don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

Oggi
Calendario liturgico

LEONE XIV E IL MESSAGGIO ALLA SETTIMANA ECUMENICA: TRA RICORDO STORICO E FEDELTÀ ALLA VERITÀ

Cari amici, Papa Leone XIV ha inviato oggi un messaggio ai partecipanti alla Settimana Ecumenica di Stoccolma, riuniti a cento anni dalla Conferenza cristiana universale sulla vita e il lavoro del 1925 e nell’anno in cui ricorrono i 1700 anni dal Concilio di Nicea.

È un testo breve che attraversa un secolo di storia dell’ecumenismo e, proprio per questo, può suscitare letture molto diverse. Alcuni vi vedranno la conferma di una svolta iniziata con il Vaticano II; altri potrebbero interpretarlo come l’ennesima prova di un progressivo indebolimento dell’identità cattolica.

Credo sia più utile leggere ciò che il Papa ha realmente scritto.

Leone XIV parte da Nicea.

La scelta è significativa, perché il Concilio del 325 non rappresenta una generica esperienza di fraternità cristiana. I vescovi riuniti confessarono che Gesù Cristo è «Dio vero da Dio vero» e «consustanziale al Padre». L’unità cristiana viene quindi collocata fin dall’inizio dentro una confessione precisa della fede.

Questo impedisce di intendere l’ecumenismo come ricerca del minimo denominatore comune.

Quando Leone parla di Nicea come di un segno di «unità nella differenza», quella formula non può essere interpretata come se il Concilio avesse relativizzato la questione ariana per preservare una convivenza più larga. Accadde precisamente il contrario: la comunione venne custodita attraverso la confessione della verità su Cristo.

L’unità cristiana possiede dunque un contenuto.

Da qui il Papa passa alla Conferenza di Stoccolma del 1925, convocata dall’arcivescovo luterano Nathan Söderblom. Vi parteciparono rappresentanti ortodossi, anglicani e protestanti, mentre la Chiesa cattolica rimase assente. L’intuizione di Söderblom era che il servizio comune potesse avvicinare cristiani ancora divisi sul piano dottrinale.

Questa pagina storica richiede qualche precisazione, soprattutto perché tre anni dopo, nel 1928, Pio XI avrebbe pubblicato l’enciclica Mortalium animos.

Il Papa metteva in guardia da forme di riunione tra cristiani fondate sull’idea che le differenti confessioni potessero essere considerate espressioni equivalenti di una medesima religione cristiana. Difendeva con forza la verità della Rivelazione, l’unicità della Chiesa fondata da Cristo e la sua dimensione visibile.

Sono affermazioni che appartengono alla questione ecumenica anche oggi.

Il Vaticano II, con Unitatis redintegratio, ha introdotto un modo differente di rapportarsi al movimento ecumenico, riconoscendo l’azione dello Spirito anche nel desiderio di unità presente tra i cristiani separati e chiedendo ai cattolici di partecipare al cammino verso la piena comunione.

Il cambiamento storico è evidente e non serve nasconderlo.

Occorre però osservare che il Concilio continua a parlare dell’unità voluta da Cristo come unità reale e visibile. Il dialogo non nasce dall’idea che tutte le differenze siano irrilevanti. Nasce dalla presenza di un Battesimo comune, di elementi autentici di santificazione e di verità, e dal desiderio di giungere a quella pienezza di comunione che ancora manca.

Leone XIV riprende precisamente questa linea.

Scrive che dal Vaticano II la Chiesa cattolica ha «abbracciato interamente il cammino ecumenico» e richiama espressamente Unitatis redintegratio. Subito dopo precisa che l’unità voluta da Cristo «deve essere visibile» e indica il dialogo teologico come una delle vie attraverso cui essa cresce.

Questa precisazione è decisiva.

Se il dialogo teologico fosse superfluo, basterebbe riconoscersi reciprocamente e collaborare nelle cause comuni. Se invece il dialogo teologico rimane necessario, significa che le differenze nella fede continuano ad avere peso e chiedono di essere affrontate nella verità e nella carità.

Anche la memoria di Stoccolma va letta dentro questa prospettiva.

Nel 1925 il principio «il servizio unisce» cercava una collaborazione possibile quando l’accordo dottrinale appariva ancora molto lontano. Cento anni dopo Leone XIV riconosce il valore di quella intuizione e la inserisce in un quadro cattolico più ampio: il servizio comune può avvicinare, la preghiera può purificare le memorie, il dialogo può approfondire la conoscenza reciproca, mentre la meta resta la comunione visibile voluta da Cristo.

Il servizio non sostituisce la verità.

