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Gaetano Bonanni. Una vita consegnata


Mario Proietti, C.PP.S. · 2026

Copertina di Gaetano Bonanni. Una vita consegnata

La premessa di Una vita consegnata comincia là dove termina naturalmente il lavoro precedente: questo libro è nato durante la ripresa editoriale de Lo spirito sacerdotale rinnovato. Lavorando sulle meditazioni sacerdotali di Bonanni, dietro il testo cominciò infatti a diventare visibile l’uomo.

Il suo nome apparteneva a storie diverse che conoscevo separatamente. A San Felice era il primo superiore della Casa di Missione; nella storia dell’Istituto compariva alle origini degli Operai Evangelici; a Norcia era il Vescovo scelto da Pio VII per dare forma concreta alla diocesi ricostituita nel 1821. Fra queste stagioni esisteva una vita che meritava di essere ricomposta nella propria unità. La preparazione della ricognizione e della traslazione delle spoglie nel 2026 rese quella ricerca ancora più urgente.

Avevo inoltre davanti un lavoro precedente al quale dovevo molto. Don Michele Colagiovanni aveva dedicato anni alla ricerca su Bonanni e nel 2022 aveva raccolto il risultato di quell’indagine in una biografia molto ampia. Nella premessa di Una vita consegnata ho voluto riconoscere espressamente questo debito e precisare che il nuovo volume non nasceva per sostituire quel lavoro o offrirne una sintesi abbreviata.

La domanda era differente. Cercavo di comprendere se le diverse obbedienze attraversate da Bonanni mostrassero una continuità e se fosse possibile restituire l’uomo lasciando soprattutto ai fatti il compito di parlare. Per questo il libro evita, per quanto possibile, di attribuirgli sentimenti che i documenti non attestano. Le decisioni diventano il luogo nel quale cercare la sua interiorità.

Una vita che cambia forma senza perdere la propria direzione

Il libro segue Bonanni dalla nascita romana del 1766 fino alla morte a Norcia nel 1848, senza trattare le diverse fasi come capitoli indipendenti di esistenze quasi separate.

La prima continuità che emerge riguarda la formazione sacerdotale. Gaetano aveva potuto raggiungere l’Ordinazione del 18 dicembre 1790 grazie anche all’aiuto concreto di persone che gli permisero di superare gli ostacoli economici posti dalla modesta condizione familiare. Chi aveva conosciuto personalmente quanto una vocazione possa dipendere dall’aiuto ricevuto da altri avrebbe dedicato una parte considerevole del proprio ministero alla formazione dei sacerdoti e dei seminaristi.

Questa preoccupazione attraversa gli ambienti sacerdotali romani nei quali maturò l’Opera degli Operai Evangelici, fondata il 17 giugno 1813. L’adesione successiva di Gaspare del Bufalo e l’apertura di San Felice condussero quell’esperienza verso una forma nuova, destinata progressivamente a diventare la Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue.

Il libro non tenta di sostituire Bonanni a Gaspare e non ha bisogno di ridimensionare il ruolo del santo per restituire spazio al primo superiore. La documentazione permette di riconoscere responsabilità differenti dentro un processo nel quale più persone contribuirono a dare forma a ciò che stava nascendo.

La presa di possesso giuridica di San Felice era avvenuta il 5 luglio 1815; Bonanni raggiunse materialmente la Casa l’11 agosto con Adriano Giampedi e Vincenzo Tani, mentre Gaspare li aveva preceduti per preparare quanto era necessario. Il 15 agosto la prima Casa di Missione venne aperta pubblicamente e Bonanni ne fu il primo superiore.

Nel 1821 arrivò una nuova obbedienza. La nomina a vescovo di Norcia non rappresenta nel racconto un semplice avanzamento nella carriera ecclesiastica. Bonanni cercò di sottrarsi a quell’incarico e dovette infine lasciare una Casa e un’Opera nelle quali aveva investito una parte decisiva della propria vita. Il ministero episcopale gli chiese di portare altrove quanto aveva imparato.

Imparare a lasciare

È seguendo questi passaggi che il titolo del libro cominciò a spiegarsi. Bonanni partecipa alla nascita di un’Opera e deve accettare che essa trovi progressivamente in Gaspare una forma e una guida capaci di condurla oltre ciò che egli aveva inizialmente immaginato. Lascia San Felice per la diocesi di Norcia e, dopo oltre vent’anni di episcopato, deve infine lasciare anche il governo di quella Chiesa.

La malattia rende quest’ultima consegna particolarmente concreta. Negli ultimi anni l’infermità al piede limita sempre più i suoi movimenti e durante le visite pastorali diventa necessario ricorrere anche alla lettiga. Il Vescovo che aveva attraversato ripetutamente le montagne deve riconoscere che il corpo non gli consente più di servire la diocesi nella maniera che considera necessaria.

