I pellegrinaggi della Pievania alla Madonna del Fosco
Ci sono strade che percorriamo ogni giorno e altre che conservano la memoria dei passi compiuti prima di noi. Quella che conduce al Santuario della Madonna del Fosco appartiene alla seconda specie. Generazioni di fedeli l’hanno attraversata portando nel cuore le proprie famiglie e tutto ciò che chiedeva di essere affidato alla Madre del Signore. Nel maggio del 2026 anche le comunità della Pievania di San Felice hanno ripreso quella strada.
Siamo partiti in domeniche diverse dai nostri paesi e ci siamo ritrovati davanti alla stessa immagine di Maria. Giano ha aperto il cammino il 10 maggio. La domenica successiva è partita Montecchio, mentre il 31 maggio sono giunte al Santuario Bastardo e Castagnola. Ogni comunità portava con sé la propria storia e il modo particolare con cui aveva imparato a vivere il pellegrinaggio. La meta comune ci ricordava che, sotto lo sguardo della Madonna, le nostre diverse appartenenze potevano diventare una sola preghiera.
Partire a piedi dalla propria chiesa cambia il modo di guardare la strada. Le case che incontriamo appartengono a persone conosciute e i campi raccontano il lavoro di chi vive nel territorio. Mentre si cammina, le intenzioni affidate a Maria acquistano un volto. Pensiamo a una famiglia che attraversa una prova o a una persona che attende una consolazione. Il pellegrinaggio raccoglie tutto questo e lo conduce verso il Santuario, al passo di una comunità che prega.
La fatica, anche quando il percorso è breve, aiuta a comprendere che la fede coinvolge la vita intera. Si cammina accanto a persone con le quali durante l’anno si scambiano forse poche parole. Lungo la strada il passo rallenta e qualcuno attende chi rimane indietro. In quei gesti semplici la preghiera comincia già a diventare fraternità.
Il 17 maggio, partendo dalla chiesa di San Bartolomeo a Montecchio, al pellegrinaggio si sono uniti i bambini con le loro catechiste. Per loro la conclusione del catechismo è avvenuta fuori dall’aula, lungo una strada percorsa insieme agli adulti. Hanno visto che la fede ricevuta durante gli incontri appartiene a un popolo e continua a vivere nelle consuetudini custodite dalle famiglie.
Consegnare una tradizione ai più piccoli richiede proprio questo: permettere loro di abitarla. Le parole spiegano il significato del pellegrinaggio e l’esperienza lo imprime nella memoria. La mattina trascorsa camminando verso il Fosco accanto ai propri genitori potrà così rimanere nel cuore di un bambino e accompagnarlo negli anni.
L’ultima domenica di maggio ha regalato l’immagine più intensa. La mattina era calda e luminosa. Castagnola, borgo che conta stabilmente appena nove abitanti, sembrava essersi improvvisamente moltiplicata. I castagnolesi erano tornati nel paese delle loro famiglie e alcuni indossavano gli antichi abiti della confraternita. Dalla chiesa è uscito il grande Crocifisso che ne esprime il titolo, accompagnato dalle statue del Sacro Cuore e della Madonna.
Le campane hanno cominciato a suonare e per qualche istante è sembrato che il paese intero riprendesse voce. Quei rintocchi raggiungevano le case e chiamavano i figli di Castagnola a riconoscersi ancora parte di una storia. I segni custoditi nella chiesa tornavano sulla strada, portati da persone che accettavano di farsene carico. Una tradizione vive così, attraverso mani disposte a sostenerne il peso e cuori capaci di comprenderne il valore.
Anche da Bastardo i fedeli si sono messi in cammino. Le due comunità, partite da luoghi diversi, hanno trovato nel Santuario il loro punto d’incontro. Ciascuna conservava il proprio volto e portava dentro una preghiera più grande ciò che aveva ricevuto. È forse questa una delle immagini più vere della Pievania: comunità che giungono da strade differenti e si scoprono attese presso la stessa casa di Maria.
Durante tutti i pellegrinaggi abbiamo avuto accanto il sindaco Manuel Petruccioli. La sua presenza ha manifestato rispetto per la dimensione religiosa della nostra gente e attenzione verso una tradizione che appartiene alla storia del territorio. La Pievania gli esprime gratitudine per aver condiviso il cammino con discrezione e costanza.
Le diverse domeniche hanno mostrato anche risposte differenti. In alcuni paesi il pellegrinaggio possiede una partecipazione ormai radicata. Altrove occorre invitare con maggiore anticipo e raggiungere le famiglie attraverso una comunicazione più attenta. Questa diversità ci aiuta a capire dove la tradizione continua a parlare spontaneamente e dove chiede di essere nuovamente raccontata.
La devozione popolare ha bisogno di persone che la ricevano come un’eredità viva. Ripetere un gesto antico acquista senso quando quel gesto porta davanti a Dio la vita di oggi. Nel cammino verso il Fosco abbiamo affidato a Maria le comunità così come sono, con la loro generosità e le fatiche che spesso conosciamo soltanto da vicino.
Al termine del mese rimane negli occhi Castagnola tornata a popolarsi. Rimane il suono delle campane che accompagna il Crocifisso e raggiunge un paese quasi vuoto. Quella scena ci dice che anche una comunità piccolissima può offrire qualcosa di prezioso all’intera Pievania. Occorre raggiungerla e ascoltarne la storia, affinché la sua voce trovi posto nella preghiera di tutti.
Sotto lo sguardo della Madonna del Fosco abbiamo imparato che camminare insieme significa anche rallentare per attendere gli altri. La meta era il Santuario; il dono ricevuto lungo la strada è stato riconoscerci parte dello stesso popolo. Maria ci ha accolti provenienti dai nostri paesi e ci ha ricondotti a Cristo, sorgente della comunione che desideriamo costruire.

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