
Cari amici, dopo aver guardato ieri alle radici romane di Gaetano Bonanni e agli anni della sua formazione, oggi lo incontriamo giovane sacerdote dentro una delle stagioni più dure per la Chiesa.
Bonanni fu ordinato nel 1791. Gaspare aveva appena cinque anni e lui venti di più. Entrava nel ministero mentre l’Europa cominciava a tremare sotto i colpi della Rivoluzione francese. Quello che all’inizio veniva annunciato come un tempo nuovo, fatto di libertà e progresso, mostrò presto anche un volto aggressivo verso la Chiesa, il sacerdozio, la vita religiosa e la stessa presenza pubblica della fede.
Roma non rimase al riparo. Nel 1798 venne proclamata la Repubblica Romana. Pio VI fu strappato dalla sua sede e condotto prigioniero fuori Roma. La città vide entrare la violenza della politica nelle sue strade, nei palazzi, nelle chiese, nelle coscienze. Seminari, conventi, istituzioni ecclesiastiche e opere di carità furono colpiti, ridimensionati, dispersi. Molti sacerdoti si trovarono davanti a prove che non avevano previsto. Il popolo, abituato a riconoscere nella Chiesa un riferimento stabile, vide vacillare ciò che per generazioni era sembrato intoccabile.
Per un giovane sacerdote, tutto questo non era un semplice scenario storico. Era il luogo concreto del suo ministero. Gaetano Bonanni imparò presto che il sacerdozio non si vive solo nei tempi ordinati, quando le campane suonano tranquille, le processioni passano senza ostacoli e i decreti vengono rispettati perché qualcuno ancora crede che la realtà abbia un ordine. Il sacerdote si misura anche quando la città è confusa, il popolo è smarrito, le istituzioni sono ferite e la fede rischia di diventare una memoria senza forza.
Sono questi gli anni in cui il giovane sacerdote non appare come un salvatore della patria in cerca di fama. Resta semplicemente ciò che è: un prete che predica, serve, sostiene, osserva. Soprattutto comprende.
La crisi che aveva davanti non era soltanto politica e non era nemmeno passeggera. Era uno sconvolgimento epocale. Iniziato alla fine del Settecento, avrebbe attraversato tutto il primo quindicennio dell’Ottocento, fino alla caduta dell’ordine napoleonico. Fu un ventennio terribile, destinato a lasciare ferite profonde e a preparare trasformazioni ancora più grandi, che nel giro di mezzo secolo avrebbero condotto alla fine del potere temporale dei Papi.
Bonanni e gli uomini della sua generazione non potevano vedere fino in fondo gli sviluppi futuri. Non sapevano ancora dove quella frattura avrebbe portato. Eppure ne intuivano la gravità. Certo, davanti a loro c’erano eserciti, governi imposti, giuramenti, pressioni, esili, prigionie. C’era la prepotenza di un potere convinto di poter trattare la Chiesa come un ufficio da riorganizzare. Bonanni intravide qualcosa di più profondo: quando il popolo cristiano si indebolisce, quando il clero perde ardore, quando la fede resta abitudine e non vita, allora basta una tempesta esterna perché tutto sembri crollare.
Mi rendo conto, cari amici, che uno degli aspetti che dovrebbe segnare l’intelligenza di un sacerdote è la capacità di riconoscere la natura vera della crisi che attraversa il suo tempo. Ieri, un commento al post mi chiedeva se fosse possibile fare un paragone tra l’epoca della Rivoluzione francese e quella degli anni Settanta nella Chiesa.
Penso che ogni epoca abbia la sua bufera. Quella di Bonanni ebbe il volto della Rivoluzione, dell’occupazione francese, della pressione politica sulla Chiesa, dell’esilio e della dispersione. Altre stagioni, più vicine a noi, hanno conosciuto forme diverse di smarrimento: crisi della formazione, indebolimento della disciplina, confusione dottrinale, perdita di fiducia nel sacerdozio.
Le epoche non vanno sovrapposte con facilità, perché la storia non è un gioco di figurine. Una somiglianza, però, resta: quando il clero si indebolisce, il popolo rimane più esposto; quando il sacerdote perde forma interiore, la Chiesa fatica a reggere la prova.
Questo dovrebbe muovere l’intelligenza sacerdotale illuminata dalla grazia del sacramento. Non basta leggere i segni dei tempi come si commenta un bollettino meteo ecclesiastico, esercizio purtroppo diffusissimo e scarsamente salvifico. Occorre comprendere la ferita del proprio tempo e diventare, per grazia, risposta profetica dentro quella ferita.
