Giornata per la Santificazione Sacerdotale del 5 giugno 2025 presso il Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza
Il 5 giugno il Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza ha accolto i vescovi e i sacerdoti delle diocesi umbre per la Giornata regionale per la Santificazione Sacerdotale, promossa dalla Conferenza Episcopale Umbra. Dopo il canto dell’Ora Media e l’invocazione del Veni Creator Spiritus, mons. Renato Boccardo, presidente della CEU, ha introdotto il tema richiamando la necessità di riscoprire il sacramento della Riconciliazione nel tempo giubilare. La meditazione è stata affidata al cardinale Angelo De Donatis, Penitenziere Maggiore.
Il Giubileo è stato presentato come un «entrare nella vita» attraverso la misericordia. Il Cardinale ha richiamato il rischio di una pratica cristiana nella quale i gesti rimangono separati dall’incontro con il Redentore. L’esperienza delle basiliche romane offriva un segno diverso: le lunghe file davanti ai confessionali rivelavano una domanda di perdono che attraversava persone dalla storia religiosa molto varia.
Il cuore della relazione è stato la precedenza della grazia. Nel Vangelo, il perdono di Gesù raggiunge la persona e apre la strada alla conversione. Esso non costituisce il premio concesso dopo che l’uomo ha rimesso ordine nella propria vita; è l’evento che permette di rialzarsi. Lo sguardo rivolto a Pietro dopo il rinnegamento manifesta questa logica: il discepolo piange perché scopre di essere ancora amato.
Anche l’incontro di Gesù con la donna adultera mostra una misericordia che libera dalla condanna e orienta verso una vita nuova. La verità sul peccato rimane pienamente presente e viene pronunciata dentro una relazione salvifica. In questa luce, la Confessione appare come passaggio dalla morte alla vita e come rinnovamento della dignità filiale ricevuta nel Battesimo.
Il Cardinale ha rivolto ai confessori una consegna semplice: domandare al Signore i suoi occhi e il suo cuore. Ogni penitente porta una storia concreta, nella quale possono essere presenti ferite e responsabilità diverse. Il discernimento richiede tempo, formazione e prudenza. L’applicazione impersonale di una formula non può sostituire l’ascolto di una coscienza che cerca di tornare a Dio.
Il sacerdote vive della stessa misericordia che è chiamato a celebrare. Un confessore stabile e una frequenza regolare al sacramento aiutano il presbitero a rimanere discepolo, custodiscono l’umiltà e rendono più umano il suo modo di accogliere. La disponibilità verso i penitenti nasce con maggiore verità quando il ministro conosce personalmente la consolazione di essere perdonato.
Il confronto ha toccato la catechesi sacramentale e l’accompagnamento delle situazioni familiari complesse. È emersa l’esigenza di una prassi capace di evitare risposte sbrigative e di seguire le indicazioni offerte da Amoris laetitia, distinguendo la condizione oggettiva dalla responsabilità soggettiva. Questo discernimento appartiene al foro interno e domanda fedeltà all’insegnamento della Chiesa insieme a una reale conoscenza della persona.
Si è parlato anche di coloro che, per la loro situazione, non possono ricevere sacramentalmente l’Eucaristia. La comunità è chiamata a farli sentire parte del Corpo ecclesiale e ad accompagnarli verso forme autentiche di comunione con Cristo attraverso la preghiera e la carità. La rinuncia può diventare un luogo di fedeltà quando è vissuta dentro una comunità che accoglie e sostiene.
La celebrazione eucaristica, presieduta dal cardinale De Donatis con i vescovi umbri, ha raccolto la giornata attorno alla preghiera di Gesù per l’unità. Nell’omelia il Cardinale ha indicato l’isolamento come una ferita capace di indebolire la vita presbiterale. La comunione chiede fiducia reciproca e disponibilità a compiere il primo passo verso un confratello che si sta chiudendo.
La santificazione del sacerdote si è così mostrata legata alla misericordia ricevuta. Il ministro della Riconciliazione rimane un uomo perdonato e custodisce l’unità perché sa di vivere dentro un Corpo che lo precede. Da Collevalenza il presbiterio umbro è ripartito con un compito quotidiano: farsi trovare da chi cerca il perdono e tornare esso stesso, con fedeltà, alla sorgente della grazia.

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