don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

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IL «TUTTI, TUTTI, TUTTI» NON ELIMINA LA CONVERSIONE

Cari amici, durante il volo che lo riportava a Roma al termine del viaggio apostolico in Africa, Papa Leone XIV è tornato su una delle espressioni più conosciute del pontificato di Francesco, quel «tutti, tutti, tutti» che negli ultimi anni è diventato quasi una formula riassuntiva del modo in cui la Chiesa è chiamata ad aprire le proprie porte. La risposta del Papa merita di essere letta per intero, perché permette di comprendere che cosa significhi realmente l’universalità dell’accoglienza cristiana e soprattutto verso quale direzione essa conduca.

Leone XIV ha spiegato che tutti sono accolti, tutti sono invitati, tutti sono chiamati a seguire Gesù e tutti sono invitati a cercare la conversione nella propria vita. Nelle sue parole le diverse dimensioni non vengono separate, perché appartengono a un unico movimento evangelico. La porta rimane aperta proprio perché Cristo chiama ogni persona, e la chiamata di Cristo apre sempre un cammino nel quale la vita viene raggiunta dalla grazia e progressivamente trasformata.

È questo il punto che rischia di perdersi quando il «tutti» viene isolato dal resto della frase e trasformato in una formula capace di significare qualunque cosa. La Chiesa accoglie tutti perché nessuna storia umana è estranea alla misericordia di Dio. Chi entra incontra però Cristo, e l’incontro con Cristo porta inevitabilmente con sé una domanda sulla propria vita, sulle proprie scelte e sulla direzione nella quale si sta camminando.

La conversione appartiene dunque alla logica stessa dell’accoglienza evangelica. Nessuno deve diventare perfetto prima di avvicinarsi a Dio e nessuno può pensare che l’essere accolto renda irrilevante il cammino successivo. Il Vangelo mostra continuamente uomini e donne raggiunti da Gesù dentro situazioni imperfette, ferite o segnate dal peccato; proprio quell’incontro apre una possibilità nuova e chiede alla libertà di rispondere.

Leone XIV restituisce così alla formula di Francesco il suo contesto propriamente cristiano. Il «tutti» dice l’ampiezza della chiamata e impedisce alla comunità ecclesiale di costruire barriere arbitrarie tra coloro che sarebbero degni di avvicinarsi a Dio e coloro che dovrebbero rimanerne fuori. La conversione ricorda nello stesso tempo che l’amore di Dio non si limita a raggiungere l’uomo nella condizione in cui si trova, perché desidera condurlo verso quella pienezza di vita che Cristo gli offre.

La domanda posta al Papa riguardava anche un tema particolarmente delicato, quello delle benedizioni di coppie omosessuali e di coppie in situazioni irregolari. Leone XIV ha richiamato la posizione già espressa dalla Santa Sede e ha distinto ciò che era stato specificamente consentito durante il pontificato di Francesco da ogni forma di benedizione formalizzata che possa oltrepassare quel quadro.

Per comprendere correttamente questa affermazione occorre tornare a Fiducia supplicans e ai successivi chiarimenti del Dicastero per la Dottrina della Fede. La Dichiarazione aveva previsto la possibilità di brevi benedizioni pastorali e spontanee anche quando due persone in una situazione irregolare o una coppia dello stesso sesso chiedessero insieme l’aiuto di Dio. Aveva però escluso che tali benedizioni assumessero forma rituale, liturgica o comunque tale da creare confusione con il matrimonio, precisando inoltre che esse non intendono legittimare lo status della coppia né approvare ciò che non corrisponde al Vangelo.

Questo quadro permette di comprendere meglio anche le parole di Leone XIV. Il Papa non cancella quanto era stato stabilito e non trasforma la benedizione in un riconoscimento ecclesiale dell’unione. Ricorda piuttosto il limite entro il quale il gesto pastorale conserva il proprio significato: persone che chiedono l’aiuto di Dio vengono accompagnate con una benedizione semplice, mentre la Chiesa continua a custodire integralmente il proprio insegnamento sul matrimonio e sulla vita morale.

Proprio qui ritorna il tema della conversione. Una benedizione cristiana non serve a dichiarare che ogni aspetto della vita di chi la riceve sia già conforme alla volontà di Dio. È una invocazione perché Dio accompagni, sostenga, illumini e renda possibile una fedeltà sempre più piena al Vangelo. La misericordia cristiana possiede questa profondità proprio perché non abbandona l’uomo alla situazione nella quale lo incontra.

Il Papa ha anche invitato a non ridurre l’intera questione morale della Chiesa alla sessualità. È un passaggio importante, perché il dibattito ecclesiale degli ultimi anni sembra talvolta incapace di parlare d’altro. Leone XIV ha ricordato che esistono questioni decisive riguardanti la giustizia, l’uguaglianza, la libertà degli uomini e delle donne e la libertà religiosa, realtà che interrogano anch’esse la coscienza cristiana e nelle quali si misura concretamente la dignità della persona.

Durante il viaggio africano lo aveva mostrato continuamente. Aveva parlato delle disuguaglianze nella distribuzione delle ricchezze, della dignità dei detenuti, della condizione dei malati, della responsabilità delle istituzioni e della libertà necessaria alla vita dei popoli. La morale cristiana non può essere ristretta a un solo settore dell’esistenza, perché nasce da una visione dell’uomo illuminata integralmente dal Vangelo.

Allo stesso modo, l’unità della Chiesa non può essere costruita facendo di una singola questione il criterio attraverso il quale tutto il resto viene giudicato. Leone XIV ha detto con chiarezza che occorre cercare ciò che permette di edificare l’unità attorno a Gesù Cristo e a ciò che Cristo insegna. Anche questo riferimento impedisce due scorciatoie opposte: utilizzare l’accoglienza per rendere secondaria la verità del Vangelo oppure utilizzare la verità come giustificazione per chiudere la porta a chi sta ancora cercando il proprio cammino.

Il «tutti, tutti, tutti» acquista allora un significato molto più esigente di quello che talvolta gli viene attribuito. Tutti possono entrare perché tutti hanno bisogno della misericordia; tutti possono ascoltare perché la Parola è destinata a ogni uomo; tutti possono essere accompagnati perché nessuna persona deve essere abbandonata lungo il cammino. E proprio perché Cristo chiama tutti, nessuno viene considerato incapace di conversione.

Forse è questa una delle precisazioni più significative emerse dal viaggio di ritorno. Leone XIV non ha cancellato una parola di Francesco e non l’ha trasformata in una bandiera da difendere. L’ha ricollocata dentro il movimento del Vangelo, nel quale Cristo accoglie, chiama e conduce l’uomo verso una vita nuova.

Il «tutti» della Chiesa rimane dunque spalancato quanto il cuore di Cristo. Proprio dentro quell’abbraccio risuona la chiamata che il Vangelo rivolge a ciascuno di noi: seguire il Signore lasciando che la sua grazia continui a convertire la nostra vita.

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