don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

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LA REALTÀ RESTA PIÙ PREZIOSA DEL MITO

Ci sono voci che entrano nella vita quasi senza permesso e vi rimangono più di quanto ci si accorga. Per me quella di Ornella Vanoni è stata una di queste. Alcune sue canzoni hanno accompagnato stagioni della mia storia e si sono legate a ricordi che, ascoltandole ancora, tornavano a farsi presenti. La notizia della sua morte lascia perciò un piccolo vuoto anche in me, come accade quando scompare qualcuno che non abbiamo conosciuto personalmente e che pure, attraverso la propria arte, ha abitato qualche tratto della nostra vita. Non è idolatria. È riconoscenza per ciò che una voce può aver custodito dentro di noi, perfino nella vita di un sacerdote abituato a muoversi tra la Scrittura, la liturgia e il ministero quotidiano.

Proprio questa risonanza personale mi fa osservare con una certa attenzione ciò che accade nelle ore successive alla morte di un artista. I social si riempiono rapidamente di fotografie, ricordi e parole commosse. La persona comincia quasi subito a essere trasfigurata dall’affetto di chi l’ha seguita. Le fragilità sfumano e ciò che rimane in primo piano è il talento che abbiamo amato, insieme alle emozioni che quell’artista è riuscito a farci provare.

È un movimento molto umano. Quando una canzone ci ha consolato, siamo portati ad attribuire a chi l’ha interpretata qualcosa della consolazione ricevuta. Quando una voce ci ha accompagnato in un momento decisivo, finiamo facilmente per sentire vicina anche la persona alla quale quella voce apparteneva. L’opera diventa uno specchio nel quale riconosciamo una parte di noi stessi e, quasi senza accorgercene, cominciamo a leggere l’artista attraverso ciò che noi abbiamo vissuto grazie alla sua arte.

Qui nasce anche il rischio della mitizzazione. Nessuna opera, per quanto grande, esaurisce la verità di chi l’ha generata. Una canzone può essere bellissima senza raccontare l’intera vita di chi l’ha cantata. Il talento non cancella le contraddizioni personali, come le fragilità non annullano il dono che una persona ha saputo offrire. Quando trasformiamo un artista in un’immagine perfetta, pensiamo forse di onorarlo e finiamo invece per allontanarci proprio dalla sua umanità.

La realtà resta più preziosa del mito. Ornella Vanoni non ha bisogno di diventare un santino laico perché si possa riconoscere ciò che ha rappresentato nella musica italiana e nella vita di tante persone. La sua voce può continuare ad appartenerci per ciò che ha suscitato, mentre la sua storia rimane quella di una donna reale, conosciuta pienamente soltanto da Dio. È questa realtà, con tutto ciò che noi sappiamo e con molto che ci sfugge, a meritare rispetto.

Forse il modo più maturo di ricordare chi ci ha donato bellezza consiste proprio nel rinunciare alla pretesa di possederne l’intera verità. Possiamo custodire ciò che abbiamo ricevuto senza fabbricare una biografia ideale. Possiamo essere grati per una voce che ha accompagnato i nostri anni e lasciare che la persona resti più grande dell’immagine pubblica costruita attorno a lei.

Questo vale anche davanti alla morte. Quando una persona muore, noi cristiani non abbiamo bisogno di trasformarla in santa per poter pregare per lei. La preghiera di suffragio nasce da uno sguardo più serio e, proprio per questo, più misericordioso. Affidiamo a Dio qualcuno perché sappiamo che Lui solo conosce interamente la sua storia, la libertà con cui ha vissuto, le ferite attraversate e il bene che ha compiuto. La nostra memoria rimane parziale; il suo giudizio raggiunge la verità della persona senza ridurla alle apparenze che noi abbiamo amato oppure contestato.

Così, mentre l’Italia saluta una delle voci che hanno segnato molti decenni della sua musica, io posso semplicemente riconoscere ciò che quella voce ha significato anche per me e affidare Ornella Vanoni al Signore. Non conosco il segreto ultimo della sua vita e non ho bisogno di conoscerlo. Posso ringraziare per la bellezza ricevuta e pregare perché tutto ciò che nella sua esistenza ha bisogno della misericordia trovi compimento in Dio.

Signore, accogli Ornella nella tua misericordia. Purifica ciò che nella sua vita ha bisogno di essere guarito e dona a lei la pace eterna. A noi concedi di custodire con gratitudine il bene ricevuto, ricordando che ogni persona è sempre più grande dell’immagine che siamo capaci di costruirne.

La realtà rimane più preziosa del mito. Anche quando salutiamo una voce che, per un tratto di strada, è entrata nella nostra vita.

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