don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

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CUM PETRO E SOTTO MARIA: IL CUORE CATTOLICO DI MUXIMA

Cari amici, quello che abbiamo vissuto oggi a Muxima appartiene certamente ai momenti più intensi della tappa angolana di Papa Leone XIV. Dopo la grande celebrazione eucaristica del mattino a Kilamba, il Papa ha raggiunto nel pomeriggio uno dei luoghi più amati dalla fede popolare del Paese, entrando nel santuario di Nossa Senhora da Muxima, sostando in preghiera davanti al Santissimo Sacramento, offrendo fiori alla Vergine e raggiungendo poi la grande spianata dove lo attendevano giovani, membri della Legione di Maria e una folla raccolta per il Santo Rosario.

Muxima non è soltanto un santuario mariano. Nel nome stesso porta il riferimento al cuore, e la Vergine venerata qui è chiamata dal popolo “Mama Muxima”, la Madre del cuore. È un titolo che dice molto del rapporto con Maria vissuto dal popolo angolano: una presenza vicina, familiare, capace di raccogliere nella preghiera le ferite, le attese e le speranze di una terra che continua a portare dentro di sé una storia complessa.

La presenza del Papa dentro questa esperienza popolare acquista un significato ecclesiale molto preciso. Leone XIV non arriva a Muxima come osservatore di una devozione locale e neppure come semplice ospite d’onore. Arriva come Successore di Pietro dentro una Chiesa che prega con Maria e che attende da lui quella parola di conferma che appartiene al ministero petrino.

Il Santo Padre raccoglie questa attesa partendo dal Rosario, che definisce una devozione antica e semplice, nata nella Chiesa come preghiera per tutti. Richiama san Giovanni Paolo II e la sua espressione sul cristianesimo che conserva la freschezza delle origini ed è spinto dallo Spirito a “gridare” Cristo al mondo come Signore e Salvatore. È un passaggio importante, perché restituisce immediatamente la devozione mariana al suo centro più vero: Maria non trattiene lo sguardo su di sé, ma conduce a Cristo.

Qui appare anche uno dei tratti più profondamente cattolici della pietà popolare. La devozione non vive separata dalla fede della Chiesa e non sostituisce il Vangelo con l’emozione religiosa; diventa un linguaggio attraverso il quale il popolo custodisce la presenza di Cristo dentro la vita quotidiana e la trasmette di generazione in generazione.

Leone XIV lo esprime con una immagine molto bella quando parla di Mama Muxima che si adopera nel nascondimento per tenere vivo e pulsante il cuore della Chiesa, “un cuore fatto di cuori”. In questa espressione si raccoglie qualcosa di essenziale della vita ecclesiale: la Chiesa non è un organismo astratto e neppure una struttura che esiste indipendentemente dalle persone, perché vive attraverso una moltitudine di cuori che pregano, soffrono, sperano e imparano ad amare dentro lo stesso Corpo.

Il riferimento al Cuore di Maria rafforza questa prospettiva. Il Papa parla di un cuore limpido e sapiente, capace di custodire e meditare gli eventi del Figlio, e lascia così comprendere che la vera devozione mariana non consiste soltanto nell’invocare Maria, ma anche nel lasciarsi educare dal suo modo di stare davanti a Cristo.

Da qui il Rosario si apre naturalmente alla vita. Leone XIV ricorda che pregare con Maria impegna ad amare ogni persona con cuore materno e conduce alla responsabilità concreta verso chi ha fame, chi è malato, i bambini che hanno bisogno di educazione e gli anziani che meritano una vecchiaia vissuta nella dignità.

Questo passaggio impedisce di separare la devozione dalla carità. Il cuore mariano non produce una spiritualità ripiegata nell’intimità, perché chi prega con Maria viene educato a guardare il mondo con la stessa attenzione materna e ad assumere la sofferenza degli altri come qualcosa che lo riguarda.

Per questo il Papa si rivolge con particolare forza ai giovani. Davanti alla costruzione del nuovo santuario di Muxima, Leone XIV chiede loro di leggere quel cantiere come un segno di un’opera ancora più grande: costruire un mondo nel quale il Vangelo plasmi progressivamente i cuori, le strutture e i programmi, affinché la vita comune sia realmente orientata al bene di tutti.

È una immagine molto concreta. Un santuario viene costruito pietra dopo pietra e richiede tempo, fedeltà e collaborazione. Allo stesso modo anche una società più giusta non nasce attraverso dichiarazioni solenni, ma attraverso scelte capaci di modificare progressivamente il modo in cui si guarda alla dignità, alla responsabilità e alla pace.

Proprio per questo la frase che raccoglie il messaggio del Papa è così semplice e così forte: «È l’amore che deve trionfare, non la guerra!».

Pronunciata a Muxima, questa parola assume un tono particolare. Non viene detta in un contesto politico e non nasce da una trattativa diplomatica. Nasce davanti alla Madre del cuore, dentro una preghiera popolare, e mostra che per la fede cristiana la pace non è soltanto un equilibrio tra interessi, ma il frutto di un cuore che impara a riconoscere l’altro e a rifiutare la logica della violenza.

Il Papa invita infine i fedeli a ripartire dal santuario come messaggeri di vita, portando agli altri la tenerezza di Maria e la benedizione di Dio. È una conclusione che dice bene il senso della pellegrinazione cristiana: si viene in un santuario per incontrare il Signore, pregare con la Madre e ripartire diversi, con una responsabilità nuova verso il mondo.

A Muxima la Chiesa angolana è apparsa così nella sua forma più semplice e più profonda: raccolta attorno a Pietro, sotto lo sguardo di Maria, con il Rosario tra le mani e il Vangelo aperto sulla vita.

Cum Petro. Sotto Maria. E sempre verso Cristo.

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