI, che si riunirà a Roma da domani, lunedì 21 settembre, fino a mercoledì 23, cade in un momento particolarmente significativo. Il Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia ha consegnato il proprio Documento di sintesi e l’Assemblea Generale dello scorso maggio ha approvato per il prossimo quinquennio le Linee di orientamento Radicati e costruiti in Cristo. A conclusione di quella stessa Assemblea, Papa Leone XIV ha indicato ai vescovi italiani un criterio essenziale: «la priorità è il Vangelo».

Ora comincia una fase diversa. Gli orientamenti sono stati fissati e occorre comprendere come potranno entrare nella vita reale delle Chiese locali. Non dovremmo quindi attendere da questi tre giorni una riforma già confezionata. Sarà più utile osservare quali questioni vengono affrontate e quali processi iniziano a prendere forma, perché proprio da questi primi passaggi potremo comprendere la direzione che la Chiesa italiana intende assumere.

Il programma ufficiale offre già una indicazione importante. Accanto alla preparazione dell’incontro del clero italiano con Papa Leone XIV del prossimo dicembre, il Consiglio proseguirà la riflessione sull’«adeguatezza delle strutture» prevista da Radicati e costruiti in Cristo e dal Documento di sintesi Lievito di pace e di speranza. È una formula che può sembrare riservata agli addetti ai lavori. Nel documento approvato dai vescovi italiani racchiude una questione molto concreta: verificare se le strutture ecclesiali nate e cresciute in un contesto storico diverso aiutino ancora la Chiesa a vivere la propria missione.

Le Linee ricordano che molte forme della vita ecclesiale sono state pensate quando la fede veniva trasmessa con maggiore continuità e la partecipazione alle comunità cristiane era molto più diffusa. Oggi il contesto è profondamente cambiato. Per questo i vescovi chiedono di verificare ciò che realmente sostiene l’annuncio del Vangelo e ciò che rischia di assorbire energie necessarie alla missione.

Questa verifica procede su diversi livelli. Un primo livello riguarda la stessa organizzazione ecclesiale nazionale e regionale. Il documento invita a riesaminare il rapporto tra la Conferenza Episcopale Italiana e le Conferenze Episcopali Regionali e apre una riflessione sulle Commissioni episcopali, fino alla possibilità futura di una loro integrazione con membri non vescovi. Domani il Consiglio procederà all’elezione dei membri delle Commissioni Episcopali e del Consiglio per gli Affari Giuridici secondo l’assetto attualmente vigente. La riflessione su una possibile evoluzione di queste strutture appartiene a un cammino successivo, che proprio le Linee hanno ormai posto ufficialmente all’attenzione dell’episcopato italiano.

Un secondo livello riguarda le diocesi e le parrocchie, con particolare attenzione alla gestione delle strutture esistenti. Radicati e costruiti in Cristo riconosce che alcuni beni e strumenti sono necessari alla vita delle comunità e osserva nello stesso tempo come il loro eccesso, insieme alle energie richieste per mantenerli, possa sottrarre forze all’annuncio evangelico. È una questione ben conosciuta da molti sacerdoti, soprattutto quando il ministero pastorale finisce per essere appesantito da responsabilità amministrative crescenti.

A questa verifica si collega il ripensamento della presenza della Chiesa sul territorio, affrontato dalle Linee in un passaggio particolarmente significativo. Il documento parla di una «riconfigurazione coraggiosa della Chiesa sul territorio» e prende atto che le diocesi italiane hanno già sperimentato forme differenti di collaborazione tra parrocchie. Lo stesso termine «unità pastorale» indica oggi realtà anche molto diverse. Per questo viene proposta una visione della parrocchia come «comunità di comunità», che può assumere configurazioni differenti secondo le situazioni locali.

La domanda è molto più profonda della semplice distribuzione dei sacerdoti. Si tratta di capire come comunità diverse possano condividere una parte reale della vita pastorale conservando la propria storia e il proprio radicamento nel territorio. Le Linee suggeriscono, per esempio, che alcuni ambiti della pastorale possano essere organizzati a un livello più ampio della singola parrocchia, quando questo permette un servizio più efficace e una maggiore vitalità ecclesiale.

Dentro questo orizzonte si può leggere anche il cammino intrapreso nella nostra Arcidiocesi di Spoleto-Norcia con le pievanie. È una delle forme attraverso le quali comunità vicine imparano a condividere una parte sempre più reale della vita pastorale, delle responsabilità e delle iniziative, senza perdere il proprio volto e la propria storia. La questione decisiva non è creare una struttura nuova da affiancare a quelle già esistenti, quanto permettere alle comunità di sostenersi reciprocamente e di custodire una presenza ecclesiale viva sul territorio quando le condizioni nelle quali abbiamo operato per molti decenni stanno cambiando.

