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Don Pietro Maria De Victoriis. «Un compagno di tanti doni» nel ricordo di San Gaspare del Bufalo


Tra i nomi custoditi nella cripta di San Felice, quello di don Pietro Maria De Victoriis acquista un rilievo particolare quando lo si incontra nelle lettere di san Gaspare del Bufalo. L’Epistolario del Fondatore permette infatti di seguirlo mentre è ancora nel pieno del ministero, chiamato alla predicazione, alla guida delle Case e a incarichi di fiducia. Da quelle pagine emerge il profilo di un sacerdote sul quale Gaspare sapeva di poter contare e al quale rimase legato da una stima profonda, fino a ricordarlo, dopo la morte, come «un Compagno di tanti doni».

Il sacerdote che Gaspare stimava

Nel febbraio del 1825, mentre si preparava a inviarlo a svolgere il ministero nell’arcidiocesi di Benevento, san Gaspare lo presentò al cardinale Giovan Battista Bussi con parole che restituiscono immediatamente la considerazione nella quale lo teneva: «Posso assicurarla essere Egli fornito di quelle doti necessarie al ministero, oltre la probità, e saviezza, di cui è premunito al bene delle Anime». Non si tratta del ricordo composto dopo la morte di un confratello. È il giudizio espresso mentre De Victoriis è ancora all’opera, affidato a una lettera nella quale il Fondatore garantisce personalmente sulla sua preparazione e sulla sua vita sacerdotale.

Le lettere degli anni successivi lo mostrano continuamente in movimento. Nel novembre del 1824 si trovava a Moscufo, in Abruzzo, e Gaspare desiderava che vi rimanesse abbastanza a lungo perché il lavoro missionario potesse mettere radici. Lo incontriamo poi nella predicazione degli Esercizi spirituali, nei quaresimali e nelle missioni popolari. Nel 1836, quando la sua salute era già diventata più fragile, predicò a Roma nella chiesa di San Nicola in Carcere durante il Mese del Divin Sangue. Dietro l’elenco delle località si intravede la fisionomia del missionario delle origini: un sacerdote disposto a partire, ad abitare per qualche tempo una terra e a rimettersi poi in cammino secondo le necessità dell’apostolato.

Gaspare gli affidò anche responsabilità che richiedevano equilibrio e conoscenza dell’Istituto. De Victoriis fu Presidente della Casa di Missione di San Felice, contribuì alla preparazione di memorie e documenti necessari alla vita della giovane Congregazione e svolse visite alle Case, come quella di Pennabilli. Aveva conosciuto da vicino anche mons. Francesco Albertini e ne scrisse una vita manoscritta, conservando così la memoria di colui che aveva accompagnato spiritualmente Gaspare negli anni decisivi della sua vocazione.

La corrispondenza lascia vedere anche un tratto più domestico della relazione tra il Fondatore e il suo confratello. De Victoriis era soggetto a malanni ricorrenti e Gaspare ne seguiva con attenzione la salute. Nel maggio del 1834, quando i medici gli prescrissero quaranta giorni di cura, il Fondatore comunicò con fermezza che il missionario sarebbe rimasto lontano dal ministero fino all’autunno. Quella premura ritorna nelle lettere successive e mostra quanto, dentro una Congregazione segnata da viaggi continui e da un apostolato spesso faticoso, la persona del missionario rimanesse oggetto di una concreta attenzione fraterna.

San Felice, l’ultima casa

Negli ultimi anni De Victoriis tornò a San Felice, una Casa che conosceva bene e che aveva anche guidato. Qui morì il 14 febbraio 1837. La notizia raggiunse san Gaspare mentre si stava preparando il suo avvicinamento dopo la Pasqua. Il 9 marzo scrisse a madre Lilia Maria di San Luigi: «Gran colpo è stata per me la perdita del buon de Victoriis nel mentre che si disponeva tutto per il suo avvicinamento dopo la Pasqua. Adorabili disposizioni di Dio!». Nella stessa lettera chiedeva preghiere perché il Signore concedesse all’Istituto «un altro valido Operario».

«Inesprimibile è stata la mia afflizione per la perdita di un Compagno di tanti doni; ma la volontà di Dio è il centro di pace, e di conforto».

San Gaspare del Bufalo, lettera a Luigia del Bufalo, 9 marzo 1837

Scrivendo nello stesso giorno a Luigia del Bufalo, Gaspare volle anche difendere la memoria del confratello da chi attribuiva la morte a un eccesso di fatiche apostoliche. Ricordò che dalla primavera del 1836 De Victoriis aveva quasi del tutto sospeso le missioni e aveva vissuto nella Casa di Missione, circondato dalle cure della comunità. In quelle righe il dolore personale si unisce alla responsabilità del Fondatore, deciso a custodire la verità sulla vita e sulla morte di uno dei suoi collaboratori più stimati.

Per San Felice questa testimonianza possiede un valore particolare. De Victoriis non è semplicemente uno dei nomi restituiti alla memoria durante la ricognizione del 2026. Fu Presidente della Casa, vi trascorse una parte importante della sua vita missionaria e vi concluse il proprio cammino terreno. Le sue spoglie riposano oggi accanto a quelle degli altri confratelli delle origini. Leggendo le lettere di Gaspare, quel nome torna ad avere un volto: quello di un sacerdote stimato per la sua probità e la sua sapienza, capace di predicare e di governare, accompagnato fino alla fine dall’affetto del Fondatore.

La cripta conserva dunque qualcosa di più di una sepoltura. Custodisce anche la memoria di una fraternità sacerdotale nata negli anni in cui l’Istituto stava prendendo forma. La frase di Gaspare rimane forse la sintesi più fedele di ciò che De Victoriis rappresentò per quella prima generazione: «un Compagno di tanti doni».

Il breve periodo nel quale De Victoriis fu Presidente di San Felice è ricostruito nel percorso sul governo della Casa: Pietro Maria De Victoriis. «Un compagno di tanti doni».


Per conoscere e approfondire

San Gaspare del Bufalo, Epistolario: lettera al cardinale Giovan Battista Bussi, 13 febbraio 1825; lettere a don Luigi Cocci, 4 e 6 novembre 1824; lettera a don Antonio Gammarelli, 9 maggio 1834; lettera a madre Teresa Cherubina, 19 maggio 1835; lettere a Luigia del Bufalo, fine maggio e 1 luglio 1836 e 9 marzo 1837; lettera a madre Lilia Maria di San Luigi, 9 marzo 1837.

Documentazione dell’Istituto: ricevuta autografa del 4 giugno 1836; lettera a mons. Nicola Mattei, 21 dicembre 1830; lettera a don Mattia Cardillo, fine ottobre 1835; vita manoscritta di mons. Francesco Albertini composta da don Pietro Maria De Victoriis.