don Mario Proietti, C.PP.S.

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Davide e Gionata: l’amicizia che la Bibbia non nasconde e il mondo fraintende

In un commento ricevuto sotto una mia recente riflessione sui cosiddetti “santi transgender”, Daniele Cellini ha espresso una preoccupazione che condivido pienamente: “Questi post sono necessari. Andrebbero contestate anche le letture ideologiche di passi biblici (amicizia tra Davide e Gionata) usati per giustificare rapporti contro natura. Giorni fa, con mio profondo scandalo ed indignazione, anche la figura del beato Newman è stata infangata per presunti rapporti oltre l’amicizia con un uomo.”

Queste parole mettono il dito su una piaga reale: la rilettura ideologica di testi sacri e vite di santi, piegandoli a giustificare comportamenti che la Scrittura e la Tradizione della Chiesa hanno sempre riconosciuto come contrari alla legge di Dio. Non è una semplice differenza di opinione: è una deformazione del testo e della verità storica. È un errore di prospettiva: la Parola di Dio va ascoltata nel contesto in cui è nata, e solo allora se ne coglie la verità.

Il Primo Libro di Samuele ci presenta l’incontro tra Davide e Gionata subito dopo la vittoria su Golia. Il testo dice che “l’anima di Gionata si legò a quella di Davide” e che “Gionata lo amò come se stesso” (1Sam 18,1). Nella lingua ebraica, questo non indica passione carnale, ma un’alleanza di vita, una scelta di fedeltà reciproca sancita davanti a Dio. Gionata, figlio del re, riconosce in Davide l’unto del Signore e compie un gesto di straordinaria rinuncia: gli dona il mantello, la spada, l’arco e la cintura, simboli della dignità e della successione reale (1Sam 18,3–4). Non è una scena di innamoramento, ma il segno di un patto sacro.

Tutta la loro vicenda si svolge sotto la minaccia di Saul, padre di Gionata, che perseguita Davide per gelosia. Gionata rischia la vita più volte pur di proteggere l’amico, non per un capriccio affettivo, ma perché vede in lui il disegno di Dio. La loro amicizia è un’alleanza che resiste al tradimento politico, alle pressioni familiari e al pericolo di morte. Quando si separano, piangono insieme (1Sam 20,41–42): lacrime di chi sa che non si rivedrà più, non di chi è deluso in un rapporto sentimentale.

La frase più discussa si trova nel lamento funebre di Davide: “Il tuo amore per me era meraviglioso, più dell’amore di donna” (2Sam 1,26). Qui bisogna ricordare il genere letterario del qinah, il canto funebre. È poesia, non cronaca: usa immagini forti per trasmettere verità spirituali. Anche i profeti lo utilizzano: in Amos 5,2 Israele è personificato come una vergine caduta e senza speranza di rialzarsi; in Geremia 9,16–20 si chiamano le donne del lamento per piangere su Gerusalemme, non per descrivere un funerale reale, ma per scuotere il cuore del popolo. Così Davide, nel dolore per la perdita di Gionata, eleva la sua fedeltà a un livello che supera in purezza e lealtà qualunque legame umano che lui abbia conosciuto.

Se ci fosse stato un legame sessuale, la Scrittura non lo avrebbe taciuto. La Bibbia racconta senza veli peccati gravi: l’adulterio di Davide con Betsabea, l’incesto di Amnon con Tamar, la perversione di Sodoma. Il silenzio su qualunque aspetto erotico tra Davide e Gionata è segno che non c’era nulla di simile. Sarebbe impensabile che l’autore sacro elevasse a modello di fedeltà qualcosa che la Legge condannava con chiarezza (Lv 18,22).

L’amicizia di Davide e Gionata è una delle pagine più limpide dell’Antico Testamento sulla bellezza di un legame fraterno radicato in Dio. È un’anticipazione di ciò che Cristo insegnerà: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13).

In un tempo in cui l’amicizia è spesso ridotta a interesse, utilità o semplice affinità di gusti, Davide e Gionata ci ricordano che la vera amicizia nasce e cresce nella fedeltà a Dio, è capace di resistere a ogni prova, e si misura non con le parole ma con la disponibilità a donare sé stessi. Questa è la sfida per ogni cristiano: essere amici veri, pronti a sostenere il fratello anche quando costa caro, certi che ogni legame vissuto nella luce di Dio è già un seme di eternità.

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