don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

Oggi
Calendario liturgico

Nei luoghi della speranza: il cammino del clero nell’anno giubilare 2024-2025

Il cammino di formazione del presbiterio dell’Arcidiocesi di Spoleto-Norcia nell’anno pastorale 2024-2025

Quando il presbiterio dell’Arcidiocesi di Spoleto-Norcia ha iniziato il proprio cammino formativo il 28 novembre 2024, il Giubileo era ancora davanti alla Chiesa come una soglia prossima ad aprirsi. Gli incontri mensili hanno accompagnato la preparazione e i primi mesi dell’Anno Santo, spostandosi in diverse comunità della diocesi. Questa itineranza ha dato forma al percorso: i sacerdoti sono stati invitati a riconoscere i «luoghi della speranza» presenti nel territorio e a lasciarsi interrogare dalla fede vissuta nelle realtà che li accoglievano.

La prima tappa, affidata a mons. Paolo Giulietti, ha posto il presbiterio in cammino. Il pellegrinaggio è apparso come esperienza capace di restituire alla persona il ritmo del passo e di riaprire uno spazio di ascolto. La tradizione cristiana ha custodito la meta religiosa del viaggio e il presente ne riscopre la capacità di trasformare chi parte. Per la pastorale ne è derivata una domanda concreta: come accogliere la storia e la ricerca spirituale di chi arriva nei nostri santuari?

Poche settimane dopo, mons. Rino Fisichella ha condotto i sacerdoti davanti alla Porta Santa. Il segno giubilare è stato riletto nella luce del Salmo 118 e della parola di Cristo: «Io sono la porta». Attraversare quella soglia significa entrare più profondamente nella relazione con il Figlio e ricevere da lui una speranza capace di sostenere il futuro. Il Giubileo ha così mostrato il proprio centro spirituale, oltre la pur necessaria preparazione degli eventi.

A Baiano dom Bernardo Gianni ha spostato l’attenzione verso il cuore del ministro. La vita interiore è stata presentata come radicamento trinitario che permette di attraversare la fatica pastorale con una forza ricevuta dal Signore. La compassione conduce il sacerdote dentro le ferite del proprio tempo, mentre la liturgia restituisce il primato all’opera di Dio e insegna a lasciarsi formare prima di voler formare gli altri.

I tre incontri guidati da dom Alessandro Barban hanno accompagnato il presbiterio dalla preparazione alla Quaresima fino alla soglia della Pasqua. La misericordia che precede la conversione, l’unità dei Vangeli domenicali e la forza mistagogica del Triduo hanno ricondotto la formazione sacerdotale dentro l’anno liturgico. Il ministro viene educato dai misteri che celebra e può guidare il popolo quando egli stesso si lascia raggiungere dalla Parola.

Nel mese di maggio, nell’Abbazia dei Santi Felice e Mauro, Enzo Bianchi ha ripreso il tema della spiritualità presbiterale attraverso la familiarità con la Scrittura e l’intercessione. La riflessione ha toccato anche la qualità umana della vita del prete e la necessità di custodire relazioni fraterne. Una vocazione può apparire desiderabile quando, dentro la fatica, conserva una bellezza umana e una gioia riconoscibile.

La Giornata regionale per la Santificazione Sacerdotale, celebrata il 5 giugno a Collevalenza, ha raccolto il percorso nella misericordia. Il cardinale Angelo De Donatis ha ricordato che il perdono di Dio precede il pentimento e gli offre la possibilità di nascere. Il confessore è chiamato a chiedere lo sguardo di Cristo; egli stesso continua ad accostarsi alla Riconciliazione come figlio bisognoso della grazia che amministra.

Riletti insieme, gli otto incontri mostrano un movimento coerente. Il sacerdote si riconosce pellegrino e attraversa Cristo, unica Porta, per tornare alla sorgente interiore della vocazione. La Quaresima e la Pasqua lo educano a ricevere la misericordia; la Parola e la preghiera custodiscono il suo ministero. La fraternità lo sottrae all’isolamento e rende visibile la comunione nella quale egli è stato ordinato.

La formazione permanente acquista qui il suo significato più vero. Essa mantiene il presbitero nella condizione del discepolo e permette all’ordinazione ricevuta di dispiegare la propria forma lungo tutta la vita. Ogni relatore ha offerto una prospettiva originale, mentre l’unità del percorso è stata assicurata da una domanda ricorrente: da quale relazione con il Signore nasce oggi una vita sacerdotale capace di generare speranza?

Il cammino ha fatto emergere alcune responsabilità per il futuro. La preghiera comune nelle Pievanie può sostenere la comunione sacerdotale e aiutare i confratelli a non affrontare da soli la fatica del ministero. La formazione liturgica domanda continuità, affinché i tempi forti siano vissuti come sorgenti di vita spirituale. Anche la catechesi sulla Riconciliazione deve ritrovare profondità e condurre le comunità verso l’esperienza della misericordia.

Ciò che è stato ascoltato attende ora di diventare stile ordinario. Ogni incontro ecclesiale corre il rischio di essere assorbito dal calendario; la memoria permette invece di riconoscere il filo di un cammino e di verificare la vita alla luce delle consegne ricevute. Il frutto della formazione apparirà nella qualità della preghiera, nella cura delle celebrazioni e nella disponibilità verso le persone che cercano una porta aperta verso Dio.

Nei luoghi della speranza il presbiterio ha scoperto ancora una volta di essere esso stesso pellegrino. Questa consapevolezza rende più evangelico il compito di guida: chi accompagna il popolo conosce la fatica della strada, vive della medesima misericordia e tiene lo sguardo rivolto alla stessa meta. Il Giubileo può così attraversare il ministero dall’interno e restituirgli la gioia di condurre ogni persona verso Cristo.

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