don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

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UN ADDIO TRA LE STELLE E LE PARTICELLE. ANTONINO ZICHICHI E LA DOMANDA SU DIO CHE NASCE DALLA RAGIONE

Cari amici, la morte di Antonino Zichichi mi ha riportato alla memoria una figura che, per molti anni, ho seguito attraverso interviste, trasmissioni televisive e interventi pubblici. Mi colpiva il modo in cui riusciva a parlare di particelle, universo e ricerca scientifica senza avvertire il bisogno di separare artificialmente quelle domande dalla questione di Dio.

Zichichi è stato uno dei protagonisti italiani della fisica delle alte energie. Ha lavorato nei grandi centri internazionali di ricerca, ha contribuito allo studio dell’antimateria nucleare, ha fondato a Erice il Centro di Cultura Scientifica “Ettore Majorana” ed è stato tra i promotori dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso. La sua biografia appartiene pienamente alla storia della ricerca scientifica del secondo Novecento.

Accanto al lavoro scientifico, però, ha mantenuto per tutta la vita una domanda che per lui non era estranea alla ragione: che cosa significa il fatto che l’universo sia intelligibile? Perché esistono leggi che la mente umana può riconoscere? Quale rapporto c’è tra il linguaggio della scienza e il desiderio umano di comprendere l’origine e il senso del reale?

Zichichi rispondeva a queste domande da credente. La sua convinzione era che scienza e fede non fossero rivali e che l’indagine scientifica potesse aprire, senza sostituirla, una domanda metafisica e religiosa. È importante mantenere questa distinzione: la scienza non dimostra Dio e la fede non sostituisce il metodo scientifico. Le due forme di conoscenza operano su piani differenti e possono entrare in dialogo proprio quando nessuna pretende di occupare tutto lo spazio.

Questa distinzione rende più interessante la figura di Zichichi. La sua apertura religiosa non nasceva dall’abbandono del rigore scientifico, ma dalla convinzione che il rigore stesso non esaurisse tutte le domande possibili. Il “come” dei fenomeni non cancella automaticamente il “perché” dell’esistenza.

Nel corso degli anni alcune sue posizioni scientifiche hanno suscitato discussioni e critiche, soprattutto quando si allontanavano dal consenso prevalente della comunità scientifica. Anche questo appartiene al profilo reale della sua figura e impedisce di trasformarlo in un’icona senza ombre. Il suo contributo culturale resta però significativo proprio per la tenacia con cui ha difeso il dialogo tra ricerca, responsabilità etica e apertura al trascendente.

Il legame con la Chiesa e con diversi Pontefici fu costante. Zichichi vide nel confronto tra scienza e fede non una concessione diplomatica, ma una necessità culturale. In un’epoca nella quale il dibattito pubblico tende facilmente a opporre credenti e scienziati come se appartenessero a mondi incompatibili, la sua posizione ricordava che una persona può essere entrambe le cose senza vivere una contraddizione permanente.

La domanda su Dio, allora, non nasce contro la ragione. Può nascere proprio nel momento in cui la ragione, dopo aver misurato, calcolato e verificato, riconosce che il reale continua a eccedere ciò che può essere racchiuso in una formula. Questa non è una prova scientifica di Dio. È l’apertura di una domanda che la scienza, in quanto scienza, non ha il compito di chiudere.

Per questo il ricordo di Antonino Zichichi può ancora essere utile. Non perché abbia risolto il rapporto tra scienza e fede una volta per tutte, ma perché ha rifiutato l’idea che per essere rigorosamente razionali si debba smettere di interrogarsi sul senso. Tra stelle e particelle, la domanda ultima resta aperta.

INFN, ricordo di Antonino Zichichi, 9 febbraio 2026
Vatican News, Antonino Zichichi e il dialogo tra scienza e fede

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