don Mario Proietti, C.PP.S.

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Pellegrini di una sola casa

Il pellegrinaggio giubilare della Pievania alla Madonna del Fosco – 25 maggio 2025

Il mattino del 25 maggio 2025 si aprì con un cielo terso e una luce già estiva. A Montecchio, Bastardo e Giano, fin dalle prime ore, le comunità si preparavano a partire verso il Santuario della Madonna del Fosco. C’erano le statue dei santi patroni, i rosari tra le mani, le bande musicali e quel movimento particolare che precede i giorni attesi a lungo. Ogni paese avrebbe percorso la propria strada e, a un certo punto, quelle strade sarebbero diventate una sola.

A Montecchio la gioia del pellegrinaggio era attraversata dal dolore per la morte di Alberto, avvenuta la sera precedente. Le campane suonarono con discrezione e, prima della partenza, affidammo la sua anima alla Madonna del Fosco. Poi il corteo si mise in cammino con le statue della Vergine, di san Bartolomeo e di santa Rita, accompagnato dalla preghiera del Rosario e dalla banda musicale. Anche il dolore di una famiglia entrava così nella preghiera di tutti e prendeva la strada del Santuario.

Da Bastardo don Nolberto guidò i pellegrini lungo l’antica strada di campagna che passa accanto alla chiesetta della Madonna del Pianto e sale verso San Felice. A Giano avvenne qualcosa che diede immediatamente alla giornata un significato particolare: l’Arcivescovo Renato Boccardo si unì al cammino senza paramenti, semplicemente come pellegrino tra i pellegrini. Portava con sé il desiderio di affidare a Maria la Pievania che muoveva allora i suoi primi passi e le preoccupazioni delle comunità che gli erano affidate.

Durante il tragitto l’Arcivescovo propose alcune soste di preghiera. La prima riportò ciascuno a ciò che portava dentro di sé: un pellegrinaggio coinvolge i piedi e raggiunge anzitutto il cuore, perché lungo la strada ciascuno consegna al Signore la propria vita con le sue ferite, le attese e le speranze. Maria veniva indicata come colei che accompagna verso il Figlio e insegna a non lasciare fuori dalla preghiera nulla di ciò che realmente siamo.

Un’altra sosta fu dedicata alla preghiera di Maria per noi, adesso, nel momento concreto che ciascuno sta vivendo. L’Arcivescovo affidò alla Vergine le famiglie e le diverse generazioni che abitano il territorio. Camminare verso il Fosco significava allora riconoscere una presenza materna capace di accompagnare la vita quotidiana e di raccogliere le intenzioni portate silenziosamente lungo la strada.

Nel frattempo anche Castagnola si preparava. Alle 10.15 don Emo guidò verso il Santuario la piccola comunità che da sempre custodisce quella chiesa. Quel giorno spettava proprio a loro accogliere quanti sarebbero arrivati dai diversi paesi. Era un’immagine semplice e preziosa: una delle comunità più piccole della Pievania diventava per alcune ore la casa nella quale tutte le altre sarebbero state ricevute.

Nei pressi del bivio per San Felice si incontrarono i pellegrini provenienti da Giano e Bastardo. Lì l’Arcivescovo parlò di riconciliazione e perdono, ricordando che camminare insieme domanda di ricomporre ciò che si è spezzato e di lasciare alle spalle le incomprensioni che impediscono alla comunione di crescere. Quelle parole assumevano un significato particolare dentro una Pievania che stava imparando a superare confini antichi e a riconoscere come propria anche la vita delle comunità vicine.

Poco dopo arrivò il gruppo di Montecchio. La banda precedeva la statua della Madonna e annunciava da lontano l’incontro. L’Arcivescovo richiamò allora il tema della santità, ricordando che i santi sono uomini e donne che hanno trasformato la propria vita in un cammino verso Dio. Le statue portate dai paesi non erano dunque semplici elementi di una tradizione: rappresentavano storie di fede che ciascuna comunità custodiva e che quel giorno venivano consegnate a un patrimonio comune.

Da quel momento il corteo divenne uno. Le bande di Montecchio e Giano, i gruppi provenienti da Bastardo e dagli altri paesi, le statue e i pellegrini scesero insieme verso il Santuario. L’Ave Maria accompagnava il cammino e il Salve Regina, intonato dall’Arcivescovo, segnò l’avvicinarsi alla piccola chiesa. La campana del Fosco cominciò a suonare festosamente mentre Castagnola accoglieva tutti. Ciò che fino a poco prima aveva avuto strade differenti trovava finalmente un’unica direzione.

La celebrazione eucaristica raccolse il senso di quanto era avvenuto lungo il percorso. Concelebrarono con l’Arcivescovo don Giuseppe Iavarone, don Nolberto, don Emo Moretti e don Mario Proietti. Nel saluto iniziale mons. Boccardo offrì un’immagine che sarebbe rimasta come una delle chiavi più belle della giornata: «Questa è la casa della Madre, e voi siete i figli che da luoghi diversi tornano a casa». La Madonna, disse, riconosce i suoi figli e li accoglie, mentre ciascuno può affidarle ciò che ha portato nel cuore perché lei lo conduca al Figlio Gesù.