Le Linee spingono lo sguardo ancora più avanti. Nei prossimi anni prevedono la ricerca di criteri per valutare in quali casi possa essere opportuno riconsiderare l’attuale configurazione delle diocesi, a partire anzitutto dal lavoro delle Conferenze Episcopali Regionali e facendo tesoro dell’esperienza delle sedi già unite in persona Episcopi. Anche la configurazione territoriale delle diocesi entra così nell’orizzonte della verifica, con l’attenzione a custodirne la storia e a individuare forme capaci di sostenere una presenza missionaria reale.

Questo processo riguarda direttamente anche i sacerdoti. Tra i temi all’ordine del giorno figura la preparazione dell’incontro del clero italiano con Leone XIV, previsto per sabato 12 dicembre e preceduto dalla Veglia di preghiera dell’11. La CEI colloca questo appuntamento nel primo anniversario della Lettera apostolica Una fedeltà che genera futuro, con la quale il Papa ha ripreso l’insegnamento dei decreti conciliari Optatam totius e Presbyterorum Ordinis e ha invitato a interrogarsi sul futuro del ministero presbiterale.

Il collegamento con il ripensamento delle comunità è evidente. Le Linee di maggio prendono sul serio la diminuzione del numero dei presbiteri e chiedono che la corresponsabilità ecclesiale alleggerisca il sacerdote da compiti che non derivano propriamente dal ministero ordinato. Parlano di lavoro pastorale condiviso e di équipe al servizio delle comunità, riconoscendo che una simile impostazione può aiutare anche a superare forme di isolamento nella vita dei preti.

Affidare allo stesso sacerdote un numero crescente di parrocchie rappresenta soltanto un riassetto territoriale e rischia di trasferire il medesimo problema su uno spazio più vasto. La questione riguarda il modo in cui il presbitero può vivere il proprio ministero dentro comunità nelle quali la responsabilità dei battezzati diventi reale e ciascuno eserciti il servizio che gli appartiene.

Durante i lavori sarà presentato anche il programma dell’83ª Assemblea Generale straordinaria, prevista ad Assisi dal 23 al 26 novembre. Il Consiglio affronterà poi il cammino verso il XXVIII Congresso Eucaristico Nazionale, che si terrà a Orvieto dal 23 al 26 settembre 2027, definendone il tema e presentandone il programma. Anche attraverso questi appuntamenti potremo comprendere quali accenti accompagneranno il prossimo tratto del cammino della CEI.

L’apertura di domani pomeriggio sarà affidata al cardinale Matteo Zuppi. Tradizionalmente l’introduzione del Presidente colloca i lavori dentro il momento ecclesiale vissuto dalla Chiesa italiana e offre una prima chiave per comprenderne le priorità. Sarà quindi importante leggerla integralmente, lasciando che siano il testo e il successivo confronto dei vescovi a indicare il significato di questa sessione. Mercoledì pomeriggio, al termine dei lavori, il Segretario Generale mons. Giuseppe Baturi incontrerà i giornalisti: sarà quello il primo momento nel quale potremo verificare quali questioni siano effettivamente emerse nei tre giorni di confronto.

Una domanda può accompagnare questi giorni: che cosa significa, nella vita concreta della Chiesa italiana, riconoscere che «la priorità è il Vangelo»?

Leone XIV, parlando ai vescovi lo scorso maggio, ha ricordato la fatica nella trasmissione della fede e la difficoltà di coinvolgere le nuove generazioni. Ha invitato a guardare questa realtà con gli occhi del Signore, riconoscendo ancora una messe da raccogliere e un campo nel quale Dio continua a operare. Da questo sguardo dovrebbe nascere anche il ripensamento delle strutture. La loro ragione d’essere consiste nel servire la vita cristiana e nel rendere possibile l’annuncio di Cristo dentro il tempo che ci è dato.

Il Consiglio Permanente che si apre domani non è chiamato a consegnare tutte le risposte. Può iniziare a mostrarci come gli orientamenti maturati negli ultimi anni entreranno nella vita concreta delle Chiese. Radicati e costruiti in Cristo afferma che quanto vissuto nel Cammino sinodale deve essere «tradotto in scelte concrete». È precisamente questo il passaggio che ora merita di essere osservato: dopo il lungo tempo dell’ascolto e dei documenti, comincia il tempo in cui le parole dovranno prendere forma.

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