don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

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Dei Verbum, le cinque catechesi di Leone XIV e il criterio per entrare in Lumen Gentium

Cari amici, il percorso di Papa Leone XIV su Dei Verbum merita una conclusione unitaria. Non è un “riassunto per archivio”. È un gesto di lucidità ecclesiale: consegnare un criterio stabile, prima di passare a Lumen Gentium. Il Papa ha fatto una cosa semplice e decisiva: ha tolto la Rivelazione dalle mani delle letture ideologiche e l’ha rimessa dove appartiene, nella vita della Chiesa.

La prima parola che illumina tutto è sorprendente: amicizia. Gesù dice: «Non vi chiamo più servi… ma vi ho chiamato amici» (Gv 15,15). Leone XIV legge Dei Verbum a partire da qui: Dio non trasmette informazioni, Dio si comunica. Parla “come ad amici”, entra in dialogo, invita alla comunione. La Rivelazione è iniziativa di Dio, non conquista dell’uomo.

Poi il Papa stringe il cuore cristologico: Cristo è la pienezza della Rivelazione. Non un capitolo tra altri, non un maestro spirituale, non un profeta. In Gesù, il Padre dice tutto. La verità di Dio risplende in una Persona viva, nella sua presenza, nelle opere, nella Pasqua, nel dono dello Spirito. La fede si regge sull’incontro con il Vivente.

Da qui nasce un criterio di ordine: un solo sacro deposito. Scrittura e Tradizione non sono alternative, non sono due partiti, sono due modi inseparabili con cui la stessa Parola resta viva nella storia. Dei Verbum parla di “deposito” per dire una cosa sobria e forte: il tesoro è affidato, custodito, trasmesso. Non è materiale da reinventare, è bene ricevuto.

Affronta poi con chiarezza il nodo che molti usano per confondere: la Scrittura è Parola di Dio in parole umane. Dio si abbassa fino alle nostre lingue, ai nostri generi letterari, alla storia reale. Qui si apre una via cattolica, intera: non spiritualismo che vola via dal testo, non riduzione tecnica che svuota il mistero. La Bibbia si comprende nello Spirito, nella Chiesa, con intelligenza e fede.

Infine il Papa compie il gesto più “scomodo” per l’individualismo religioso: la Scrittura ha una casa, e la casa è la Chiesa. La Bibbia nasce nel popolo di Dio, vive nella liturgia, nella predicazione, nella fede trasmessa. La Chiesa venera le Scritture come venera il Corpo del Signore. Una sola mensa, due doni: Parola ed Eucaristia.

A questo punto il percorso appare compatto. In cinque catechesi Leone XIV ha fatto una cosa molto concreta: ha tolto il Concilio dalle mani dei tifosi e lo ha rimesso nella Chiesa. Ha ricondotto tutto alla sorgente: Dio che parla, Cristo che compie la Rivelazione, lo Spirito che guida alla verità, la Chiesa che custodisce e trasmette, Scrittura e Tradizione come un unico deposito, interpretato dal Magistero vivo. Dei Verbum, letta così, non è un campo minato. È una casa abitabile. È un criterio per non farsi trascinare dalle mode e per non irrigidirsi nelle paure.

Ed è qui che si apre naturalmente la porta su Lumen Gentium. Dopo aver chiarito come Dio parla e come la Parola resta viva nella storia senza diventare preda di interpretazioni arbitrarie, il Papa può parlare della Chiesa con un fondamento già posto. Non una Chiesa inventata, non una Chiesa ridotta a sociologia, non una Chiesa definita dai conflitti interni. La Chiesa come luogo vivo della Parola, come soggetto che riceve, custodisce, celebra, trasmette. Se Dei Verbum è la sorgente, Lumen Gentium sarà il volto. E un volto, quando è vero, nasce sempre da una voce ascoltata

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