don Mario Proietti, C.PP.S.

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Gesù Servo: la gloria che si inginocchia

Date ragione della speranza che è in voi · Ottava tappa

don Luciano Avenati · 17 febbraio 2026

Dopo la luce del Tabor, il cammino diocesano Date ragione della speranza che è in voi scese nel Cenacolo. La catechesi di don Luciano Avenati sulla lavanda dei piedi condusse la riflessione dentro uno dei gesti più radicali del Vangelo di Giovanni, là dove Gesù manifesta il senso della propria identità prendendo il posto del servo.

La scena è tanto più forte perché Giovanni la colloca nella consapevolezza piena che Gesù ha della propria provenienza e della propria destinazione. Egli sa di venire da Dio e di tornare a Dio, sa che il Padre ha posto tutto nelle sue mani, e proprio da questa coscienza nasce il gesto dell’abbassamento. La signoria di Cristo non ha bisogno di difendersi e può esprimersi nel servizio.

La lavanda dei piedi rovescia così l’immaginario umano del potere. L’autorità di Gesù non consiste nel prendere distanza dagli altri, perché la sua grandezza si rende visibile nel chinarsi. Il Maestro si alza da tavola, depone le vesti, prende un asciugatoio e compie un gesto riservato agli ultimi. È una rivelazione concreta di ciò che significa amare «fino alla fine».

Pietro reagisce con resistenza. La sua difficoltà non nasce soltanto dal disagio di vedere il Maestro compiere un gesto umile; tocca il modo stesso di immaginare Dio. Accettare che il Signore si chini davanti all’uomo significa lasciare che la propria idea di grandezza venga convertita. La fede cristiana incontra qui una delle sue prove più sottili: lasciarsi servire da Dio prima ancora di imparare a servire.

Il gesto di Gesù diventa allora anche una chiave per comprendere la Chiesa. «Vi ho dato un esempio» non indica un semplice esercizio di cortesia o una imitazione esteriore. Introduce i discepoli nella forma stessa dell’amore del Maestro. La comunità cristiana è fedele al suo Signore quando le relazioni, i ministeri e l’autorità ecclesiale ricevono questa impronta di servizio concreto.

Dentro il percorso sulla speranza, la lavanda dei piedi mostrava che la redenzione raggiunge anche il modo nel quale l’uomo esercita la propria forza. Il peccato aveva trasformato facilmente la relazione in possesso, rivalità e difesa di sé; Cristo apre una via diversa, nella quale la libertà si compie nel dono e l’autorità diventa custodia dell’altro.

Questo criterio tocca con particolare evidenza la vita ecclesiale. Ogni volta che un ministero viene vissuto come posizione da difendere, prestigio da conservare o distanza da mantenere, il gesto del Cenacolo torna a interrogare la comunità. Gesù non consegna ai suoi una teoria del servizio; mette nelle loro mani un asciugatoio e lega la credibilità del discepolo alla disponibilità di chinarsi davanti alla fragilità concreta dell’altro.

La lavanda dei piedi prepara anche il significato della croce. Il movimento è lo stesso: Cristo depone, si consegna e ama fino alla fine. Nel Cenacolo il gesto rende visibile in anticipo ciò che il Calvario porterà al compimento. Il servizio non appare così come un tema laterale della vita cristiana, perché nasce direttamente dal mistero pasquale.

La catechesi di don Luciano Avenati aiutava quindi a riconoscere che la gloria contemplata nella Trasfigurazione e l’umiltà del Cenacolo appartengono allo stesso mistero. Il Figlio amato dal Padre manifesta chi è proprio nel dono di sé. La speranza cristiana riceve da questa rivelazione una forma concreta: non cerca una grandezza separata dagli altri, perché sa che la vita piena passa attraverso una comunione capace di farsi servizio.

Il passo successivo avrebbe portato il percorso ancora più vicino al cuore della Pasqua. Dopo il servo inginocchiato, lo sguardo si sarebbe fermato sull’Agnello immolato. Il gesto del Cenacolo preparava così a comprendere che il servizio di Gesù raggiunge la sua misura definitiva nella consegna della vita.


Questo articolo fa parte del percorso diocesano 2025-2026 «Date ragione della speranza che è in voi», raccolto nella sezione dedicata alla vita della Chiesa di Spoleto-Norcia.

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