Per don Gaetano fu così. Seppe leggere il suo tempo e da questa lettura nacque in lui una convinzione che lo accompagnerà per tutta la vita: la Chiesa si ricostruisce a partire dai sacerdoti.
Non bastava attendere che passasse la rivoluzione, desiderare il ritorno dell’ordine e lamentarsi del mondo che cambiava. Servivano preti formati, zelanti, interiormente solidi, capaci di predicare al popolo e ricondurre le coscienze a Cristo.
È in questa Roma ferita che Bonanni comincia a pensare in modo missionario. La sua risposta diventerà, di fatto, una profezia concreta davanti a una crisi sociale ed ecclesiale. Non sarà una risposta solitaria. Coinvolgerà semplici sacerdoti, alti prelati e persino il Romano Pontefice. La Provvidenza, quando vuole fare sul serio, riesce perfino a far collaborare gli uomini senza chiedere il permesso alla loro vanità.
La sua attenzione si rivolge sempre più al clero. Bonanni vede che i sacerdoti non possono restare isolati, ciascuno chiuso nel proprio incarico, nella propria paura, nella propria buona volontà. Devono unirsi, sostenersi, prepararsi, diventare operai del Vangelo. Solo in questo modo avrebbero avuto la forza per vincere la paura che li avrebbe presi dinanzi ad un disastro sociale, politico ed ecclesiale. Roma, col papa in esilio, non è più il franco territorio beato per ecclesiastici. Gli umori erano cambiati, il potere faceva vedere il suo vero volto prevaricatore, vessatorio, persecutore ed ingiusto.
Comprende, allora, che la risposta alla crisi non può essere una nostalgia elegante. Deve essere una forma concreta di apostolato. Bisogna tornare al popolo, predicare, istruire, confessare, ravvivare la fede nelle famiglie, nelle strade, nelle chiese, tra i lavoratori, tra coloro che la tempesta aveva lasciato più poveri e più confusi. Occorreva persuadere il clero di non essere semplice amministratore del culto, funzionario del sacro, uomo in attesa di tempi migliori con le mani in mano. I sacerdoti dovevano diventare ciò che il Signore cercava da loro: operai per una messe abbondante, che rischiava di restare senza custodi. La vigna del Signore appariva esposta, come nel salmo, al cinghiale del bosco e agli animali selvatici; nuove ideologie, società segrete e poteri ostili ne insidiavano la fede, mentre il popolo cristiano aveva bisogno di pastori capaci di tornare sul campo.
Qui il giovane sacerdote romano comincia a mostrare la sua vera fisionomia. Non è l’uomo dell’improvvisazione, né un battitore libero idealista, né il personaggio dal carisma rumoroso tanto ricercato in ogni epoca stanca. Don Gaetano si presenta come il sacerdote che guarda le macerie pensando alle fondamenta. Dove altri vedono solo rovina, lui comincia a intravedere una ricostruzione. Dove altri si limitano a sopravvivere, lui cerca sacerdoti con cui ripartire. Tutto questo senza agitarsi per fare rumore e senza mettersi in mostra.
La sua carità pastorale non fu sentimentalismo. Fu lucidità cristiana. Il popolo aveva bisogno di consolazione e di istruzione. Il clero aveva bisogno di incoraggiamento e di riforma. La Chiesa ferita aveva bisogno di difendersi e, più ancora, di ritrovare forza interiore.
Bonanni imparò tutto questo dentro la bufera. Lo vediamo sacerdote nella prova, mentre matura lentamente la risposta che darà forma alla sua vita: radunare uomini per il Vangelo. La bufera non lo travolse. Lo rese più essenziale.
E forse proprio qui si prepara il fondatore nascosto che incontreremo domani. L’Opera degli Operai Evangelici non nascerà da un’idea astratta, né da un progetto costruito a tavolino. Nascerà dalla ferita di Roma, dalla prova della Chiesa, dalla consapevolezza che, dopo una tempesta, non basta rimettere in piedi le facciate. Bisogna ridare fuoco al sacerdozio.
È da quella Roma ferita che cominciò a nascere una domanda: dove sono gli operai capaci di lavorare per la vigna del Signore?
Domani entreremo proprio in questo passaggio. Bonanni non si limiterà più a resistere alla crisi. Comincerà a darle una risposta concreta, radunando attorno a sé sacerdoti zelanti e gettando il primo seme di quella realtà che prenderà il nome di Operai Evangelici.









