don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

Oggi
Calendario liturgico

IL PERDONO IMPEDISCE ALLA FERITA DI GOVERNARE

Per entrare nella meditazione

Cari amici buongiorno e buona domenica. Il nome di Maria ci ha ricondotti alla grazia che precede la paura. La liturgia domenicale entra ora in una ferita precisa: l’offesa ricevuta e il risentimento che può continuare a governare la memoria. Nel mese precedente la parabola del padre misericordioso ci aveva mostrato l’abbraccio che restituisce il figlio alla casa; Gesù ci conduce dalla misericordia ricevuta alla decisione di perdonare. Il perdono conserva la verità dell’accaduto e lascia alla giustizia il suo compito. Chiediamo che il male non continui a determinare il nostro futuro attraverso il desiderio di vendetta.

Parola da meditare

«Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette» (Mt 18,21-35)

Mettiti alla presenza di Dio

Porta davanti al Padre una ferita ricevuta e riconosci la misericordia con cui Egli ha raggiunto la tua vita. Non costringere il cuore a provare sentimenti che ancora non possiede. Chiedi una volontà disponibile alla parola di Gesù e una memoria capace di ricordare il debito che ti è stato rimesso. Prega lentamente: Padre misericordioso, mostrami la misura del perdono ricevuto. Rendi libero il mio cuore e guidalo verso il passo di verità che oggi può compiere.

Ascolta

Pietro cerca un numero che stabilisca il limite del perdono. Gesù lo conduce oltre il calcolo e racconta di un servo davanti al re. Il debito è immenso, il servo supplica e il padrone lo lascia andare condonandogli tutto. Uscito da quella presenza, l’uomo incontra un compagno e dimentica la misericordia appena ricevuta. Sosta sul gesto del re: «ebbe compassione». Il perdono cristiano nasce da questa misericordia preveniente. Prima di essere un compito affidato al discepolo, è il dono nel quale egli vive.

Considera

Pietro cerca una misura che stabilisca fino a quando il perdono sia dovuto. Gesù lo conduce oltre il calcolo attraverso una parabola costruita sulla sproporzione: il primo servo riceve il condono di un debito impossibile da restituire e, appena uscito, tratta il proprio compagno come se nulla fosse accaduto. La misericordia avrebbe dovuto trasformare la sua memoria. Il problema non è soltanto ciò che egli fa al fratello, ma il fatto che vive come se non fosse appena stato salvato da un debito che lo superava. Il perdono cristiano nasce da questa precedenza: prima di diventare un compito, è il dono nel quale il discepolo scopre di vivere.

Sant’Agostino vede nel debito condonato la remissione ottenuta da Dio e nelle offese tra gli uomini il debito del compagno (Sermone 83). Il Padre nostro ricompone ogni giorno questa memoria: chiediamo di essere perdonati mentre domandiamo che la misericordia ricevuta diventi la misura del nostro rapporto con gli altri. Il Catechismo ricorda che il perdono cristiano raggiunge il cuore quando esso accetta di consegnare allo Spirito la ferita ricevuta (CCC 2840-2845). Questo non significa che i sentimenti cambino immediatamente. La volontà può rinunciare alla vendetta mentre la parte affettiva rimane in tumulto e il corpo continua a reagire alla memoria dell’offesa.

È importante non trasformare questa lentezza in una colpa ulteriore. Il corpo possiede una memoria: una voce può provocare tensione e un luogo può riaccendere la paura. In certe ferite il processo di guarigione richiede tempo, preghiera e anche un accompagnamento competente. Perdonare non significa obbligarsi a sentire ciò che ancora non sentiamo. Significa sottrarre progressivamente la nostra libertà al progetto della vendetta e consegnare a Dio il giudizio ultimo, ripetendo questa scelta ogni volta che il rancore tenta di riprendere il governo della vita.

La verità e la giustizia appartengono a questo cammino. Una colpa coperta continua a esercitare il proprio dominio. Una denuncia può essere necessaria per proteggere la vittima e impedire che il male si ripeta; una restituzione può riconoscere la responsabilità di chi ha agito. In alcune situazioni la distanza rimane indispensabile. Il perdono interiore e la riconciliazione visibile non coincidono automaticamente. La seconda domanda il riconoscimento della colpa, un cambiamento credibile e condizioni che rendano nuovamente possibile la fiducia. Per questo la Chiesa non può usare la parola evangelica sul perdono per costringere una vittima a tornare dentro una relazione pericolosa.

Anche chi ha offeso deve lasciarsi giudicare dalla parabola. Il servo usa la misericordia ricevuta come un privilegio privato e continua a opprimere il compagno. Il perdono di Dio non rende irrilevante la responsabilità; la rende possibile. Chi ha ferito è chiamato a confessare la colpa, accettarne le conseguenze e compiere, per quanto possibile, un cammino di riparazione. Chiedere alla persona ferita una pace immediata può diventare un modo religioso per sottrarsi alla conversione. La misericordia non copre il male, lo porta alla verità perché possa essere vinto.

Cristo realizza pienamente questa parola sulla Croce. La sua misericordia non nasce dal fatto che il male sia piccolo, ma dalla carità con cui egli entra nella nostra inimicizia e offre se stesso per i peccatori. Ogni perdono cristiano riceve forza da questa sorgente e non dalla semplice capacità psicologica di dimenticare. Domani, nella festa dell’Esaltazione della Santa Croce, contempleremo proprio il luogo nel quale la misericordia non nega la gravità del peccato e, nello stesso tempo, gli impedisce di avere l’ultima parola.

Guarda la tua vita alla luce di Cristo

Quale offesa continua a determinare le tue reazioni e a occupare lo spazio interiore? Il passo che oggi ti è chiesto riguarda la rinuncia alla vendetta, la ricerca di protezione oppure il riconoscimento sincero di un male che hai compiuto? Ricorda una misericordia concreta ricevuta da Dio. Rimani su quella memoria finché il cuore riconosce di vivere dentro un debito condonato.

Parla al Signore

Padre misericordioso,
tu hai avuto compassione di me
e hai rimesso il debito che non potevo pagare.
Raggiungi la ferita che ancora governa i pensieri.
Donami la libertà di rinunciare alla vendetta
e il coraggio di camminare nella verità.
Proteggi chi ha subito il male.
Conduci alla conversione chi lo ha compiuto.
Quando i sentimenti restano in tumulto,
rinnova in me la scelta di affidarti il giudizio. Amen.

Riforma la tua giornata

Scegli oggi un atto concreto di rinuncia alla vendetta, interrompendo una fantasia o un gesto con cui continui interiormente a colpire chi ti ha ferito.

Custodisci nel cuore

«Abbi pazienza con me»

Padre, rendimi libero dalla vendetta.

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