don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

Oggi
Calendario liturgico

“Avete capito tutte queste cose?” La rete, i pesci e il veleno invisibile

Ho trascorso la notte turbato. Sono stato subissato da messaggi privati che mostravano abusi liturgici perpetrati da sacerdoti durante la celebrazione del Novus Ordo. Confesso che il mio cuore si è riempito di amarezza e dolore. Ho evitato di rispondere ai commenti, perché sapevo che avrei peggiorato la situazione. Ho preferito pregare, e la mia preghiera ieri sera è stata questa:

«Fino a quando, Signore?»
Ti consegno l’amarezza che porto nel cuore.
Non voglio scagliarmi contro nessuno, ma rifugiarmi in Te.
Vedo divisioni, parole dure, sospetti e accuse.
Ma la Tua Chiesa è Tua, Signore, e il Sangue che l’ha redenta è più forte di ogni nostra miseria.
Per questo non mi ribello, non giudico, non alzo barricate.
Grido solo a Te, perché Tu solo puoi guarire le ferite e ricondurre i cuori all’unità.
Donaci occhi puri per riconoscerti nel Mistero che celebriamo.
Donaci lingue che sappiano benedire e non ferire.
Donaci un cuore che arda d’amore per la Tua Croce.
E fa’ che nessuno si perda per colpa delle nostre contese. Amen.

Questa mattina, durante la Messa, con il cuore ancora pesante, ho proclamato il Vangelo davanti a pochi fedeli. E, d’un tratto, è stato come se Gesù entrasse nel mio cuore, mi parlasse e mi consolasse. Le sue parole hanno fatto luce sulla mia amarezza e mi hanno donato una pace che non viene dagli uomini.

Da quell’eco interiore è nata la riflessione che desidero condividere. Non è una risposta polemica, ma un invito a guardare la realtà con la sapienza del Vangelo, per non cadere nella trappola del dispetto e della divisione, ma ritrovare la strada della fedeltà e dell’adorazione.

La rete, i pesci e la sapienza del Maestro

C’è una domanda che oggi Gesù rivolge ai suoi discepoli e che suona come una sfida al cuore della Chiesa: “Avete capito tutte queste cose?”. La scena è semplice: il Maestro ha appena concluso il discorso in parabole sul Regno dei cieli. Ha parlato della zizzania seminata dal nemico, del granello di senape che cresce piccolo ma inarrestabile, del lievito che fermenta la massa, e infine della rete gettata nel mare, che raccoglie pesci di ogni genere. Poi l’annuncio solenne: alla fine, saranno gli angeli a separare i buoni dai cattivi. Non prima, non durante, ma alla fine.

Questa immagine, oggi, è di una potenza sconvolgente. La rete è la Chiesa: dentro ci sono santi e peccatori, liturgie celebrate con riverenza e liturgie trasformate in spettacolo, fedeltà eroiche e disobbedienze arroganti. C’è chi resta ancorato alla Tradizione e chi inventa ogni giorno qualcosa di nuovo, chi vive il Vetus Ordo come un atto di amore e chi lo brandisce come una clava ideologica, chi celebra il Novus Ordo con devozione e chi lo riduce a teatro. Pesci buoni e cattivi, tutti nella stessa rete. E Gesù, con calma divina, ci dice: non siete voi a separare, ma gli angeli. Il giudizio non è vostro.

E allora, perché tanta guerra? Perché una Chiesa che predica il Vangelo della pace è diventata il campo di battaglia di due estremismi: da una parte chi fa della liturgia un laboratorio pastorale dove tutto è tollerato in nome dell’inclusione; dall’altra chi si erge a custode di un mondo ideale, fino a sentirsi autorizzato alla disobbedienza come se fosse una virtù eroica. Si combatte per principio, ma in realtà, come ho sentito nel cuore, tutto si fa per dispetto: si proclama “tutti, tutti, tutti” per irridere al “vecchio”, si denuncia il “tutti, tutti, tutti” per dire al giovane che il nuovo non viene da Dio. È una lotta senza fine, sterile, diabolica. Perché il demonio non lavora solo con l’eresia: lavora anche con il dispetto, con la divisione, con l’illusione di essere giusti mentre si semina discordia.

Il problema non è il Messale di Paolo VI, e non è il Messale di Pio V. Il problema è la perdita del senso del sacro e del principio di autorità. E qui dobbiamo avere il coraggio di dirlo: il modernismo, che San Pio X definì “sintesi di tutte le eresie”, non è morto. Ha cambiato volto, ma continua a corrodere la Chiesa dall’interno. Il suo veleno oggi si chiama tolleranza pastorale: tollerare tutto in nome dell’accoglienza, chiudere gli occhi sugli abusi perché “è meglio non dividere”, e poi, paradossalmente, essere inflessibili e duri con chi non piace al nuovo sistema. È il relativismo denunciato da Benedetto XVI, diventato prassi liturgica ed ecclesiale: ognuno fa ciò che vuole, purché si dichiari in nome della pastorale. Ma quando la pastorale diventa ideologia, allora non guida più le anime, le perde.

E nel frattempo? Il tessuto ecclesiale si lacera. I fedeli non sanno più a chi credere, i pastori si dividono tra loro, le norme diventano consigli opzionali. Così, accanto agli abusi nel Novus Ordo che umiliano la fede e riducono la Messa a show, cresce la tentazione opposta: sentirsi martiri eroici del Vetus Ordo, con uno spirito da catacombe che giustifica ogni disobbedienza. Ma questa non è santità: è la caricatura della santità. La vera croce non è sfidare Roma: è obbedire nella verità, senza rinunciare alla carità e alla fermezza.

E allora, che fare? Tornare alle parole di Gesù. “Avete capito tutte queste cose?”. Abbiamo capito che il Regno è una rete che raccoglie tutto, e che il discernimento ultimo spetta a Dio? Abbiamo capito che il nostro compito non è la guerra, ma la fedeltà? Gesù conclude con una frase che oggi sembra scritta per noi: “Ogni scriba divenuto discepolo del Regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”. Questo è il punto: non rinnegare il nuovo, non idolatrare l’antico. La sapienza è saper estrarre dal tesoro della fede la ricchezza intera, senza amputare nulla. La Tradizione non è un museo, è un fiume vivo: scorre, ma non cambia sorgente.

Se oggi la Chiesa avesse questo coraggio, custodire l’antico senza paura del nuovo, vivere il nuovo senza spezzare le radici, il veleno del modernismo e il rancore dell’integralismo perderebbero terreno. Ma perché questo accada, serve che ciascuno si metta in discussione. Smettiamo di dormire sereni credendo di essere nel giusto, mentre contribuiamo alla divisione. È il più grande inganno del demonio: farci credere santi, mentre ci rende strumenti di lotta.

E allora, chiediamoci davanti al Vangelo di oggi: abbiamo capito queste cose? Forse no. Ma possiamo ricominciare. Non dalla guerra, ma dall’adorazione. Non dall’odio, ma dalla fedeltà. Non dal dispetto, ma dalla sapienza. Perché il tesoro della Chiesa è uno, ed è Cristo: non si svende, non si reinventa, non si divide.

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