
Cari amici, buongiorno e buon fine settimana. Il Cuore di Gesù è un Cuore obbediente. Questa parola, oggi, non gode di grande fortuna. L’uomo contemporaneo la sente spesso come una diminuzione della libertà, quasi fosse una rinuncia a se stessi. Nel Vangelo, invece, l’obbedienza del Figlio è il luogo più alto dell’amore.
Gesù dice: “Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato”. Questa parola ci porta dentro il movimento profondo della sua vita. Cristo non vive ripiegato su di sé. Tutto in Lui è rivolto al Padre. Le sue parole, i suoi gesti, i suoi silenzi, le sue scelte, perfino la sua Passione, nascono da questa comunione filiale. Il Cuore di Gesù batte nella piena adesione alla volontà del Padre.
L’obbedienza di Cristo non è servilismo. È amore filiale. Il Figlio non obbedisce perché costretto, non si consegna perché dominato, non rinuncia alla propria volontà come chi subisce una forza esterna. Egli ama il Padre, conosce il Padre, vive del Padre. La sua volontà umana, pienamente reale, è interamente offerta nella comunione con la volontà divina. Per questo la sua obbedienza è libera, luminosa, salvifica.
Pio XII ricorda che nel Cuore di Gesù non vi fu nulla di contrario o discorde tra l’amore sensibile del suo Cuore, la sua volontà umana ricolma di carità divina e l’amore infinito che il Figlio ha in comune con il Padre e con lo Spirito Santo. In Cristo tutto è unificato nell’amore. Non c’è frattura tra ciò che sente, ciò che vuole e ciò che dona. Il suo Cuore è totalmente concorde con il Padre.
Questa verità illumina anche le nostre divisioni interiori. Spesso il nostro cuore desidera una cosa, la volontà ne sceglie un’altra, la coscienza indica una via e le passioni ci trascinano altrove. Siamo frammentati, dispersi, combattuti. La nostra libertà, quando si separa da Dio, non diventa più grande. Diventa più fragile. Si riempie di pretese, paure, giustificazioni, piccole resistenze che finiscono per stancare l’anima.
Il Cuore obbediente di Gesù ci mostra che la vera libertà non consiste nel fare semplicemente ciò che vogliamo, bensì nel volere il bene fino in fondo. Obbedire a Dio significa lasciarsi ricondurre all’ordine dell’amore. Significa permettere al Padre di guarire la confusione dei nostri desideri, di purificare le nostre intenzioni, di dare una direzione alla nostra vita.
Ogni cristiano conosce il momento in cui la volontà di Dio non coincide con il proprio desiderio immediato. Può accadere in una scelta difficile, in una rinuncia necessaria, in una fedeltà quotidiana, in una prova che non abbiamo scelto, in una correzione che ci umilia e ci salva. In quei momenti il Cuore di Gesù non ci chiede un’obbedienza cieca e triste. Ci invita a entrare nella sua obbedienza filiale, dove la volontà del Padre non è un peso estraneo, ma la strada della vita.
Oggi chiediamo di imparare questa libertà. Non una libertà rumorosa, ansiosa di affermarsi, sempre impegnata a difendere il proprio spazio. Una libertà più profonda, capace di dire al Padre: “Sia fatta la tua volontà”, sapendo che la sua volontà non distrugge il cuore, lo compie.
Consegna per la giornata: oggi prova a riconoscere una piccola resistenza alla volontà di Dio. Può essere una decisione rimandata, un dovere trascurato, una verità che eviti, una fedeltà che ti costa. Presentala al Cuore di Gesù e chiedi la grazia di compiere un passo concreto nell’obbedienza.
Giaculatoria da custodire e ripetere durante il giorno: Cuore obbediente di Gesù, insegnami a compiere la volontà del Padre.
Cari amici, se desiderate approfondire durante la giornata questo tema, potete sostare sulle parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni e su una pagina dell’enciclica Haurietis aquas di Pio XII:
“Perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.” Gv 6,38
“Pertanto il Cuore di Gesù Cristo, unito ipostaticamente alla Persona divina del Verbo, dovette indubbiamente palpitare d’amore e di ogni altro affetto sensibile; questi sentimenti, però, erano talmente conformi e consonanti con la volontà umana, ricolma di carità divina, e con lo stesso infinito amore, che il Figlio ha comune con il Padre e con lo Spirito Santo, che mai tra questi tre amori s’interpose alcunché di contrario e discorde.” Pio XII, Haurietis aquas, 15 maggio 1956.
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