don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

Oggi
Calendario liturgico

200 anni di noi


Cronaca della Casa di Missione di Rimini · 1824-2024
2024 · Editrice Stilgraf · Volume documentario a circolazione limitata

Copertina di 200 anni di noi

Questo libro nacque da una richiesta della Comunità di Rimini in vista del bicentenario della fondazione della Casa di Missione. La Comunità desiderava un lavoro sulla propria storia e proposi di cambiare prospettiva: raccontare soprattutto gli uomini che avevano abitato la Casa.

Cominciai dai libri della Cronaca e mi trovai progressivamente davanti a duecento anni di vita comunitaria. Arrivi e partenze, decisioni dei Superiori, lavori e difficoltà economiche, missioni e celebrazioni, malattie e morti componevano un materiale vastissimo e spesso diseguale. Alcune stagioni erano raccontate con grande ricchezza; altre lasciavano quasi soltanto nomi e date.

Il progetto iniziale cominciò allora ad allargarsi, perché mi accorsi che una comunità religiosa non può essere realmente compresa isolandola dal tempo nel quale vive. Dietro ogni annotazione c’erano uomini che avevano conosciuto guerre e cambiamenti politici, pontificati e trasformazioni della Chiesa, calamità, crisi economiche e mutamenti sociali. Le quasi settecento pagine del volume sono nate da questa progressiva dilatazione dello sguardo.

Imparare il mestiere del cronista

Nella prefazione volli chiarire subito il metodo adottato. Non pretendevo di scrivere una ricerca storica nel senso accademico del termine e, proprio per questo, scelsi consapevolmente di assumere il ruolo del cronista, utilizzando frequentemente il presente storico per cercare di avvicinare il lettore agli avvenimenti e alle persone raccontate.

Mi accompagnò particolarmente un’annotazione lasciata il 12 marzo 1913 da don Ivo Bottazzi, che definiva un dovere della comunità tramandare ai posteri la memoria degli avvenimenti riguardanti la vita e l’opera dei suoi membri. Nel libro chiamai per questo i cronisti «custodi della memoria».

Un’influenza particolare ebbe su di me la Cronaca di don Angelo Totaro. Egli non registrava soltanto ciò che accadeva all’interno della comunità. Annotava il caldo e il freddo, la neve e la pioggia, seguiva la politica e gli avvenimenti del mondo, riportava guerre, terremoti e attentati, aggiungendo talvolta una propria breve riflessione. Leggendolo cominciai a chiedermi quali notizie potessero aver raggiunto anche gli altri confratelli e in quale mondo concreto avessero vissuto.

Centoventuno Missionari e ciò che il tempo lascia di loro

Nel corso dei due secoli risultavano aver abitato la Casa 121 Missionari; si erano succeduti 31 Superiori e 36 Rettori della chiesa di Santa Chiara. Di alcuni era possibile seguire a lungo la vicenda; di altri non rimaneva quasi nulla oltre al nome.

Questa esperienza mi colpì più di quanto avessi previsto. Una vita può essere stata interamente spesa nel ministero e lasciare nell’archivio pochissime righe. Un sacerdote può avere confessato per anni, predicato e condiviso la vita comunitaria; dopo alcune generazioni può accadere che nessuno sappia più raccontare chi fosse. La povertà della documentazione non dice nulla sulla fecondità della sua esistenza. Dice molto, invece, sulla fragilità della memoria.

Quando un libro cambia il modo di scrivere il presente

Terminando il volume mi accorsi che quella ricerca aveva modificato anche il mio modo di guardare alla Cronaca che oggi siamo chiamati a scrivere. Durante il lavoro mi ero trovato molte volte davanti a una pagina nella quale avrei desiderato trovare qualche riga in più. Il cronista aveva annotato un fatto senza spiegarne le circostanze oppure aveva semplicemente taciuto per mesi. Non c’era più nessuno al quale poter domandare ciò che mancava.

Quell’esperienza ha cambiato il mio modo di compilare oggi la Cronaca di Casa. Quando scrivo, non penso soltanto ai confratelli che vivono con me e conoscono già ciò che è accaduto. Penso sempre più spesso a un Missionario che potrebbe aprire quel registro tra cinquanta o cento anni, quando nessuno di noi sarà disponibile a completare il racconto.

Vorrei che trovasse abbastanza elementi per capire come vivevamo. Non possiamo stabilire anticipatamente quale particolare interesserà chi verrà dopo. Possiamo almeno evitare di lasciargli soltanto le date.

Una storia che cominciava prima dei Missionari

Durante alcuni lavori di pulitura della Casa era riemersa una lapide del 1738, appartenente alla precedente presenza delle Clarisse. L’iscrizione ricordava la costruzione del muro che delimitava il loro orto di clausura. Dopo aver trascorso quasi settecento pagine raccontando due secoli di presenza dei Missionari, quella pietra obbligava a ricordare che la storia del luogo non era cominciata con loro.

Scrivere per chi verrà

Di questo grande volume conserverei soprattutto il rapporto che quel lavoro mi ha fatto scoprire fra memoria e responsabilità. Leggendo le Cronache mi sono accorto di quanto dipendessi da persone che non potevano immaginare il mio arrivo e che, annotando un nome, una partenza, un inverno difficile o una decisione della comunità, stavano preparando senza saperlo la possibilità del mio racconto. Scrivendo oggi, so che potrebbe accadere la stessa cosa tra noi e qualcuno che ancora non conosciamo.

È probabilmente questa la ragione per cui, dopo 200 anni di noi, la Cronaca quotidiana non mi è più sembrata un obbligo comunitario da assolvere registrando gli avvenimenti principali. È diventata una delle forme attraverso cui una comunità accetta di non vivere soltanto per se stessa.


200 anni di noi. Cronaca della Casa di Missione di Rimini è stato pubblicato da Editrice Stilgraf nel 2024 e finito di stampare nel dicembre dello stesso anno.

← Torna a “Pagine di un ministero”