Da San Clemente alla Santissima Trinità, tra olivi e memorie di famiglia, una piccola comunità racconta come si può cambiare forma senza perdere le proprie radici.
A Macciano la storia sembra stare soprattutto nella terra. Le case si raccolgono dentro un paesaggio segnato dagli olivi e dai Monti Martani, e perfino le memorie più antiche emergono come radici che il tempo non è riuscito a cancellare del tutto. Il nome del luogo è cambiato nel corso dei secoli, comparendo nelle fonti anche come Mazzocco e Mazzano, mentre il piccolo centro seguiva le vicende di Giano, Spoleto e del territorio che un tempo veniva indicato come Normannia.
Non è necessario seguire uno per uno tutti i passaggi delle antiche amministrazioni per comprendere Macciano. Basta accorgersi che questa comunità ha conosciuto molte forme diverse e ha continuato a esistere attraversandole. Lo stesso è accaduto alla sua storia cristiana.
Una chiesa scomparsa e una chiesa ricostruita
La memoria religiosa più antica conduce alla chiesa di San Clemente, un tempo collegata al plebanato di Santa Maria di Lucciano e successivamente al Capitolo di Spoleto. L’edificio antico è scomparso. Rimane però la memoria del luogo e, soprattutto, la continuità della presenza cristiana.
Nel 1947, nel sito legato all’antica San Clemente, venne costruita la chiesa moderna. La visita pastorale del 2013 permette di identificarne con chiarezza la dedicazione: Santissima Trinità. È un particolare importante perché racconta bene ciò che è avvenuto. La comunità non ha potuto conservare materialmente la vecchia chiesa e ha costruito un nuovo spazio nel quale continuare a pregare.
Tra San Clemente e la Santissima Trinità non c’è quindi soltanto la distanza tra un edificio antico e uno moderno. C’è una comunità che ha attraversato il cambiamento. Le forme sono mutate, la necessità di avere un luogo nel quale ascoltare la Parola e celebrare la propria fede è rimasta.
«Sottolineare ciò che unisce»
Il 15 ottobre 2013 l’Arcivescovo Renato Boccardo arrivò a Macciano durante la visita pastorale alle comunità del territorio. Nella chiesa della Santissima Trinità celebrò l’Eucaristia e rivolse ai presenti un invito che, riletto oggi, sembra scritto quasi per il cammino della Pievania: imparare a lavorare su se stessi e a «sottolineare ciò che unisce».
La frase nasceva dalla Parola ascoltata quel giorno e dalla concretezza della vita comunitaria. Andare d’accordo non è mai un automatismo, soprattutto nei luoghi nei quali le relazioni sono strette e tutti si conoscono. La fede, ricordava il Vescovo, ha bisogno di diventare vita e di coinvolgere realmente le persone.
Dieci anni prima della nascita ufficiale della Pievania, in una piccola chiesa di Macciano veniva così indicata una delle condizioni che rendono possibile ogni comunione ecclesiale: imparare a riconoscere ciò che ci tiene insieme e scegliere di averne cura.
L’olivo antico e la memoria delle famiglie
Il territorio di Macciano custodisce anche un’immagine che appartiene alla sua storia agricola: un antico olivo, ricordato dalle fonti locali come olivo millenario. Intorno a quell’albero sono cresciute generazioni e si sono tramandati racconti familiari. I bambini provavano ad abbracciarne il grande tronco prendendosi per mano; gli adulti continuavano a lavorare gli oliveti che avevano ricevuto.
L’olivo non ha bisogno di diventare una metafora costruita a tavolino. La sua vita dice già abbastanza. Affonda nella stessa terra per moltissimo tempo e continua a produrre rami nuovi. Qualcuno lo ha piantato, altri lo hanno potato e curato, altri ancora ne hanno raccolto i frutti. Nessuna generazione può dire di aver cominciato da zero.
Anche la fede di Macciano è arrivata così. Ha attraversato chiese scomparse, famiglie, sacerdoti, feste e cambiamenti che oggi conosciamo soltanto in parte. Ogni generazione ha ricevuto qualcosa e ha dovuto decidere se lasciarlo inaridire oppure consegnarlo.
Un Cardinale che continuava a tornare
Alla memoria di Macciano è legata anche la famiglia del cardinale Basilio Pompilj. Nato a Spoleto nel 1858 e divenuto una delle figure più importanti della Chiesa romana del suo tempo, fu creato cardinale da san Pio X e dal 1913 fu Vicario generale per la diocesi di Roma.
La storia locale conserva soprattutto il suo legame con queste terre, dove viveva il fratello e dove il Cardinale trascorreva periodi di riposo. La casa della famiglia reca ancora lo stemma dei Pompilj. È il ricordo di un uomo arrivato a responsabilità molto alte che continuava a tornare in un piccolo centro dei Martani.
Questo rapporto è più interessante delle leggende sorte successivamente intorno alla sua figura. Ci parla di appartenenza. Si può essere condotti molto lontano dalla vita e continuare a riconoscere un luogo come parte delle proprie radici.
Macciano dentro la Pievania
Macciano apparteneva pastoralmente alla parrocchia di San Michele Arcangelo in Giano e oggi entra nel cammino della Pievania di San Felice. Per una piccola comunità questo significa imparare nuovamente ciò che la sua storia conosce già: le forme possono cambiare e la continuità non consiste nel ripetere ogni cosa esattamente come prima.
San Clemente non esiste più e la Santissima Trinità ne ha raccolto, in un’altra epoca e con un altro titolo, la funzione di casa della preghiera. Le vecchie strutture parrocchiali lasciano oggi spazio a una pastorale condivisa. Ciò che conta è che la comunità continui ad avere persone capaci di custodire il luogo, la memoria e la fede ricevuta.
La domenica vissuta nei Centri eucaristici permette a Macciano di entrare nell’assemblea più grande della Pievania. La chiesa della Santissima Trinità rimane nello stesso tempo il luogo nel quale il paese può continuare a pregare e a ritrovarsi nelle occasioni che gli appartengono. Le due appartenenze non si escludono: una offre radici, l’altra apre rami nuovi.
È forse questo che Macciano può consegnare alla Pievania. Le radici servono perché la pianta possa crescere, non perché rimanga identica a se stessa. Dentro una Chiesa che sta imparando nuove forme pastorali, questa piccola comunità ricorda che cambiare non significa necessariamente perdere.
L’olivo continua a stare nella sua terra e ogni anno produce qualcosa che prima non c’era. La fede vive allo stesso modo quando rimane profondamente radicata e accetta ancora di generare futuro.
Per approfondire
- Comune di Giano dell’Umbria, portale turistico istituzionale: Macciano e la memoria di San Clemente.
- Arcidiocesi di Spoleto-Norcia, Resoconto della Visita Pastorale nelle parrocchie di Giano dell’Umbria e Bastardo, 2013.
- Fonti istituzionali ed ecclesiastiche relative al cardinale Basilio Pompilj.
- Documentazione locale sulla tradizione olivicola di Macciano.

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