don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

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Quello che accade prima di una celebrazione

Il lavoro dell’Équipe pastorale della Pievania

La sera, nei locali parrocchiali di San Francesco in Bastardo, si prepara un tavolo e si dispongono le sedie. Arrivano i sacerdoti e i membri laici dell’Équipe, spesso dopo una giornata già piena. Qualcuno porta con sé una questione ricevuta dalla propria comunità, mentre un altro riferisce ciò che ha raccolto parlando con le persone. Da incontri come questi sono nate molte delle esperienze vissute dalla Pievania di San Felice durante l’anno pastorale 2025-2026.

Quando vediamo una locandina affissa o partecipiamo a una celebrazione comune, incontriamo il risultato di un lavoro rimasto in gran parte nascosto. Prima della Via Crucis di Montecchio qualcuno ha pensato al percorso e alle meditazioni. Prima dei pellegrinaggi al Fosco è stato necessario coordinare le comunità e chiedere le autorizzazioni. Anche la riapertura della chiesa di Bivio Moscatini è passata attraverso un confronto nel quale si è deciso di tentare, pur conoscendo l’incertezza della risposta.

L’Équipe pastorale vive proprio in questo spazio. Ascolta ciò che arriva dai paesi e prova a leggere le esigenze dell’intera Pievania. Attorno al tavolo siedono il Pievano don Giuseppe Iavarone, don Camillo Ragan e don Mario Proietti insieme ai laici chiamati a condividere la responsabilità pastorale. Ciascuno porta uno sguardo diverso e impara, poco alla volta, a considerare il bene comune oltre le richieste del proprio ambiente.

Gli incontri hanno affrontato molte questioni concrete. La Quaresima chiedeva di organizzare le benedizioni delle famiglie. Il Triduo pasquale richiedeva una celebrazione capace di coinvolgere le diverse comunità. Con l’avvicinarsi dell’estate si dovevano distribuire le presenze dei sacerdoti e accompagnare le feste locali. Sono temi pratici, eppure dietro ciascuno di essi vi sono persone da raggiungere e sensibilità che meritano attenzione.

All’inizio dell’anno l’Équipe ha scelto di dedicare un tempo più disteso alla preghiera prima di ogni riunione. Il Padre nostro e l’invocazione a Maria, Sede della Sapienza, ricordano che le decisioni pastorali nascono dall’ascolto del Signore. Anche una discussione sugli orari cambia significato quando viene vissuta davanti a Lui. Si cerca allora una soluzione capace di servire i fedeli e di custodire la comunione.

Durante l’incontro del 6 febbraio è emersa con chiarezza anche la necessità di distribuire meglio le responsabilità. Alcune incombenze amministrative gravavano sul Pievano e assorbivano energie preziose. I laici impegnati negli Affari economici hanno ricevuto compiti più definiti, riguardanti i pagamenti e gli acquisti ordinari. La corresponsabilità diventa concreta quando qualcuno accetta di dire: “Questa parte posso portarla io”.

Due giorni dopo l’Assemblea del 15 marzo, l’Équipe è tornata a riunirsi per preparare il Triduo. Bisognava trovare lettori provenienti da comunità diverse e pensare la Via Crucis in modo che parlasse alla vita della Pievania. Anche il percorso verso il Fosco chiedeva cura. Dietro ogni scelta si avvertiva il desiderio di aiutare i fedeli a vivere esperienze comuni, capaci di far crescere una conoscenza reciproca.

In quella stessa sera alcuni membri hanno espresso un bisogno importante. Le urgenze rischiavano di occupare tutto il tempo degli incontri e lasciavano poco spazio alla formazione. Un’Équipe pastorale ha bisogno di organizzare e deve anche imparare a leggere la realtà alla luce del Vangelo. Don Giuseppe ha accolto questa esigenza, riconoscendo che il gruppo si trovava ancora in una fase iniziale e che il cammino avrebbe dovuto acquistare maggiore profondità.

Con l’arrivo della primavera le riunioni si sono concentrate sui pellegrinaggi mariani e sulle attività estive. Il Grest chiedeva animatori disponibili e le feste nei diversi paesi richiedevano una presenza coordinata dei sacerdoti. Anche una celebrazione legata a una tradizione locale poteva diventare occasione di comunione, a condizione che fosse conosciuta e comunicata all’intera Pievania.

La verifica del 4 giugno ha mostrato che proprio la comunicazione rappresentava una delle fragilità più evidenti. Alcune iniziative arrivavano all’Équipe quando erano ormai definite. A quel punto risultava difficile farle conoscere agli altri paesi e inserirle in un calendario comune. Da questa constatazione è nata la proposta di raccogliere con anticipo le feste e gli appuntamenti radicati nel territorio.

Questo lavoro servirà a custodire le identità locali dentro una comunione più ampia. Ogni paese possiede celebrazioni alle quali è profondamente legato. La Pievania desidera conoscerle e permettere anche agli altri di parteciparvi. La Via Crucis di Montecchio ha mostrato che ciò è possibile: la comunità locale ha preparato la propria celebrazione e l’intera Pievania ha potuto viverla come un dono.

Anche i centri più piccoli hanno bisogno di persone che si prendano cura delle chiese e trasmettano le informazioni. Durante la verifica si è parlato dei referenti locali e della necessità di chiarirne il servizio. Aprire una chiesa e prepararla per la celebrazione può sembrare un compito modesto. È invece un gesto prezioso, perché rende possibile l’incontro della comunità con il Signore.

Molte decisioni prese attorno a quel tavolo rimangono invisibili. Un orario scelto con attenzione permette a una persona anziana di partecipare e una notizia comunicata in tempo raggiunge una famiglia che sarebbe rimasta esclusa. Anche le questioni economiche, quando vengono affrontate con trasparenza, proteggono la fiducia della comunità e rendono più libero il servizio dei sacerdoti.

L’Équipe ha imparato anche a confrontarsi con sincerità. Talvolta sono emerse opinioni differenti e la discussione ha richiesto pazienza. Questo appartiene alla vita di un organismo ecclesiale. La comunione cresce quando ciascuno può parlare con libertà e rimane disposto ad ascoltare, cercando una decisione che possa essere portata insieme.

Il lavoro compiuto durante il 2025-2026 si vede nei fedeli che hanno attraversato i paesi durante il Triduo e nelle comunità giunte al Santuario della Madonna del Fosco. Si riconosce nella porta riaperta a Bivio Moscatini. Dietro queste esperienze vi sono persone che hanno dedicato tempo e hanno accettato responsabilità spesso poco visibili.

Quando l’Équipe si riunisce, porta al tavolo anche la vita di chi forse ignora l’esistenza stessa di questi incontri. Porta la famiglia che chiede una celebrazione e la comunità che desidera custodire una festa. Porta le fatiche dei sacerdoti e la generosità di molti laici. Tutto viene affidato alla preghiera, perché il lavoro pastorale mantenga il suo centro nel Signore e diventi realmente servizio alle persone.

La Pievania si costruisce anche così: una sera, attorno a un tavolo, imparando ad ascoltarsi. Poi le sedie vengono rimesse a posto e ciascuno torna alla propria casa. Le decisioni cominciano a prendere vita nei paesi e ciò che era stato discusso diventa una celebrazione o una porta che si apre.

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