don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

Oggi
Calendario liturgico

ANCHE IL CORPO PUÒ PREGARE GRIDANDO

Per entrare nella meditazione

Cari amici buongiorno. La domanda di Giobbe può rimanere davanti a Dio senza diventare incredulità. Il Salmo 21 porta quella domanda fino al grido e ci mostra che anche il corpo ferito può pregare quando le parole ordinate vengono meno. Gesù farà proprio questo salmo sulla Croce, assumendo nella sua voce il lamento dell’uomo che sperimenta l’abbandono. Il grido rivolto a Dio conserva la relazione e può diventare il punto nel quale ciò che portiamo dentro cessa di essere nascosto. Lasciamo che la Scrittura presti parole alla nostra povertà, senza costruire una serenità artificiale.

Parola da meditare

«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Sal 21,2)

Mettiti alla presenza di Dio

Presentati al Signore con il modo in cui il corpo esprime oggi la tua preghiera. Forse hai una voce stanca o senti le lacrime vicine. Forse il dolore ti rende immobile. Non cercare una compostezza artificiale. Chiedi a Cristo di accogliere la tua povertà e di unirla alla sua preghiera sulla Croce.

Ascolta

Il Salmo 21 si apre con un grido che Gesù farà proprio nell’ora della Passione. L’orante sente Dio lontano e ricorda la fiducia dei padri. Descrive il corpo esposto allo scherno e attraversato dal dolore. Continua a rivolgersi al Signore, perché il grido dell’abbandono conserva ancora un destinatario. Fermati sulle parole «Dio mio». Il salmista ripete il nome della relazione proprio quando non percepisce la vicinanza divina. Anche Cristo, nel buio del Calvario, chiama il Padre attraverso il salmo. Lascia che questa invocazione diventi il respiro della tua preghiera.

Considera

Il Salterio offre alla fede una cosa preziosa: parole che non costringono l’uomo a essere diverso da ciò che vive. Il Catechismo lo definisce il libro nel quale la Parola di Dio diventa preghiera dell’uomo (CCC 2587). Nei salmi la lode convive con il lamento e il corpo compare senza pudori artificiali: la gola si dissecca, le ossa fanno male, il cuore viene meno. La preghiera biblica non comincia dalla compostezza; comincia dalla verità consegnata a Dio.

Sant’Agostino, commentando il Salmo 21, ascolta nel grido la voce di Cristo e del suo Corpo. Quando Gesù sulla Croce pronuncia «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?», assume la parola dell’uomo che soffre e permette alle membra di pregare dentro la voce del Capo. Per questo il credente non grida da una solitudine assoluta. Anche quando sente Dio lontano, può continuare a dire «Dio mio»: la relazione sopravvive alla percezione della distanza.

Questa verità riguarda anche il corpo. La voce può dare forma a ciò che dentro di noi è ancora confuso, le lacrime possono diventare supplica e perfino una postura può aiutare l’interiorità a riconoscere la propria dipendenza. Chi è costretto a letto prega con il corpo che possiede in quel momento. Esistono poi prove nelle quali persino il grido sembra impossibile: la depressione può togliere energia, una malattia grave può restringere l’attenzione a pochi istanti. In quelle ore la persona può lasciarsi portare dalla preghiera della Chiesa, confidando nello Spirito che intercede con gemiti inesprimibili.

Il Salmo 21 non rimane fermo all’abbandono. La lode nasce dopo che il dolore è stato pronunciato e matura dalla memoria della fedeltà di Dio; non viene imposta dall’esterno. Pregare gridando significa dunque restare nella relazione quando tutto sembra contraddirla e permettere a Cristo di purificare ciò che nel grido ha bisogno di essere ordinato. Domani contempleremo il Servo, colui che non soltanto accoglie il grido dell’uomo, ma entra nella carne stessa della sofferenza.

Guarda la tua vita alla luce di Cristo

Quale parte del tuo dolore nascondi a Dio perché la ritieni indegna della preghiera? Riesci a credere che Cristo abbia già accolto quel grido nella sua voce sulla Croce? Scegli un versetto del Salmo 21 e pronuncialo lentamente. Lascia che il corpo trovi una posizione possibile e rimani su quelle parole finché diventano realmente tue.

Parla al Signore

Gesù crocifisso,
tu hai pregato nel buio con le parole del salmo.
Accogli il grido che non so ordinare
e quello di chi ha perduto la voce.
Quando il corpo è stanco,
rendilo parte della tua supplica.
Sostienimi nella comunione della Chiesa
e conduci il mio lamento
verso la fiducia che nasce dal Padre. Amen.

Riforma la tua giornata

Prega lentamente ad alta voce un salmo di lamento e lascia che una sola sua frase accompagni la giornata.

Custodisci nel cuore

«Tu mi hai risposto»

Gesù crocifisso, accogli il mio grido.

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