Dalla memoria di Santa Maria di Lucciano alla chiesa di San Filippo Neri e Santa Lucia, la storia di una comunità cresciuta tra le case e la campagna.
Fabbri non ha mura medievali né una piazza che raccolga tutto il paese. Le case accompagnano la strada e si aprono verso la campagna, dentro un paesaggio nel quale olivi e terreni coltivati hanno scandito per generazioni il ritmo del lavoro. È proprio in questa apparente semplicità che bisogna cercare la storia della comunità, perché la fede qui non si è espressa attraverso un grande monumento: ha abitato le case, la chiesa lungo la strada e le relazioni tra le persone.
Eppure le radici cristiane di questo territorio conducono molto indietro nel tempo. Nell’area di Fabbri sorgeva l’antica Santa Maria di Lucciano, oggi quasi completamente scomparsa. Le fonti la ricordano come chiesa matrice di un plebanato al quale appartenevano altri edifici sacri dei dintorni. Là dove oggi rimangono poche tracce esisteva dunque un punto di riferimento ecclesiale capace di raccogliere un territorio più ampio.
È una memoria discreta, affidata più agli archivi che al paesaggio. E forse proprio per questo aiuta a comprendere una cosa importante: la vita della Chiesa in questi luoghi è più antica delle forme nelle quali siamo abituati a riconoscerla. Edifici e confini cambiano, mentre la fede continua a cercare una casa.
Una chiesa lungo la strada
La casa della comunità è oggi la chiesa di San Filippo Neri e Santa Lucia, costruita nel Seicento e inserita direttamente nel tessuto dell’abitato. Non domina il paese dall’alto; si incontra quasi passando. La sua posizione racconta bene Fabbri: la chiesa sta tra le case, vicina alla vita ordinaria delle famiglie.
La devozione a Santa Lucia continua a dare forma a uno degli appuntamenti più sentiti della comunità. Rosario ed Eucaristia si intrecciano con momenti conviviali e iniziative che permettono agli abitanti di ritrovarsi. Ancora nel 2026 la festa compare nella vita pubblica del paese, segno di una tradizione che non è rimasta chiusa nei ricordi di qualche generazione precedente.
Le feste dei piccoli centri hanno spesso questa capacità: tengono insieme ciò che la vita quotidiana tende a disperdere. Chi abita ancora nel paese incontra chi vi torna, le famiglie si ritrovano e la chiesa torna a essere il punto attorno al quale la comunità riconosce una storia comune. La fede popolare vive anche così, attraverso gesti che sembrano consueti finché qualcuno smette di compierli e ci si accorge di quanto fossero importanti.
Quando una comunità mette insieme le proprie mani
Un episodio del 2010 racconta Fabbri con una leggerezza che vale la pena conservare. In occasione di una rassegna dei presepi, quindici ricamatrici lavorarono per oltre quattro mesi alla realizzazione di un grande presepe a punto croce, mentre quattro uomini prepararono il telaio. Il lavoro ottenne il primo premio.
Non è la vittoria a renderlo interessante. È il tempo speso insieme. Persone differenti misero la propria capacità al servizio di un segno cristiano destinato alla comunità. In quella pazienza c’è qualcosa della storia dei piccoli paesi: ciò che rimane nasce spesso da qualcuno che accetta di dedicare ore a un bene che non appartiene soltanto a lui.
Lo stesso tratto appare nella visita pastorale del 2013. La sera del 17 ottobre l’Arcivescovo Renato Boccardo raggiunse Fabbri per la recita del Rosario. Il resoconto diocesano parla di una comunità «più popolosa e conseguentemente vitale» e registra una partecipazione numerosa. Non si trattava di una solennità particolare, semplicemente di persone che alle nove di sera si erano ritrovate nella loro chiesa per pregare insieme.
Una vocazione nata qui
Tra i presenti quella sera vi era anche don Francesco Bartoloni C.PP.S., nativo di Fabbri e già Moderatore Generale dei Missionari del Preziosissimo Sangue. Il suo percorso ha condotto il nome di questa piccola comunità ben oltre il territorio gianese e crea un legame particolare con l’Abbazia di San Felice e con la famiglia missionaria che la abita.
Una vocazione non nasce mai soltanto da un luogo, e sarebbe troppo facile costruire collegamenti automatici. Rimane però significativo che da queste case e da questa comunità sia partito un sacerdote chiamato poi a servire una Congregazione presente in diversi Paesi. Anche i piccoli centri generano storie che raggiungono molto lontano.
Fabbri dentro la Pievania
Per lungo tempo Fabbri ha vissuto la propria appartenenza ecclesiale dentro la parrocchia di San Michele Arcangelo in Giano. La Pievania di San Felice allarga ora quella relazione e chiede alla comunità di custodire la propria identità dentro un cammino condiviso con gli altri centri.
La storia di Santa Maria di Lucciano offre, senza bisogno di forzare paragoni, un ricordo interessante. Molti secoli fa questa parte del territorio conosceva già una rete di chiese legate a un centro ecclesiale comune. Il mondo che produsse quella struttura è lontanissimo dal nostro, eppure ci ricorda che nessuna comunità cristiana è mai vissuta davvero da sola.
Oggi la chiesa di San Filippo Neri e Santa Lucia continua a essere il luogo nel quale Fabbri custodisce la propria memoria. La Pievania invita gli abitanti a portare quella memoria dentro una casa più grande, sapendo che una comunità locale rimane viva quando le persone continuano a sentirsi responsabili della preghiera, della festa e delle relazioni che tengono unito il paese.
Forse è proprio questa la parola che Fabbri consegna alla Pievania: comunità. Non un concetto astratto, bensì persone che si riconoscono, mettono insieme le proprie mani, pregano nella stessa chiesa e decidono che ciò che hanno ricevuto merita ancora cura.
Dell’antica Santa Maria di Lucciano rimangono ormai poche tracce. La fede che quelle pietre rappresentavano continua però nelle persone. Finché qualcuno sentirà quella piccola chiesa tra le case come una parte della propria storia, Fabbri avrà ancora qualcosa da consegnare a chi verrà dopo.
Per approfondire
- Comune di Giano dell’Umbria, portale turistico istituzionale: Fabbri, Santa Maria di Lucciano e San Filippo Neri.
- Documentazione storico-ecclesiastica sul plebanato di Santa Maria di Lucciano.
- Arcidiocesi di Spoleto-Norcia, Resoconto della Visita Pastorale nelle parrocchie di Giano dell’Umbria e Bastardo, 2013.
- Documentazione locale sulla festa di Santa Lucia e sulla vita della comunità.

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