
Il Protettore dell’Istituto nelle lettere di san Gaspare del Bufalo
Quando il 25 febbraio 1831 morì a Roma il cardinale Belisario Cristaldi, Gaspare del Bufalo perse molto più di un uomo autorevole che aveva favorito la sua opera. Poche settimane dopo cercava le parole per spiegare ciò che quella morte aveva significato e confessava di non riuscire quasi a trovarle: Cristaldi era stato «una delle persone di mia intima familiarità in Dio», un legame nato fin dalla prima età e dagli esordi del ministero.
Forse conviene partire proprio da qui per comprenderlo. Prima degli incarichi, dei rescritti pontifici, dei finanziamenti e delle udienze, ci fu un rapporto personale. Gaspare conosceva Cristaldi da molti anni e nella stagione decisiva che seguì alla restaurazione pontificia del 1814 trovò in lui uno degli uomini capaci di dare forma concreta a ciò che fino allora era rimasto desiderio, progetto e intuizione missionaria.
Un uomo della Curia accanto a Gaspare
Belisario Cristaldi nacque a Roma l’11 luglio 1764. Dopo gli studi al Collegio Romano si formò in diritto alla Sapienza e conseguì il dottorato in utroque iure. Attraversò gli anni difficili della Repubblica romana e dell’occupazione napoleonica, dedicandosi anche alle opere assistenziali. Tornato a Roma nel 1814, Pio VII lo nominò avvocato fiscale della Camera Apostolica e, nello stesso anno, Cristaldi entrò nello stato clericale. La sua carriera nella Curia lo avrebbe condotto al rettorato della Sapienza, all’ufficio di uditore del papa e, nel 1820, al Tesorierato generale. Leone XII lo creò cardinale in pectore nel 1826, pubblicandone la nomina nel 1828; fu ordinato sacerdote nel 1829.
Proprio nella primavera del 1814 cominciò il sodalizio con Gaspare del Bufalo. Le fonti biografiche lo ricordano come amico e protettore del missionario romano, e l’Epistolario permette di vedere quanto questo titolo sia stato concreto. Cristaldi non resta sullo sfondo della nascita dell’Istituto: compare nelle decisioni, nelle richieste, nelle difficoltà economiche, nelle aperture delle Case e nelle ore in cui l’Opera rischia di essere travolta dalle opposizioni.
Una casa per cominciare
San Felice permette di vedere Cristaldi all’opera quasi dall’inizio. Nei primi mesi del 1815 Gaspare comunica a Gaetano Bonanni che Cristaldi gli aveva partecipato la decisione ormai stabile riguardante l’Opera di Giano e che si stava impegnando per ottenere dalla Dataria un sussidio per affrontarne le prime necessità. La nascente comunità aveva bisogno di una casa, di mezzi per renderla abitabile e di una base economica che permettesse ai sacerdoti di vivere stabilmente al suo interno. Cristaldi lavorò perché tutto questo diventasse possibile.
«L’altro ieri Monsignor Cristaldi mi ha partecipato la decisione stabile per la nostra Opera di Giano […] Cristaldi è già impegnatissimo per farci avere un sussidio straordinario dalla Dataria per le prime spese dell’Opera».
Dieci anni dopo Gaspare non aveva dimenticato. Il 13 agosto 1825, alla vigilia dell’Assunta, scriveva a Cristaldi ricordandogli che si compiva il decennio dell’apertura della Casa di San Felice, «per frutto del di Lei zelo, e dell’ottimo Avvocato Paolucci». La memoria della Casa Madre conservava dunque il nome di chi aveva contribuito a renderne possibile l’inizio.
Il nome del Preziosissimo Sangue
Il legame di Cristaldi con l’Istituto raggiunge però un punto ancora più profondo nel marzo del 1815. Non riguarda più soltanto muri, sussidi o autorizzazioni. Riguarda il nome con il quale l’Opera avrebbe imparato a riconoscersi.
«Monsignor Cristaldi mi fa premura acciò sia la nostra Opera sotto il titolo del Preziosissimo Sangue di Gesù».
Gaspare riferisce a Bonanni anche la motivazione della proposta: gli Operai evangelici lavorano perché il Sangue di Cristo venga applicato alla salvezza delle anime, e l’Opera delle Missioni può quindi riconoscersi nella devozione al «Prezzo di nostra Redenzione». Il Fondatore accoglie quella intuizione e conclude che, facendosi suoi quei principi, l’Opera viene affidata ai meriti del Sangue di Gesù.
Cristaldi non è l’origine della spiritualità del Sangue di Cristo, che possiede una storia precedente e trova in Francesco Albertini una figura fondamentale. Il suo intervento mostra però qualcosa di decisivo: contribuì in maniera concreta a far sì che quella spiritualità diventasse anche il nome pubblico dell’Opera missionaria che stava prendendo forma.
