Alle origini di una vita consegnata al Sangue di Cristo
Il 29 agosto 1795, nella chiesa di San Lorenzo a Spoleto, un bambino nato appena il giorno precedente veniva portato al fonte battesimale. Il parroco, don Francesco Lorenzuoli, gli impose i nomi Giovanni, Francesco e Gaetano. Nessuno dei presenti poteva immaginare quale storia sarebbe cresciuta dentro quella vita appena cominciata, né che duecentotrenta anni dopo la Chiesa avrebbe guardato a quel bambino come al beato Giovanni Merlini, sacerdote, missionario del Preziosissimo Sangue, guida spirituale e uomo profondamente segnato dal ministero della riconciliazione. (Missionari del Preziosissimo Sangue, profilo biografico del beato Giovanni Merlini)
Quando ricordiamo la vita dei santi, siamo naturalmente portati verso gli avvenimenti che ne hanno manifestato la grandezza: le decisioni che hanno orientato la loro vocazione, gli incontri decisivi, le opere compiute, le responsabilità assunte e i momenti nei quali la loro fedeltà è diventata particolarmente visibile. Il Battesimo appartiene invece a una zona quasi nascosta della biografia, perché il bambino non possiede ancora la consapevolezza di ciò che riceve e nessuno può riconoscere in quel momento la forma che la grazia prenderà nel corso degli anni.
Eppure, per la fede cristiana, è proprio lì che la storia più profonda è già cominciata.
Giovanni Merlini sarebbe diventato sacerdote nel 1818, avrebbe incontrato san Gaspare del Bufalo e sarebbe entrato nella giovane Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue. Avrebbe svolto un ministero intenso di predicazione e accompagnamento spirituale, avrebbe guidato per molti anni la comunità di Albano, sarebbe diventato un riferimento decisivo per santa Maria De Mattias e, alla morte dei primi successori di Gaspare, avrebbe assunto la guida della Congregazione come terzo Moderatore Generale. La Chiesa lo avrebbe infine riconosciuto Beato il 12 gennaio 2025. Quella storia, però, prima ancora di essere una storia sacerdotale o missionaria, era cominciata nell’acqua del Battesimo. (Missionari del Preziosissimo Sangue, chi siamo)
Questo particolare acquista una luce singolare proprio pensando alla sua beatificazione.
Il 12 gennaio di quest’anno la Chiesa celebrava la festa del Battesimo del Signore e, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, Giovanni Merlini veniva proclamato Beato. Nello stesso giorno, all’Angelus, Papa Francesco invitava i fedeli a ricordare la data del proprio Battesimo e a considerarla come un nuovo compleanno, perché in quel giorno abbiamo ricevuto una nascita nello Spirito di Dio. Subito dopo ricordava ciò che era avvenuto quella mattina in Laterano e presentava Merlini come uomo dedito alle missioni al popolo, consigliere di molte anime e messaggero di pace. (Papa Francesco, Angelus del 12 gennaio 2025)
C’è qualcosa di profondamente suggestivo in questa coincidenza. L’uomo che la Chiesa riconosceva ufficialmente come Beato veniva consegnato alla venerazione dei fedeli proprio nel giorno in cui la liturgia invita ogni cristiano a tornare alla propria origine battesimale. Come se, per comprendere il compimento di una vita santa, fosse necessario ritornare al luogo nel quale essa aveva ricevuto silenziosamente il proprio principio.
Il Battesimo ci costringe infatti a guardare la santità in modo diverso. Siamo tentati di considerarla soprattutto come il risultato di uno sforzo straordinario, quasi che il santo fosse colui che, attraverso una volontà più forte degli altri, fosse riuscito a raggiungere una perfezione religiosa particolarmente elevata. La tradizione cristiana parte invece dalla grazia. Prima delle opere compiute da Merlini, prima delle missioni predicate e delle responsabilità che avrebbe assunto, c’è un dono ricevuto gratuitamente quando egli non poteva ancora vantare alcun merito.
Quel dono non gli avrebbe risparmiato il cammino. La grazia battesimale non elimina la libertà e non produce automaticamente una vita santa. Chiede di essere accolta nel tempo, attraversando decisioni, resistenze, discernimenti e conversioni che accompagnano l’intera esistenza. Proprio per questo il Battesimo non appartiene soltanto al passato di una persona; rimane come una sorgente alla quale tutta la vita cristiana è continuamente chiamata a ritornare.
Nel caso di Merlini questa dinamica diventa particolarmente evidente. Il giovane spoletino non nacque missionario del Preziosissimo Sangue e non possedeva fin dall’inizio la forma precisa della vocazione che avrebbe seguito. Studiò, divenne sacerdote e soltanto in seguito incontrò Gaspare del Bufalo, nell’Abbazia di San Felice di Giano. Quell’incontro aprì davanti a lui una strada nuova e lo inserì dentro una famiglia missionaria che avrebbe progressivamente assorbito gran parte della sua esistenza. La vocazione non sostituiva ciò che aveva ricevuto nel Battesimo; ne diventava una forma concreta di maturazione.