L’omelia prese avvio dalla promessa evangelica dello Spirito Santo, che insegna e ricorda. L’Arcivescovo invitò a riscoprire un ascolto interiore capace di orientare dentro il rumore delle parole e delle opinioni che circondano la vita. Lo Spirito parla alla coscienza e accompagna il discernimento, rispettando la libertà dell’uomo. Per riconoscerne la voce occorre raccogliere ciò che spesso rimane disperso e riportare la propria esistenza verso il centro.

Il secondo verbo, ricordare, aprì la riflessione sulla memoria cristiana. Ricordare nella Scrittura significa leggere la propria storia alla luce della fede e imparare a riconoscere la presenza di Dio dentro gli avvenimenti. Maria ne è il modello perché custodisce nel cuore fatti e parole e li mette in relazione. Proprio nel giorno in cui comunità differenti portavano al Santuario la memoria dei propri santi e delle proprie devozioni, questo invito acquistava una particolare concretezza: anche una Pievania deve imparare a custodire e intrecciare le memorie dei luoghi che la compongono.

Alla scuola di Maria, continuò l’Arcivescovo, la vita cristiana ritrova la propria misura nelle responsabilità quotidiane, nella ricerca del bene e nella fedeltà alla grazia. La felicità che una madre desidera per i propri figli assume allora la forma di una vita pacificata, riconciliata con Dio e capace di generare bontà e misericordia. La preghiera pronunciata lungo il cammino ritornò alla conclusione dell’omelia: «Prega per noi, adesso», dentro ciò che ciascuno spera, teme e porta con fatica.

Al termine della Messa don Giuseppe ringraziò quanti avevano reso possibile una giornata che definì storica: l’Arcivescovo, i sacerdoti, il sindaco Manuel Petruccioli, le autorità, le forze dell’ordine, i volontari, le bande musicali e le comunità locali giunte con i propri santi. Rivolse anche un ringraziamento particolare a don Mario per il lavoro svolto nella fase di avvio della Pievania, esprimendo con parole molto chiare il passaggio che si stava cercando di compiere: dall’idea di Pievania come struttura organizzativa a «una Pievania vissuta da una comunità fatta di persone di cuore».

Fu poi l’Arcivescovo a raccogliere in poche parole il significato ecclesiale di ciò che tutti avevano davanti agli occhi. Si compiacque di una tradizione capace di riunire le diverse comunità in un’unica grande comunità e aggiunse: «Questa è la via». La ricchezza e anche la povertà di ciascun paese, spiegò, appartengono alla ricchezza e alla povertà dell’insieme. Le differenze possono diventare occasione di arricchimento reciproco quando vengono accolte dentro un cammino condiviso.

Rilette oggi, quelle parole sembrano anticipare molto di ciò che avremmo cercato di vivere nei mesi successivi. La Pievania avrebbe continuato a misurarsi con la forza delle identità locali e con la fatica di costruire una vera appartenenza comune. Quel 25 maggio ci fu offerta un’immagine concreta della direzione: partire dalla propria chiesa, portare con sé ciò che si ama e incontrare gli altri lungo la strada, fino a scoprire che nessuna comunità perde il proprio volto quando entra nella comunione.

Nel pomeriggio le statue sarebbero tornate nei rispettivi paesi. Prima della partenza, i fedeli si raccolsero ancora sotto lo sguardo di Maria per la recita del Rosario. Dopo il movimento delle processioni e la solennità della celebrazione rimaneva un tempo più quieto, nel quale consegnare alla Vergine le fatiche quotidiane e quanto ciascuno aveva custodito durante quella giornata.

Il pellegrinaggio giubilare del 25 maggio 2025 appartiene all’ultimo tratto dell’anno pastorale 2024-2025 e merita di essere conservato nella memoria della Pievania proprio perché racconta una delle prime volte in cui il cammino comune assunse una forma visibile. Quattro comunità si mossero dalle proprie case e confluirono verso il Fosco, accompagnate dai loro sacerdoti e dall’Arcivescovo. Il momento decisivo arrivò quando i diversi cortei smisero di essere cortei distinti e divennero un solo popolo in cammino verso la casa della Madre.

Quel giorno ci lasciò una direzione che conserva ancora la sua forza. La Pievania cresce quando la storia di un paese diventa preziosa anche per gli altri e quando una devozione locale sa aprire le proprie porte a una comunità più grande. Sotto lo sguardo della Madonna del Fosco abbiamo intravisto ciò che avremmo dovuto imparare con pazienza negli anni successivi: camminare insieme permette al Vangelo di mettere radici e ci aiuta a riconoscerci, finalmente, pellegrini di una sola casa.

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