don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

Oggi
Calendario liturgico
Copertina dell’Assemblea diocesana del clero a Cannaiola con il relatore, la chiesa e l’Arcivescovo durante la celebrazione

Assemblea diocesana del clero 2026: una Chiesa che ascolta il proprio tempo

Nei giorni 16 e 17 giugno 2026, a Cannaiola, l’Assemblea del Clero dell’Arcidiocesi di Spoleto-Norcia ha riunito il presbiterio diocesano insieme ai membri delle équipe pastorali e ai rappresentanti delle Pievanie. Il tempo trascorso insieme ha permesso alla Chiesa diocesana di guardare il cammino già compiuto e di porre una domanda che riguarda il cuore della sua missione: come può l’incontro con Gesù raggiungere gli uomini e le donne che abitano un mondo profondamente cambiato?

La prima giornata si è aperta con la preghiera e con l’ascolto delle Pievanie. Ogni restituzione ha portato con sé il volto concreto di un territorio, le distanze tra i paesi, la forza delle appartenenze locali, la pazienza richiesta per creare relazioni nuove e i primi frutti di una collaborazione che comincia a diventare esperienza ecclesiale. La gratitudine maturata anche attraverso il racconto delle fatiche ha aiutato a riconoscere che le Pievanie stanno uscendo lentamente dalla carta sulla quale erano state progettate e cominciano a entrare nella vita delle comunità.

Mons. Armando Matteo, Segretario del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha accompagnato l’Assemblea dalla sera del 16 giugno fino alla conclusione dei lavori del giorno seguente. I suoi interventi hanno messo in relazione il cambiamento culturale dell’Occidente, il significato della pastorale e la figura del presbitero. La questione proposta riguarda la qualità dell’incontro e chiede alla comunità cristiana di conoscere le persone alle quali si rivolge e di verificare se le forme ricevute continuino a favorire un incontro reale con Cristo.

La pastorale è un atto d’amore, come cucinare è un atto d’amore.

Questa immagine, utilizzata da mons. Matteo, offre una chiave per comprendere l’intera Assemblea. Preparare il cibo significa conoscere colui al quale sarà offerto, scegliere con cura e desiderare che possa nutrirlo. Anche l’annuncio custodisce integralmente la verità ricevuta e cerca una forma capace di raggiungere la vita dell’interlocutore. La Chiesa compie questo servizio da sempre: Gesù parlava attraverso i campi, il lavoro e le relazioni del suo popolo; la prima comunità cristiana accolse la sfida di esprimere in greco il messaggio nato in ambiente aramaico.

Il confronto si è concentrato sulla vita degli adulti, sul ritorno alla preghiera, sulla domenica e sulla qualità delle celebrazioni. Sono emerse domande riguardanti la devozione popolare, la Riconciliazione, le famiglie, le nuove povertà e il tempo spirituale del sacerdote. Nessuna risposta potrà essere applicata come una formula identica in ogni luogo. Le diversità geografiche e umane della diocesi chiedono discernimento, mentre l’orientamento rimane comune: condurre le persone verso una relazione viva con il Signore.

La celebrazione eucaristica in suffragio dei sacerdoti defunti ha consegnato ai lavori assembleari la loro conclusione più profonda. Il mantello di Elia raccolto da Eliseo ha richiamato l’eredità ricevuta dai presbiteri che hanno servito questa Chiesa. Ogni rinnovamento pastorale cresce dentro tale continuità, poiché il ministero viene da una chiamata, si alimenta nella comunione e rimane affidato allo sguardo del Padre che vede nel segreto.

Quattro prospettive per continuare la riflessione

Da questa Assemblea nasce un percorso articolato in quattro approfondimenti. Il primo raccoglie le restituzioni delle Pievanie e osserva il passaggio dalla vicinanza geografica alla comunione ecclesiale. Il secondo affronta l’annuncio di Gesù nel cambiamento d’epoca. Un ulteriore contributo considera il ministero del presbitero come servizio all’incontro con Cristo. La conclusione torna alla celebrazione per i sacerdoti defunti, al mantello ricevuto e alla libertà che nasce dal vivere sotto lo sguardo misericordioso del Padre.

I testi vogliono custodire la memoria dell’Assemblea e prolungarne le domande nella vita ordinaria delle comunità. Le parole ascoltate a Cannaiola acquistano il loro significato pieno quando diventano materia di preghiera, di discernimento e di scelte pastorali pazienti, capaci di servire la fede del popolo affidato alla nostra Chiesa.

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