È forse proprio questo il modo più corretto di comprendere ogni vocazione cristiana.
Il sacerdote, il consacrato e il laico non possiedono battesimi differenti. Esiste una medesima appartenenza a Cristo che, nel corso della vita, assume forme diverse secondo la chiamata ricevuta. Prima di essere missionario, Merlini era un battezzato; prima di diventare guida della Congregazione e direttore spirituale di anime, era un uomo che apparteneva a Cristo attraverso il sacramento ricevuto il 29 agosto 1795.
Anche il legame con il Preziosissimo Sangue può essere letto da questa prospettiva. La spiritualità alla quale Merlini avrebbe consacrato la propria vita non aggiungeva un mistero particolare accanto al centro della fede cristiana. Lo conduceva sempre più profondamente dentro la redenzione ricevuta nel Battesimo. San Paolo descrive infatti il Battesimo come partecipazione alla morte e alla risurrezione di Cristo: essere immersi in Lui significa entrare sacramentalmente nella Pasqua dalla quale nasce la vita nuova.
Per un Missionario del Preziosissimo Sangue questa verità possiede una particolare intensità. Il Sangue contemplato nella spiritualità missionaria è il Sangue della Pasqua di Cristo, quello attraverso il quale la nuova alleanza viene sigillata e l’uomo viene riconciliato con Dio. Merlini avrebbe trascorso la propria esistenza annunciando e servendo ciò che, prima ancora di poterlo comprendere, aveva ricevuto sacramentalmente.
Questo aiuta anche a comprendere la profondità del suo ministero della riconciliazione. Papa Francesco, ricordandolo nel giorno della beatificazione, lo definì «consigliere prudente di tante anime e messaggero di pace». Non si tratta semplicemente di due qualità umane che la storia gli ha riconosciuto. Dentro quella capacità di accompagnare, riconciliare e ricostruire la pace possiamo intravedere la maturazione di una vita che aveva progressivamente imparato a lasciarsi plasmare dalla grazia ricevuta. (Papa Francesco, Angelus del 12 gennaio 2025)
Pensare oggi al Battesimo di Merlini diventa allora qualcosa di più della commemorazione di un anniversario.
Duecentotrenta anni ci separano da quella mattina spoletina e quasi tutto è cambiato intorno al fonte battesimale: la società, la Chiesa, le forme della vita religiosa e il modo nel quale le persone percepiscono la fede. Rimane però intatta la domanda che il sacramento pone a ciascun cristiano: che cosa è diventato nella mia vita ciò che ho ricevuto?
Papa Francesco amava chiedere ai fedeli se ricordassero la data del proprio Battesimo, proprio perché temeva che un evento decisivo della vita cristiana fosse diventato per molti una semplice informazione conservata in qualche registro parrocchiale. Nel giorno stesso della beatificazione di Merlini tornò ancora una volta su questo tema, invitando a celebrare quella data come la memoria della nostra nascita nello Spirito. (Papa Francesco, Angelus del 12 gennaio 2025)
La vita di un Beato ci mostra che quella nascita può davvero portare frutto.
Merlini non divenne santo in un giorno. La grazia ricevuta il 29 agosto 1795 attraversò settantasette anni di esistenza, incontrando il suo carattere, le sue capacità, le prove del ministero, le responsabilità di governo e gli incontri attraverso i quali Dio gli avrebbe progressivamente mostrato il proprio cammino. La santità riconosciuta dalla Chiesa nel 2025 ci permette di guardare retrospettivamente a quella storia e di comprendere quanto fosse già contenuto, come promessa, dentro il primo sacramento ricevuto.
Forse è proprio questo che rende significativo ricordarne oggi il Battesimo.
Non celebriamo semplicemente l’inizio della biografia di un uomo vissuto due secoli fa. Ricordiamo che anche la santità più riconoscibile nasce dalla stessa grazia che ciascuno di noi ha ricevuto, spesso senza conservarne neppure la memoria della data. Il Beato Giovanni Merlini ci riconduce così a una domanda molto semplice e molto seria: se il Battesimo ci ha realmente consegnati a Cristo, quale forma sta assumendo oggi quella appartenenza nella nostra vita?
La risposta di Merlini ha richiesto un’intera esistenza.
Ed è forse questo il modo più bello di celebrare, duecentotrenta anni dopo, quel 29 agosto 1795: non limitarsi a ricordare il giorno in cui fu battezzato, ma riconoscere nel lungo cammino che seguì ciò che la grazia può compiere quando viene accolta e lasciata maturare nel tempo.
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