«La pietra che Iddio ha dato per l’Opera»
Con il trascorrere degli anni il linguaggio di Gaspare diventa sempre più forte. Nel 1822 ricorda una frase ricevuta da Francesco Albertini: «Monsignor Cristaldi è la pietra che Iddio ha dato per l’Opera». E aggiunge subito: «ed ecco perché l’amo tanto in Gesù Cristo».
Nel 1827 Gaspare si rivolge direttamente a lui chiamandolo «pietra mistica, dirò così, del nostro Santo Istituto». In un’altra lettera afferma che l’Istituto possiede in Cristaldi, dopo Dio, «una pietra angolare». Non sono formule decorative. Descrivono la funzione che il Protettore aveva assunto nella vita concreta della Congregazione.
Gaspare possedeva lo zelo, la predicazione e una straordinaria capacità di mettere uomini in movimento. Cristaldi poteva entrare negli uffici nei quali si decidevano rescritti, finanziamenti e autorizzazioni. Nel 1820 Gaspare glielo dice con una semplicità quasi disarmante: lui aveva ricevuto da Dio «il faticare, l’attività, e il cuore per il bene delle Anime»; i beni temporali non li aveva ricevuti, mentre la Provvidenza aveva dato a Cristaldi possibilità e mezzi attraverso i quali sostenere l’Opera.
Quando proteggere significò soffrire
Essere Protettore non significò soltanto reperire denaro. Gli anni del pontificato di Leone XII furono particolarmente difficili per il giovane Istituto. Vennero messi in discussione il titolo del Preziosissimo Sangue, alcuni aspetti della sua organizzazione e la stessa continuità dell’Opera. Cristaldi si trovò coinvolto personalmente nella sua difesa.
Nel luglio 1825 Gaspare gli affidava la possibilità di far giungere direttamente al Papa una memoria in difesa del titolo del Divin Sangue. Nel marzo 1827 arrivò a congratularsi con lui per avere affrontato con «santa intrepidezza» il «calice dei patimenti» pur di «stabilire, reggere, e difendere» un Istituto destinato, nelle parole del Fondatore, a suscitare nel clero santità, distacco e vita apostolica.
«Io vado ad applicare la Messa per Lei a cui dopo Dio tutto dobbiamo».
San Gaspare del Bufalo a Belisario Cristaldi, 29 aprile 1826
Quella frase non nasce isolata. Nel 1820 Gaspare gli aveva già scritto: «io riconosco dopo il Signore tutto principalmente dalla di Lei carità». Nel 1825 aveva riassunto la situazione dell’Istituto con altrettanta chiarezza: «Noi siamo con la sola protezione di Dio, e dopo Dio con la Sua». Il titolo di Protettore, nelle lettere, assume così un significato molto concreto: Cristaldi è l’uomo al quale Gaspare ricorre perché l’Opera possa vivere, crescere e difendersi.
«Una delle persone di mia intima familiarità in Dio»
Cristaldi morì a Roma il 25 febbraio 1831. Gaspare dispose subito che nelle Case se ne celebrassero i suffragi, ricordandolo come «un tanto Benefattore». Poi, quando il primo dolore ebbe avuto il tempo di diventare parola, scrisse qualcosa di diverso. Non parlò del Tesoriere generale, del cardinale o dell’uomo che poteva entrare nelle stanze della Curia. Parlò dell’amico.
«Quanto sensibile siami stata la di Lui perdita non so abbastanza descriverlo con parole […] Era, posso dire, una delle persone di mia intima familiarità in Dio».
San Gaspare del Bufalo a don Carlo Gazola, 17 marzo 1831
Forse è qui che la figura di Belisario Cristaldi trova la sua misura più vera. La storia dell’Istituto lo ricorda come Protettore, e le lettere mostrano quanto quel titolo fosse concreto. San Felice, il nome del Preziosissimo Sangue, i sussidi ottenuti, le porte aperte a Roma e la difesa nei momenti più difficili portano anche la sua impronta. Gaspare, però, alla fine della vita di Cristaldi non ricordò anzitutto ciò che quell’uomo aveva potuto fare grazie ai suoi incarichi. Ricordò una familiarità vissuta «in Dio».
È forse proprio per questo che poté scrivere, senza retorica, che dopo Dio gli dovevano tanto.
Per conoscere e approfondire
San Gaspare del Bufalo, Epistolario, lettere nn. 103, 117, 354, 635, 1200, 1221, 1226, 1397, 1560, 1583, 2129, 2136.
Nicola Del Re, Il cardinale Belisario Cristaldi e il canonico A. Muccioli, Città del Vaticano, 1980.
Marina Caffiero, Cristaldi, Belisario, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 31, 1985.
Archivio Generale dei Missionari del Preziosissimo Sangue, carte e corrispondenza relative a Belisario Cristaldi e alle origini dell’Istituto.