don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

Oggi
Calendario liturgico

Sette giorni con Te stesso!


Esercizi spirituali per un’anima semplice
Edizione esaurita

Copertina di Sette giorni con Te stesso!

Questo libro nacque da una richiesta delle Suore Oblate del Sacro Cuore del Piccolo Seminario di Foggia, che mi invitarono a predicare un corso di esercizi spirituali. Nel prepararlo tornai anche all’esperienza degli esercizi dei Cappellani Militari predicati da mons. Angelo Bagnasco, dai quali avevo ricevuto molto materiale di meditazione che successivamente rielaborai. Fin dalla premessa dichiaravo che non desideravo comporre un trattato di spiritualità: volevo offrire qualcosa alle persone che il ministero mi faceva incontrare e che portavano al sacerdote domande, sofferenze e desiderio di Dio.

La forma scelta fu per questo quella del dialogo con un’anima. Dietro quell’interlocutore ideale avevo presenti sacerdoti e consacrate, militari e loro familiari, madri conosciute nel dolore e gente semplice incontrata nel ministero. Il sottotitolo, Esercizi spirituali per un’anima semplice, esprimeva il desiderio di parlare senza la pretesa del teologo o del maestro di spiritualità, lasciando riconoscibile la tradizione ascetica nella quale ero stato formato e la Theologia Crucis propria anche della mia vocazione di Missionario del Preziosissimo Sangue.

Entrare nella città fortificata

L’immagine che introduce e accompagna l’intero itinerario è quella della città fortificata dell’anima. Gli esercizi chiedono di allontanarsi per qualche giorno dalla dispersione e di attraversare il proprio mondo interiore fino a raggiungere quella stanza segreta del cuore nella quale Dio abita l’anima. Il silenzio assume perciò una funzione essenziale: non soltanto quello esterno, quanto soprattutto il silenzio della mente e del cuore, necessario perché la persona possa riconoscere ciò che abitualmente rimane coperto dal rumore delle occupazioni e dall’agitazione dei pensieri.

La parabola delle dieci vergini di Mt 25,1-13 offre la trama evangelica lungo la quale si sviluppano i sette giorni. La vicenda delle giovani che escono con le lampade incontro allo sposo viene letta come immagine dell’anima chiamata all’incontro con Dio. Ogni giornata prende un momento della parabola e lo collega a un frutto spirituale, facendo avanzare il lettore verso l’incontro con lo Sposo.

Il primo giorno è affidato all’Amore e parte dalle cinque vergini sagge e dalle cinque stolte. Il tema è quello del discepolato e della sapienza cristiana. La distinzione evangelica non viene letta come separazione fra persone irreprensibili e persone prive di virtù, perché tutte le protagoniste appartengono al gruppo delle vergini. La differenza emerge nel modo con cui vivono l’attesa. Il cammino conduce così a verificare quale posto occupi realmente Cristo nella vita e se la sua sequela abbia raggiunto le relazioni concrete.

Il secondo giorno è dedicato alla Gioia e contempla l’olio che le vergini sagge hanno portato nei piccoli vasi. L’olio diventa immagine della preghiera e delle opere buone custodite nel cuore. La lampada può essere vista dagli altri, mentre l’olio rimane nascosto; anche la vita spirituale possiede una sorgente interiore dalla quale ciò che appare esteriormente riceve luce.

Il terzo giorno conduce alla Pazienza attraverso il ritardo dello Sposo e la lunga notte dell’attesa. Gli esercizi entrano dentro una delle esperienze più difficili della fede: il tempo nel quale Dio sembra tardare e le domande rimangono senza una risposta immediata. Il testo invita ad attraversarlo senza abbandonare la fiducia, fino a riconoscere nell’amore la capacità di attendere senza pretendere di ottenere tutto secondo il proprio tempo.

Il quarto giorno ha come frutto la Bontà e prende avvio dal sonno che raggiunge tutte le vergini. Sagge e stolte si addormentano, e questo permette al testo di entrare nella comune fragilità umana e nella meditazione sulla morte. La consapevolezza del limite è chiamata a trasformare il presente e il modo con cui si entra nella vita degli altri. La bontà viene distinta dal semplice compiacere: la benevolenza richiede gentilezza nel tratto e una fermezza capace di cercare realmente il bene dell’altro.

Il quinto giorno è quello della Fedeltà. Il grido che si leva a mezzanotte riporta alla necessità di essere pronti e conduce alla riflessione sull’appartenenza ecclesiale. La vita spirituale non viene pensata come avventura individuale. La fedeltà assume la forma evangelica del tralcio che rimane nella vite e chiede all’anima di verificare la propria permanenza in Cristo dentro il mutare delle stagioni personali ed ecclesiali.

Il sesto giorno propone la Mitezza mentre le vergini si destano e preparano le lampade. La meditazione torna esplicitamente alla morte, considerandola come incontro al quale la vita cristiana deve preparare. Nel libro compare una formulazione che conserva bene il senso del passaggio: «La morte giunge all’improvviso, ma non si deve improvvisare». La mitezza viene poi contemplata a partire da Cristo «mite e umile di cuore», come capacità di governare l’ira e di acquisire quella libertà interiore che permette di esercitare anche la fermezza senza esserne dominati.

Il settimo giorno giunge al Dominio di sé e alle parole che concludono la parabola: le vergini pronte entrano con lo Sposo alle nozze. Tutto il cammino viene raccolto nella prospettiva della Croce e della Comunione dei Santi. Il dominio di sé non viene proposto come autosufficienza o conquista psicologica; appartiene alla libertà necessaria perché la persona possa fare della propria vita un dono e attraversare anche ciò che costa senza perdere la direzione del proprio cammino.

Ritornare alla propria Galilea

Il cammino non si conclude lasciando l’anima dentro la città fortificata. Dopo essersi ritirata per sette giorni, la persona deve tornare alla propria vita. La conclusione utilizza l’immagine evangelica della Galilea, luogo nel quale Cristo precede nuovamente i discepoli. La quotidianità dalla quale gli esercizi avevano momentaneamente allontanato l’anima diventa il luogo nel quale verificare ciò che è stato compreso nel silenzio.

A distanza di anni riconosco certamente in queste pagine il linguaggio spirituale del tempo nel quale furono scritte e una forte impronta ascetica, che non sento il bisogno di cancellare perché appartiene alla loro identità. Vi riconosco soprattutto un movimento che continua a sembrarmi valido: l’interiorità cristiana non trattiene la persona dentro se stessa. La conduce verso il cuore perché lì possa incontrare Dio e da quell’incontro possa tornare alla vita con uno sguardo diverso.

Un’interiorità che riconduce agli altri

La consegna che conserverei di Sette giorni con Te stesso! è questa: il viaggio verso l’interiorità trova la propria verità quando riconduce alla vita concreta, perché la «città fortificata» non diventi un rifugio nel quale sottrarsi agli altri, quanto il luogo nel quale ritrovare Colui con il quale tornare ad amarli.


Sette giorni con Te stesso! Esercizi spirituali per un’anima semplice è oggi esaurito. Questa pagina non ne riproduce il testo e non intende sostituirlo; ne conserva l’architettura dei sette giorni e il cammino spirituale fondamentale.

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