don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

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LA LOGGIA E LA TRADIZIONE. PIO XI E IL RISCHIO DI CONGELARE LA STORIA

Cari amici, il 6 febbraio 1922 Achille Ratti veniva eletto Papa con il nome di Pio XI. Poche ore dopo impartì la benedizione dalla loggia esterna della basilica di San Pietro, un gesto che non si vedeva dal 1870 e che, proprio per questo, assunse immediatamente un forte significato simbolico.

La Questione Romana non era ancora risolta e il rapporto tra Santa Sede e Stato italiano restava segnato da decenni di tensione. Benedire dalla loggia esterna non equivaleva a chiudere quella vicenda, ma indicava che la storia poteva essere affrontata con una libertà diversa da quella imposta dalla semplice ripetizione delle scelte precedenti.

Qui la vicenda di Pio XI offre un criterio interessante anche per il nostro modo di parlare di Tradizione. La fedeltà non consiste nel rendere immobile ogni scelta prudenziale del passato. Ci sono decisioni che nascono in contesti precisi, custodiscono valori reali e possono essere modificate senza che questo significhi tradire ciò che esse volevano difendere.

Il gesto della loggia mostra proprio questa differenza. Pio XI non rinnega il giudizio della Santa Sede sulla Questione Romana e non cancella la memoria della frattura aperta nel 1870. Introduce però un segno nuovo, capace di preparare un rapporto diverso con l’Italia e di lasciare aperta una possibilità che pochi anni dopo avrebbe trovato forma nei Patti Lateranensi.

La Tradizione vive dentro questa capacità di distinguere. Il contenuto della fede non cambia secondo le mode, mentre le forme storiche attraverso cui la Chiesa protegge, esprime o traduce quel contenuto possono conoscere sviluppi reali. Confondere i due livelli significa rischiare di trasformare una scelta contingente in criterio assoluto.

È una tentazione comprensibile. Quando un gesto è stato vissuto a lungo come segno di fedeltà, modificarlo può essere percepito come cedimento. La storia della Chiesa mostra però che la continuità più profonda non coincide sempre con l’identità materiale delle forme. A volte custodire meglio ciò che conta richiede proprio di cambiare il modo in cui lo si esprime.

Pio XI non fu certo un Papa incline alla dissoluzione delle identità. Il suo pontificato mostra, al contrario, una forte coscienza dell’autorità e della missione della Chiesa. Proprio per questo il gesto del 1922 è interessante: la fermezza sui principi non gli impedì di usare libertà nelle scelte prudenziali.

Il rischio di congelare la storia nasce quando si attribuisce a una forma ciò che appartiene al contenuto, oppure quando si pensa che la fedeltà possa essere misurata semplicemente dalla distanza rispetto al presente. La Tradizione cristiana è più esigente: chiede memoria, discernimento e capacità di riconoscere ciò che deve restare e ciò che può cambiare.

La benedizione dalla loggia di San Pietro rimane così una piccola lezione di metodo ecclesiale. Pio XI non abolì la memoria del conflitto. Mostrò che una memoria fedele non è necessariamente una memoria immobile.

La loggia delle benedizioni nella storia dei Pontefici
Pio XI, Enciclopedia dei Papi

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