
Per entrare nella meditazione
Cari amici buongiorno e buon fine settimana. Il grido del Salmo ci ha condotti fino alla Croce. Nella memoria di santa Teresa di Calcutta contempliamo più direttamente Colui che la Scrittura chiama «uomo dei dolori, conoscitore della sofferenza». Cristo non guarda la miseria umana da una distanza protetta: assume la nostra carne, porta il peccato del mondo e attraversa la Passione nell’amore. Il suo «Ho sete» ha spinto Teresa verso persone dalle quali molti distoglievano lo sguardo. Chiediamo che il Servo sofferente purifichi il nostro modo di guardare il dolore e ci renda capaci di riconoscere la persona che ci viene affidata.
Parola da meditare
«Egli si è caricato delle nostre sofferenze» (Is 53,3-5)
Mettiti alla presenza di Dio
Contempla Cristo nel Servo annunciato da Isaia. Porta davanti a Lui una sofferenza che ti rende difficile credere di essere compreso. Chiedi di riconoscere nel suo corpo ferito la vicinanza di Dio e la sorgente della tua riconciliazione.
Ascolta
Isaia descrive un uomo segnato dal dolore, davanti al quale gli altri distolgono il volto. Il Servo porta il peso che appartiene al popolo e rimane consegnato alla volontà del Signore. La sua sofferenza assume una dimensione vicaria: egli prende su di sé le conseguenze dell’iniquità e apre una via di pace. Sosta sull’espressione «conoscitore della sofferenza». Nella Scrittura conoscere indica un rapporto reale. Cristo non guarda il dolore umano da una distanza protetta. Lo incontra nella carne e lo porta dentro la sua relazione filiale con il Padre.
Considera
Il Servo di Isaia ci impedisce di immaginare un Dio che osserva la sofferenza da una distanza protetta. La Chiesa ha letto questa figura alla luce della Passione, e san Cirillo di Gerusalemme la proponeva ai catecumeni per introdurli al mistero della Croce. Cristo è davvero «conoscitore della sofferenza»: la incontra nella carne, sperimenta il rifiuto e porta il peccato del mondo dentro la propria obbedienza filiale. Il valore redentivo della Passione non nasce dalla quantità del dolore, ma dalla persona del Figlio che si offre nell’amore.
San Giovanni Paolo II insiste su questa distinzione nella Salvifici doloris (17-19). «Dalle sue piaghe siamo stati guariti» significa che dal Crocifisso sgorga la riconciliazione, perché Cristo entra nella frattura prodotta dal peccato e riapre l’accesso al Padre. La guarigione comincia nel perdono e raggiungerà la sua pienezza nella risurrezione. Anche le cure e le guarigioni che riceviamo nel tempo rimangono segni di una salvezza più grande, senza diventare una misura della fede di chi continua a essere malato.
Isaia descrive il Servo come uno davanti al quale gli uomini distolgono il volto e lo giudicano colpito da Dio. È la stessa tentazione che abbiamo incontrato accanto a Giobbe. Il Crocifisso la smentisce definitivamente: l’innocente può essere sfigurato dalla prova e rimanere interamente amato dal Padre. Per questo nessuna malattia autorizza un giudizio morale sulla persona e nessun corpo ferito perde la dignità dell’immagine di Dio.
La sofferenza umana può diventare feconda quando la libertà la unisce alla carità di Cristo, ma la ricerca di sollievo conserva tutta la sua legittimità. Il prolungamento inutile del patire non aggiunge valore spirituale. Contemplare il Servo ci educa piuttosto a non distogliere lo sguardo e a riconoscere le persone concrete che ci sono affidate. Domani la liturgia domenicale renderà questa responsabilità ancora più vicina: il dolore di un fratello non potrà essere considerato una faccenda estranea alla nostra comunione.
Guarda la tua vita alla luce di Cristo
Da quale corpo ferito tendi a distogliere lo sguardo? Quando soffri, pensi a Cristo come a Colui che conosce realmente la tua prova e la porta verso il Padre? Contempla per qualche minuto un Crocifisso. Lascia che il volto del Servo giudichi il modo con cui guardi la debolezza e rimani in silenzio davanti alle sue piaghe.
Parla al Signore
Gesù, uomo dei dolori,
tu hai conosciuto la sofferenza nella carne
e hai portato il peccato del mondo.
Raggiungimi nel luogo che nascondo.
Fa’ che riconosca nelle tue piaghe
la sorgente della riconciliazione.
Apri i miei occhi davanti al corpo ferito
e rendi la mia presenza capace di rispetto.
Unisci la nostra prova al tuo amore
e guidaci verso la guarigione promessa. Amen.
Riforma la tua giornata
Avvicinati oggi a una persona resa più sola dalla sofferenza e lascia che sia lei a stabilire il ritmo dell’incontro.
Custodisci nel cuore
«Egli si è caricato delle nostre sofferenze»
Gesù, uomo dei dolori, portaci nella tua offerta.
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