don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

Oggi
Calendario liturgico

LA GIOIA CHE CRESCE NEL FUOCO

La purificazione e il desiderio della visione di Dio

La commemorazione di tutti i fedeli defunti ci conduce nel cuore dell’Ottavario. Oggi la Chiesa pronuncia i nomi di coloro che hanno lasciato questa vita e porta davanti all’altare anche quanti nessuno ricorda più. Ogni celebrazione eucaristica ci fa entrare nella Pasqua di Cristo, dove la morte è stata attraversata dal Figlio di Dio e privata del suo dominio definitivo.

Nella liturgia di questo giorno non ricordiamo genericamente coloro che ci hanno preceduto. Preghiamo per loro. Questo gesto esprime una verità profondamente cattolica: la comunione fondata in Cristo continua oltre la morte e permette alla carità della Chiesa pellegrina di soccorrere i fratelli che attendono la piena purificazione.

Dopo aver contemplato la conformità delle anime purganti alla volontà divina, santa Caterina da Genova ci introduce in un aspetto sorprendente della loro condizione. Nel Purgatorio esiste una gioia che cresce mentre la purificazione procede. La pena dell’attesa rimane reale e, nello stesso tempo, l’anima possiede la certezza di appartenere per sempre a Dio.

Santa Caterina scrive:

«Non credo che si possa trovare contentezza da comparare a quella di un’anima del Purgatorio, eccetto quella dei santi del Paradiso. E ogni giorno questa contentezza cresce, per l’influsso di Dio in esse anime, il quale va crescendo, siccome va consumando l’impedimento dell’influsso. La ruggine del peccato è l’impedimento, e il fuoco va consumando la ruggine; e così l’anima sempre più si va discoprendo al divino influsso».

La santa ricorre all’immagine della ruggine. Il ferro ricoperto dalla corrosione conserva la propria natura, mentre la sua luminosità rimane nascosta. Quando la ruggine viene rimossa, ciò che era oscurato torna a manifestarsi. L’anima creata da Dio e redenta da Cristo porta in sé una vocazione alla comunione con Lui. Il peccato ferisce questa capacità e lascia conseguenze che chiedono di essere guarite.

La purificazione non annulla la persona e non cancella la sua storia. La grazia conduce l’anima alla verità piena della propria creazione. Tutto ciò che in essa è nato dall’amore viene portato a compimento; quanto ancora deriva dall’egoismo perde gradualmente il proprio potere. L’anima diventa finalmente capace di ricevere senza ostacoli il dono di Dio.

Il linguaggio del fuoco esprime l’intensità di questa trasformazione. La Scrittura ricorre spesso al fuoco per indicare la santità divina che prova, purifica e rende manifesta la qualità delle opere. San Paolo scrive che l’opera di ciascuno sarà sottoposta alla prova e che alcuni saranno salvati «come attraverso il fuoco» (1Cor 3,15). La tradizione cristiana ha riconosciuto in questa immagine un riferimento alla purificazione che prepara l’uomo alla visione di Dio.

Non dobbiamo immaginare il fuoco purgatoriale secondo le sole caratteristiche del fuoco terreno. La Chiesa afferma la realtà della pena purificatrice e lascia spazio al mistero circa il modo nel quale essa viene vissuta. Santa Caterina contempla questa pena alla luce dell’amore: l’anima conosce ormai il Bene per il quale è stata creata e desidera raggiungerlo con tutta se stessa. Ogni residuo che ostacola l’unione viene avvertito con una sofferenza proporzionata alla forza del desiderio.

La gioia cresce perché l’impedimento diminuisce. L’anima si apre sempre più all’azione divina e sente avvicinarsi il compimento. La certezza della salvezza non abbrevia artificialmente il cammino della purificazione; dona all’attesa una speranza che sulla terra conosciamo soltanto in forma imperfetta.

Anche nella nostra vita possiamo intravedere qualcosa di questa dinamica. Quando riconosciamo con sincerità una colpa, il dolore si accompagna già alla liberazione. La confessione sacramentale permette alla luce di entrare proprio nel luogo che avevamo cercato di nascondere. La penitenza e le opere di misericordia diventano allora una collaborazione concreta con la grazia che ci risana.

Ogni conversione anticipa sulla terra l’opera della purificazione. Dio ci offre oggi la possibilità di lasciare ciò che ci impedisce di appartenergli pienamente. La correzione accolta con umiltà e il perdono domandato aprono spazi nuovi alla sua presenza. Anche la pazienza nelle prove può diventare offerta, quando viene unita liberamente alla Croce di Cristo.

Questa verità impedisce di considerare il Purgatorio come una comoda sistemazione futura delle nostre infedeltà presenti. Il tempo della vita è il tempo della scelta e del merito. Oggi possiamo amare Dio, riparare il male compiuto e crescere nella carità. Rimandare volontariamente la conversione significa esporsi al rischio di un cuore sempre meno capace di riconoscere la grazia.

Nel giorno dei defunti entriamo nei cimiteri portando con noi questa speranza. Le tombe custodiscono corpi che attendono la risurrezione. I nomi incisi sulla pietra appartengono a persone conosciute e amate da Dio. Alcune hanno accompagnato la nostra vita per molti anni; altre sono passate accanto a noi per un tempo breve. Per ciascuna chiediamo che l’opera della misericordia giunga al proprio compimento.

La preghiera di suffragio ci educa a desiderare il cielo anche per gli altri. Purifica il ricordo dall’angoscia del possesso e ci insegna a consegnare i defunti al Signore. Quanto abbiamo ricevuto da loro diventa rendimento di grazie; ciò che è rimasto ferito viene affidato alla riconciliazione che soltanto Dio può compiere pienamente.

Preghiera

Signore Gesù Cristo,
tu hai condiviso la nostra morte
e sei risorto nella gloria del Padre.
Accogli i fedeli defunti
per i quali oggi la Chiesa prega.
Purifica quanto ancora impedisce loro
di contemplare pienamente il tuo volto
e conduci a compimento
l’opera iniziata dalla tua grazia.
Ti affido in modo particolare
l’anima di (pronunciare il nome).
Ricorda il bene compiuto nella sua vita
e accogli ciò che soltanto tu conosci.
Per il mistero del tuo Sangue versato,
fa’ che la luce cresca
dove ancora rimane qualcosa da purificare
e che il desiderio di te
trovi compimento nella visione eterna.
Dona anche a me un cuore vigilante.
Insegnami a cercarti nel tempo presente
e a lasciarmi riconciliare con te,
perché la morte mi trovi
rivolto verso la tua misericordia.
Maria, Madre della speranza,
custodisci i nostri defunti
e accompagnaci nel cammino
verso la casa del Padre. Amen.

Per custodire la meditazione

Oggi fermati davanti alla tomba di una persona cara oppure raccogliti davanti al crocifisso. Ricorda un gesto di bene ricevuto da quel defunto e trasformalo in ringraziamento. Offri per lui una preghiera, una rinuncia concreta o un’opera di carità.

Ripeti lentamente:

«Signore, consuma ogni impedimento e conduci i nostri defunti nella tua luce».

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