Può preparare cuori capaci di cercarla insieme.

Mi sembra importante sottolinearlo soprattutto davanti alle polemiche che inevitabilmente accompagnano questi testi.

Si potrebbe costruire una linea semplicissima: Pio XI condannava l’ecumenismo, il Vaticano II lo ha accolto, Leone XIV celebra ciò che prima veniva rifiutato; dunque la dottrina cattolica sarebbe cambiata.

La storia è più complessa.

Pio XI aveva davanti forme di pancristianesimo nelle quali era reale il pericolo di trattare le confessioni come equivalenti e di immaginare l’unità cristiana come federazione tra comunità portatrici di dottrine contraddittorie. La sua preoccupazione fondamentale riguardava la verità rivelata e l’unicità visibile della Chiesa.

Il Vaticano II incontra un movimento ecumenico maturato attraverso decenni di esperienza e sceglie di impegnare la Chiesa cattolica nel dialogo, conservando la confessione dell’unica Chiesa di Cristo e orientando il cammino verso la piena unità visibile.

I contesti e il metodo ecclesiale sono cambiati.

La domanda sulla verità non è scomparsa.

Proprio per questo il riferimento di Leone XIV a Nicea è così eloquente.

Nicea ricorda a tutti i cristiani che l’unità non si costruisce lasciando Cristo nell’indeterminatezza. La comunione nasce attorno alla verità del Figlio confessato nella fede della Chiesa.

Allo stesso tempo, Nicea appartiene a un patrimonio che precede molte delle divisioni successive. Il Credo niceno-costantinopolitano continua a unire cristiani che oggi non condividono ancora la piena comunione ecclesiale.

Questa memoria diventa quindi luogo di incontro proprio perché è memoria di una verità.

Il Papa collega poi il cammino ecumenico alla pace.

Anche qui il passaggio è profondamente cristiano. La pace non viene presentata semplicemente come risultato diplomatico o come convergenza etica. Leone la definisce segno della presenza del Signore e chiama i cristiani a diventare operatori di riconciliazione in un mondo ferito.

Cristiani ancora divisi possono già servire insieme chi soffre.

Possono difendere la dignità dell’uomo, lavorare per la giustizia, soccorrere chi è ferito dalla guerra e testimoniare insieme molti elementi della fede che condividono.

Questa collaborazione possiede un valore reale.

Rimane anche un dolore reale: coloro che confessano insieme Cristo non possono ancora vivere pienamente la stessa comunione ecclesiale ed eucaristica.

L’ecumenismo cattolico abita questa tensione.

Riconosce ciò che già unisce senza fingere che la divisione sia stata superata. Cerca ciò che ancora manca senza disprezzare i doni che lo Spirito ha custodito negli altri cristiani.

Forse è questo il modo più fedele di leggere il messaggio di Leone XIV.

Né entusiasmo ingenuo davanti a qualsiasi gesto ecumenico, né sospetto preventivo verso ogni incontro.

Il criterio rimane la fede.

Nicea insegna che la verità su Cristo può diventare principio di comunione.

Il Vaticano II insegna che quella comunione va cercata attraverso conversione, preghiera e dialogo.

Leone XIV ricorda oggi che la meta deve essere visibile.

Dopo un secolo da Stoccolma, il servizio continua a poter unire i cristiani lungo il cammino. La meta resta più grande del semplice lavorare insieme.

Cristo ha pregato perché i suoi siano una cosa sola.

La fedeltà a quella preghiera chiede di camminare verso l’unità senza avere paura della verità, perché una comunione costruita nascondendo ciò che divide sarebbe fragile fin dall’origine.

L’unità cristiana diventa autenticamente cattolica quando la carità non teme la verità e la verità non viene usata per sottrarsi alla carità.

Papa Leone XIV, Messaggio alla Settimana Ecumenica di Stoccolma, 22 agosto 2025
Pio XI, Mortalium animos
Concilio Vaticano II, Unitatis redintegratio

Una risposta

  1. ECUMENISMO E CHIAREZZA: QUANDO IL DIALOGO NON CANCELLA LE DIFFERENZE – Due palmi sopra il cuore

    […] di Leone XIV alla Settimana ecumenica di Stoccolma avevamo già incontrato questa esigenza: «LEONE XIV E IL MESSAGGIO ALLA SETTIMANA ECUMENICA: TRA RICORDO STORICO E FEDELTÀ ALLA VERITÀ». La ricerca dell’unità appartiene alla missione della Chiesa e non richiede di rendere […]

Rispondi

Scopri di più da Due palmi sopra il cuore

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere