Cari amici, mentre Papa Leone XIV lascia alle spalle l’Angola e vola verso Malabo, il viaggio apostolico africano entra nella sua quarta e ultima tappa. La Guinea Equatoriale è un Paese piccolo per estensione e popolazione, molto meno conosciuto rispetto alle altre nazioni attraversate in questi giorni, eppure porta dentro di sé una storia complessa, una presenza cristiana profondamente radicata e alcune contraddizioni che rendono questa conclusione del viaggio particolarmente significativa. Il Papa vi giunge dopo aver incontrato popoli segnati da ferite differenti e dopo aver mostrato, tappa dopo tappa, come il Vangelo possa entrare nella storia concreta senza perdere il proprio centro.
Il programma dei prossimi due giorni permette già di intuire il modo in cui Leone XIV intende attraversare questa realtà. La visita non resterà confinata a Malabo, dove si svolgeranno gli incontri istituzionali e culturali, perché il Papa raggiungerà anche Mongomo e Bata, entrando così in ambienti molto diversi della vita nazionale. Sarà un percorso che toccherà le autorità, il mondo della cultura, una struttura psichiatrica, la grande comunità ecclesiale riunita per l’Eucaristia, il carcere, il luogo della memoria delle vittime dell’esplosione del 7 marzo 2021, fino all’incontro con i giovani e le famiglie.
Guardato nel suo insieme, il programma non sembra costruito semplicemente per rappresentare le diverse realtà del Paese. Attraverso questi luoghi emerge piuttosto una domanda sull’uomo e sulla qualità della convivenza, perché una nazione si lascia conoscere anche dal modo in cui esercita l’autorità, educa le nuove generazioni, custodisce chi vive una condizione di fragilità, accompagna chi ha sbagliato e conserva la memoria delle proprie ferite.
La Guinea Equatoriale possiede risorse naturali che le hanno dato negli ultimi decenni una rilevanza economica considerevole rispetto alle sue dimensioni. Proprio questa ricchezza rende ancora più importante il tema della sua distribuzione, delle opportunità offerte alla popolazione e del rapporto tra sviluppo e bene comune. Leone XIV arriva dunque in una terra nella quale il discorso sulla dignità della persona non può restare confinato a un principio generale, perché incontra immediatamente questioni sociali e politiche molto concrete.
Il Papa non viene naturalmente a sostituirsi alle istituzioni né a intervenire direttamente nelle dinamiche politiche interne. Il ministero di Pietro gli chiede di entrare in queste realtà da un’altra prospettiva, ricordando che ogni esercizio dell’autorità trova il proprio limite e il proprio criterio nella dignità della persona e che nessuna crescita economica può essere considerata pienamente riuscita quando lascia intere fasce della popolazione ai margini del proprio sviluppo.
Per questo il primo incontro con le autorità di Malabo sarà particolarmente significativo. Dopo ciò che Leone XIV ha detto nei Paesi precedenti, sarà interessante vedere come affronterà il rapporto tra potere, responsabilità pubblica e servizio al bene comune dentro un contesto che possiede caratteristiche proprie. Nei giorni scorsi il Papa ha mostrato più volte di non utilizzare il linguaggio diplomatico come una zona neutra dalla quale tenere fuori il Vangelo. Quando parla della società, parte sempre dall’uomo e riconduce poi quella dignità alla luce che Cristo getta sull’esistenza umana.
Il programma del pomeriggio sembra proseguire nella stessa direzione, perché dopo l’incontro con il mondo della cultura Leone XIV visiterà l’ospedale psichiatrico “Jean Pierre Olie”. Il passaggio dalle istituzioni alla cultura e poi alla fragilità non è privo di significato. Una società rivela infatti molto di sé quando deve misurarsi con le persone che non producono, che hanno bisogno di cure prolungate o che rischiano di scomparire dallo sguardo pubblico. Dopo la casa degli anziani di Saurimo, il viaggio africano torna così a passare attraverso un luogo nel quale la dignità dell’uomo deve essere riconosciuta prima ancora della sua efficienza o utilità sociale.
Domani il Papa raggiungerà Mongomo, dove celebrerà l’Eucaristia nella grande Basilica dell’Immacolata Concezione. Anche questa tappa permetterà di entrare nella storia religiosa del Paese e di incontrare una Chiesa che ha ricevuto il Vangelo da generazioni e continua a portarlo dentro una realtà profondamente mutata. Sarà importante osservare in che modo Leone XIV collegherà ancora una volta la fede ricevuta con la responsabilità di renderla viva nel presente, evitando che le radici cristiane diventino soltanto memoria culturale o appartenenza sociologica.
A Bata il viaggio assumerà poi un volto ancora diverso. La visita al carcere porterà Pietro accanto a uomini e donne che vivono una condizione nella quale la dignità personale rischia facilmente di essere identificata con l’errore commesso, mentre la preghiera davanti al monumento dedicato alle vittime dell’esplosione del 2021 riporterà alla memoria una delle ferite più dolorose della storia recente della città. Sono luoghi nei quali il Vangelo incontra realtà che non possono essere risolte attraverso parole facili, perché chiedono misericordia, giustizia, memoria e capacità di ricostruzione.
L’incontro conclusivo con giovani e famiglie allargherà infine lo sguardo verso il futuro. Dopo avere attraversato in questi giorni le ferite della guerra, le difficoltà dello sviluppo, la fragilità degli anziani, le sfide della missione e la responsabilità dei pastori, Leone XIV terminerà il viaggio africano davanti a coloro che dovranno abitare ciò che verrà. È difficile immaginare un luogo più adatto per concludere un cammino che ha continuamente intrecciato memoria e speranza.
La Guinea Equatoriale appare così come qualcosa di più dell’ultima tappa geografica. In questa piccola nazione sembrano raccogliersi molti dei temi che hanno accompagnato Leone XIV dall’inizio del viaggio: l’autorità chiamata al servizio, la ricchezza che deve diventare bene condiviso, la cultura chiamata a custodire la verità sull’uomo, la fragilità che domanda di essere accompagnata e la fede che può continuare a generare futuro soltanto se rimane legata alla sua sorgente.
Proprio per questo sarà importante seguire le parole del Papa senza anticiparne il giudizio. La storia della Guinea Equatoriale presenta questioni complesse e non avrebbe senso ridurle a uno schema costruito dall’esterno. Leone XIV ci ha già abituati, in questi giorni, a un altro metodo: entrare nelle situazioni concrete, ascoltarne le ferite e le possibilità, riconoscere ciò che già porta frutto e indicare, dentro tutto questo, la direzione che viene dal Vangelo.
Mentre l’aereo si avvicina a Malabo, la quarta tappa comincia dunque con molte domande ancora aperte. È una terra nella quale la fede cristiana appartiene profondamente alla storia del popolo e nella quale proprio quella fede è chiamata a confrontarsi con il presente, perché possa continuare a parlare alla coscienza, alla vita pubblica e alle nuove generazioni.
Leone XIV arriva qui per concludere il viaggio africano, e forse questa ultima tappa permetterà di comprendere con maggiore chiarezza ciò che ha cercato di fare dall’Algeria fino ad oggi: entrare nella storia dei popoli senza separarla dalla luce di Cristo e ricordare alla Chiesa che il Vangelo diventa credibile quando sa custodire l’uomo dentro tutte le condizioni della sua vita.
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