Date ragione della speranza che è in voi · Tredicesima tappa
don Maurizio Erasmi · 28 aprile 2026
Dopo aver confessato la Chiesa come Popolo della Nuova Alleanza, il cammino diocesano Date ragione della speranza che è in voi si fermò su una conseguenza decisiva di quella appartenenza: la chiamata alla santità riguarda ogni battezzato. La catechesi di don Maurizio Erasmi aiutò a riportare questa parola al suo significato ecclesiale, liberandola dall’idea che la santità appartenga soltanto a figure eccezionali o a forme di vita riservate a pochi.
Il Concilio Vaticano II ha restituito con particolare forza questa prospettiva quando, nella Lumen gentium, ha parlato della vocazione universale alla santità. La santità appartiene alla struttura stessa della vita cristiana perché nasce dall’unione con Cristo e dal dono dello Spirito ricevuto nella Chiesa. Ogni stato di vita diventa così il luogo concreto nel quale la grazia chiede di prendere forma.
Questa impostazione cambia anche il modo di pensare la comunità ecclesiale. Una Chiesa viva non si misura soltanto dalla quantità delle iniziative o dalla capacità di mantenere le proprie strutture; la sua fecondità si riconosce nella qualità evangelica delle persone che genera. Quando il Vangelo entra realmente nella vita, trasforma il modo di lavorare, di amare, di affrontare la prova e di assumere responsabilità dentro la società.
La santità, in questa luce, non coincide con una perfezione senza fragilità. È piuttosto la progressiva conformazione a Cristo dentro una storia reale, con i suoi limiti e le sue possibilità. Il santo non è colui che ha costruito un’immagine impeccabile di sé, perché la vita cristiana matura attraverso una relazione nella quale la grazia raggiunge la persona e la rende capace di una risposta sempre più libera.
Questo permette di comprendere perché la santità abbia una dimensione profondamente quotidiana. La vocazione cristiana prende corpo nelle relazioni familiari, nel lavoro, nella cura di chi è affidato alla nostra responsabilità e nelle scelte spesso nascoste attraverso le quali una persona impara a vivere secondo il Vangelo. La grandezza della chiamata non allontana dalla vita ordinaria; la attraversa e le restituisce profondità.
Dentro il percorso sulla speranza, questa tappa mostrava anche che la santità è una forma di testimonianza. Una comunità cristiana rende credibile ciò che annuncia quando la fede diventa riconoscibile nelle vite concrete. Le parole possono indicare il Vangelo, mentre sono le esistenze trasformate dalla grazia a mostrarne la possibilità. Per questo la santità appartiene direttamente alla missione della Chiesa.
La dimensione comunitaria resta essenziale. Nessuno diventa santo da solo, perché la vita cristiana cresce dentro una rete di relazioni, sacramenti, correzioni ricevute e forme di accompagnamento che permettono alla persona di maturare. La comunione ecclesiale non è soltanto il contesto nel quale la santità accade; diventa uno degli strumenti attraverso i quali Dio plasma il suo popolo.
Questa prospettiva interroga inevitabilmente anche la pastorale. Se la Chiesa esiste per generare alla fede e accompagnare verso la pienezza della vita cristiana, ogni scelta pastorale dovrebbe essere valutata anche per la capacità di sostenere cammini reali di conversione e maturazione. La domanda non riguarda soltanto quante persone partecipino, bensì quale forma di vita cristiana venga resa possibile e accompagnata.
La catechesi di don Maurizio Erasmi inseriva così la santità dentro il respiro complessivo del percorso. L’uomo creato e ferito, raggiunto da Cristo e convocato nella Chiesa, scopre che la salvezza non consiste semplicemente nell’appartenere a una comunità religiosa. Essa chiede di trasformare l’intera esistenza, fino a rendere visibile nella storia qualcosa della vita stessa di Cristo.
Da qui diventava naturale affrontare il tema delle vocazioni nella Chiesa. La chiamata universale alla santità non uniforma i percorsi, perché lo stesso Spirito suscita forme diverse di sequela e di servizio. La tappa successiva avrebbe aiutato a leggere proprio questa pluralità delle vocazioni come dono attraverso il quale il Signore continua a edificare il suo popolo.
Questo articolo fa parte del percorso diocesano 2025-2026 «Date ragione della speranza che è in voi», raccolto nella sezione dedicata alla vita della Chiesa di Spoleto-Norcia.