
Un piccolo quadro ancora appeso nella sagrestia apre una finestra sulla presenza dei Passionisti a San Felice e sulle pratiche devozionali che precedettero la Casa di Missione.
Un documento rimasto al suo posto
Nella sagrestia dell’Abbazia di San Felice è ancora conservato un piccolo quadro sotto vetro. Non possiede l’aspetto di un documento d’archivio trasferito successivamente nell’ambiente: la sua forma è quella di una tabella destinata a essere letta e consultata sul posto. In alto reca la sigla «I. C. P.», quindi il titolo «Catalogo delle Indulgenze annesse a questa Chiesa di S. Felice Vesc. e Mart.». La stessa intestazione precisa che le indulgenze furono concesse da diversi Sommi Pontefici ai «Religiosi Passionisti».
La dicitura permette di collocare il quadretto dentro una stagione poco ricordata della storia di San Felice. Dopo la soppressione della precedente comunità agostiniana, all’inizio dell’Ottocento i Passionisti furono chiamati a officiare la chiesa. La documentazione studiata nella rivista dei Missionari del Preziosissimo Sangue Il Sangue della Redenzione ricorda il breve del 20 settembre 1803, con il quale furono destinati trecento scudi ai Passionisti perché si portassero a Giano per l’officiatura di San Felice. Essi abitarono il convento e vi prestarono servizio fino alle vicende della nuova invasione napoleonica; in seguito dichiararono di non poter riprendere stabilmente la Casa per la scarsità dei soggetti e per le condizioni poco adatte a un loro ritiro. Quando nel 1814 si tornò a parlare seriamente di San Felice come sede degli Operai Evangelici, Gaetano Bonanni ricordava che il luogo era stato già lasciato e formalmente rinunciato dai Padri Passionisti.
Il Catalogo appartiene con ogni probabilità a questo contesto. Il documento, preso da solo, non consente ancora di assegnargli un anno preciso; la prudenza impone quindi di conservarne la collocazione storica senza trasformarla in una datazione che il quadretto non reca.

Una chiesa segnata da privilegi e ricorrenze
Subito sotto il titolo una grande iscrizione dichiara: «L’Altar Maggiore Privilegiato quot.no perpetuo». Il quadro passa poi a elencare le indulgenze plenarie legate alle ricorrenze dell’anno liturgico. La successione delle feste restituisce qualcosa del volto spirituale assunto dalla chiesa in quella stagione: la Passione del Signore occupa un posto evidente, accanto alla Croce e all’Addolorata; vi compaiono l’Assunzione, san Michele Arcangelo, la Presentazione di Maria al Tempio, il Natale e naturalmente san Felice, indicato come Vescovo e Martire e titolare della chiesa.
Indulgenze Plenarie
Martedì di Sessagesima
Solenne Commemorazione della Passione
Venerdì di Passione
Festa della Madonna SS.ma Addolorata
3 Maggio – Invenzione della SS.ma Croce
15 Agosto – Assunzione di Maria SS.ma
14 7bre – Esaltazione della SS.ma Croce
Dom.ca III di Settembre – Festa della Vergine Addolorata
29 7bre – Dedicazione di S. Michele Arc.
30 8bre – S. Felice Vescovo e Martire, Titolare della Chiesa – ad Septennium
21 9bre – Presentazione di Maria SS.ma al Tempio
25 Xbre – Natale del Signore – ad Septennium
La parte destra registra le Indulgenze Parziali. Vi si legge: «Ogni prima Domenica del Mese – L’Indulgenza de’ Sette Altari»; segue il 7 agosto, «Festa della Dedicazione di questa Chiesa di S. Felice V. e M.», quindi la menzione delle «Indulgenze Consuete». Sono annotazioni brevi, nate per l’uso concreto di chi doveva sapere quando ricorressero i privilegi spirituali della chiesa.

Il Catalogo e gli Avvertimenti si incontrano
Il valore del quadretto cresce quando viene letto accanto agli Avvertimenti per il Prefetto di Chiesa in S. Felice, il grande foglio ottocentesco conservato su uno degli sportelli della stessa sagrestia. Nel n. 20 degli Avvertimenti si prescrive che, quando nella chiesa ricorre un’indulgenza plenaria tra quelle registrate nel catalogo conservato in sagrestia, la tabella dell’indulgenza venga collocata fuori della chiesa e ne sia dato annuncio dal pulpito. Il riferimento rende assai plausibile l’identificazione, o almeno la strettissima relazione, fra quel catalogo e il quadretto giunto fino a noi.
Il raccordo diventa ancora più concreto nel n. 25. Gli Avvertimenti stabiliscono che nelle prime domeniche del mese, terminata la funzione, il Prefetto con cotta e stola compia con il popolo la Visita dei Sette Altari. Sul quadretto passionista leggiamo precisamente: «Ogni prima Domenica del Mese – L’Indulgenza de’ Sette Altari». Una pratica registrata nella stagione passionista risulta dunque ancora riconoscibile nelle disposizioni della successiva Casa missionaria. Il documento permette di intravedere una continuità concreta della vita liturgica di San Felice attraverso il passaggio da una comunità religiosa all’altra.
Trascrizione dell’intestazione
I. C. P.
Catalogo
delle Indulgenze annesse a questa Chiesa di S. Felice
Vesc. e Mart. per concessione di vari Sommi Pontefici ad un
tutto de’ Religiosi Passionisti, da lucrarsi nelle infratte Solennità
L’Altar Maggiore Privilegiato quot.no perpetuo
La trascrizione conserva le abbreviazioni chiaramente visibili e la forma linguistica del documento. La formula «ad un tutto de’ Religiosi Passionisti» viene mantenuta così come appare sul quadretto. Anche la sigla iniziale «I. C. P.» è riportata senza scioglierla in questa sede, in attesa di un confronto documentario specifico con formulari e tavole passioniste coeve.
Una piccola tavola, una lunga continuità
Appeso ancora oggi alla parete della sagrestia, il Catalogo rende visibile un passaggio che la grande storia dell’Abbazia rischia facilmente di comprimere in poche date. San Felice non passò semplicemente dagli Agostiniani ai Missionari del Preziosissimo Sangue. Fra quelle due stagioni la chiesa conobbe anche la presenza dei Passionisti, e alcune pratiche da loro custodite continuarono a lasciare traccia nella vita della Casa successiva. Il piccolo quadro appartiene a questa memoria di continuità: ciò che era stato scritto per regolare indulgenze e ricorrenze rimase nella sagrestia, e decenni dopo gli Avvertimenti continuavano a parlare di un catalogo, delle prime domeniche del mese e della Visita dei Sette Altari.
Fonti per il contesto storico
Il Sangue della Redenzione, 2015, pp. 45-50, sezione «San Felice di Giano: sua origine e sviluppo», con riferimento alla documentazione della Sacra Congregazione della Riforma e alla Cronistoria della Casa di San Felice di Gaetano Bonanni.
Università Agraria di Montecchio, scheda storico-artistica dell’Abbazia di San Felice, per la successione delle comunità religiose nel complesso abbaziale.