don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

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IL CARNEVALE SANTIFICATO: LA CONTROMOSSA DI SAN GASPARE PER RITROVARE SE STESSI

Cari amici, in questo giorno di Carnevale mi sono divertito a rileggere alcune lettere di san Gaspare del Bufalo nelle quali affiora, anche solo di passaggio, il riferimento a questi giorni. La consuetudine ci porta a pensare al Carnevale come tempo di festa e di maschere; per chi desidera custodire il cuore può diventare anche un’occasione per fare verità su di sé.

Gaspare lo dice con una lucidità molto concreta quando scrive a monsignor Cristaldi: «Il Carnevale a quest’epoca… è l’unica circostanza, nella quale posso attendere a far la rivista della mia Anima». Il contesto gli suggerisce prudenza nell’intensificare l’attività missionaria e gli offre, allo stesso tempo, uno spazio per rientrare in sé, fare ordine e ritrovare il centro.

Questa intuizione conserva una sorprendente attualità. Quando la vita esterna si fa più rumorosa e il ritmo accelera, cresce il rischio di vivere per inerzia, seguendo l’umore del momento. Proprio allora diventa importante capire che cosa ci guida davvero e quali spazi restano liberi per Dio.

La tradizione romana conosce da secoli questa esigenza. San Filippo Neri propose la visita alle Sette Chiese anche come forma popolare e gioiosa di pellegrinaggio capace di offrire un’alternativa agli eccessi del Carnevale. In epoche successive le Quarantore divennero, soprattutto negli ultimi giorni prima della Quaresima, un tempo intenso di adorazione e di preghiera. San Gaspare entra in questa storia con il suo stile missionario, trasformando una consuetudine ricevuta in occasione di rinnovamento.

Il suo «Carnevale santificato» nasce dal desiderio di ricondurre il tempo a Dio. Nelle lettere ritorna l’idea di «dar compenso al Signore a tanti oltraggi che riceve». Nel linguaggio spirituale del tempo, la riparazione significa rispondere con l’amore alla dimenticanza di Dio e custodire la relazione con Lui proprio quando tutto intorno invita alla dispersione.

Gaspare possiede anche una notevole intuizione pastorale. Sa che non basta rimproverare il popolo e che un cuore difficilmente cambia attraverso la sola proibizione. Per questo cerca predicatori capaci di farsi ascoltare e parla di «voci nuove», consapevole che in certi momenti occorre una parola fresca, semplice e viva, capace di raggiungere persone ormai assuefatte ai richiami ordinari.

Questa attenzione dice qualcosa anche a noi. Una «voce nuova» non è necessariamente una voce originale a ogni costo. Può essere una persona capace di riportare al bene senza alimentare il cinismo, un amico che sa richiamare con rispetto alla misura, un cristiano la cui vita rende credibile ciò che dice.

In un’altra lettera Gaspare usa perfino l’espressione «fare dei dispetti al demonio». Il tono è familiare, quasi sorridente, e indica una convinzione seria: la vita cristiana non si limita a difendersi dal male. Crea spazio per Dio attraverso la preghiera, la gioia evangelica e una libertà interiore che impedisce al clima del momento di diventare padrone del cuore.

Il Carnevale santificato non chiede gesti teatrali. Può prendere la forma di un tempo di adorazione, di una preghiera più raccolta, di una scelta di misura dentro una situazione festosa. Chi non può sottrarsi alla logica del momento può comunque custodire un limite nelle parole e nei comportamenti, evitando che la festa diventi dispersione.

In questo senso Gaspare offre una contromossa molto semplice: usare proprio il tempo del rumore per ritrovare il silenzio interiore. Il sorriso resta, la festa può restare, mentre il cuore si prepara alla Quaresima con maggiore libertà. La santificazione del tempo comincia qui, nel modo in cui scegliamo di consegnarlo a Dio.

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