Quando presenta la rinuncia nel 1843, la documentazione mostra una condizione personale significativa: non dispone di rendite sufficienti per garantire autonomamente la propria vecchiaia e deve affidare alla Santa Sede anche la questione del proprio sostentamento. Non aveva soltanto rinunciato a un ufficio. Doveva accettare di essere aiutato.

Quando la memoria si separa

Dopo la morte del 17 agosto 1848, la storia di Bonanni continuò in luoghi differenti. Norcia conservava il Vescovo e le sue spoglie; l’Archivio dei Missionari custodiva i documenti relativi agli Operai Evangelici e a San Felice; le biblioteche conservavano le opere spirituali. Col passare delle generazioni diventò sempre più difficile riconoscere in quelle tracce lo stesso uomo.

«L’oblio non cancellò il nome; ne disperse la forma».

Bonanni non era completamente dimenticato. Compariva nella successione dei vescovi di Norcia e nella storia delle origini missionarie, mentre le sue opere continuavano a esistere nei cataloghi. Mancava più facilmente il collegamento tra queste diverse presenze.

Il ritorno del 2026

La biografia era stata pensata mentre si preparava la ricognizione dei resti mortali di Bonanni. Per questo la conclusione dovette rimanere aperta fino al 22 luglio 2026.

Quella mattina, a Norcia, venne aperta la cassetta nella quale erano stati trasferiti i resti dopo il terremoto del 2016. Le operazioni furono compiute alla presenza delle autorità ecclesiastiche dell’Archidiocesi e dell’Istituto e documentate attraverso il rogito e il verbale successivamente inseriti nell’appendice del volume.

Le ossa non aggiungevano una nuova informazione biografica e non erano chiamate a produrre alcun evento straordinario. Restituivano alla ricerca la materialità dell’uomo: lo stesso corpo che aveva percorso le strade di Roma e dell’Umbria, abitato San Felice e attraversato per oltre vent’anni la montagna nursina si trovava ora davanti a coloro che ne avevano ricostruito la storia.

Le ossa maggiori furono raccolte nella nuova cassetta destinata a Roma. Le exuviae, il terriccio e alcuni frammenti non separati rimasero nella precedente custodia, destinata all’Abbazia di San Felice. Nella tarda mattinata del 22 luglio entrambe le custodie entrarono a San Felice. Era la prima volta dal 1821 che ciò che rimaneva del corpo di Bonanni tornava nella Casa che egli aveva governato per sei anni.

La mattina seguente le spoglie destinate a Roma ripresero il viaggio, mentre la precedente custodia rimase a San Felice. La parte principale delle spoglie raggiungeva Santa Maria in Trivio; San Felice conservava una presenza materiale del suo primo superiore.

Il significato di una vita consegnata

Soltanto nell’epilogo il titolo riceve la sua spiegazione definitiva. Scrivevo che Bonanni «accolse ciò che ricevette senza trasformarlo in possesso e servì l’Opera senza pretendere di trattenerne il frutto». Anche il lungo periodo durante il quale la sua figura rimase meno visibile nella memoria dell’Istituto poteva essere riletto, senza bisogno di idealizzarlo, dentro la vicenda di un uomo che più volte aveva dovuto lasciare ad altri ciò che aveva servito.

Una vita consegnata non è stato scritto per stabilire una nuova graduatoria fra gli uomini delle origini. Gaspare rimane il santo nel quale il carisma missionario del Preziosissimo Sangue ha trovato il volto riconosciuto dalla Chiesa; Albertini conserva il proprio posto nella storia della devozione e nell’intuizione che precede l’Istituto; Bonanni può essere restituito alla sua parte senza che la memoria di uno debba diminuire quella degli altri.

Per comprendere Bonanni ero partito da un libro sacerdotale. Seguendo quel libro avevo incontrato il bambino sostenuto da altre persone per arrivare al sacerdozio, l’uomo che aveva contribuito a dare una casa agli Operai Evangelici e il Vescovo che, quando le forze vennero meno, seppe lasciare anche la diocesi che aveva servito per oltre vent’anni. Nel luglio del 2026 quella ricerca raggiunse le sue ossa.

«In monte Dominus videbit». Sul monte il Signore provvede.


Gaetano Bonanni. Una vita consegnata nasce durante la preparazione dell’edizione rivisitata de Lo spirito sacerdotale rinnovato. Il volume riconosce come base documentaria fondamentale la lunga ricerca di don Michele Colagiovanni. La parte finale documenta la ricognizione compiuta a Norcia il 22 luglio 2026, la sosta delle spoglie nell’Abbazia di San Felice e la successiva traslazione a Roma.

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