don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

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Calendario liturgico

CRISTO AL CENTRO, L’UOMO NEL CUORE: LA BUSSOLA DELLA CHIESA DOPO IL GIUBILEO

Cari amici, la prolusione del cardinale Matteo Zuppi al Consiglio Episcopale Permanente di fine gennaio 2026 merita di essere riletta con calma, perché raccoglie diverse questioni che attraversano oggi la vita della Chiesa italiana e le riconduce a un criterio unitario: Cristo resta il centro, e proprio per questo l’uomo non scompare dall’orizzonte ecclesiale.

Dopo il Giubileo, il rischio sarebbe quello di vivere il tempo successivo come una semplice ripresa dell’ordinario. La prolusione suggerisce invece che la speranza celebrata nell’Anno Santo debba diventare forma della vita ecclesiale. Non basta aver attraversato una porta santa. Occorre verificare quali porte la Chiesa sappia ancora aprire nella vita reale delle persone.

In questo senso la centralità di Cristo non restringe lo sguardo. Lo rende più profondo. Quando Cristo viene davvero posto al centro, la Chiesa non si ripiega su se stessa e non vive per difendere la propria immagine. Torna a interrogarsi su come annunciare il Vangelo, su come trasmettere la fede e su come accompagnare le fragilità che segnano il nostro tempo.

La questione educativa occupa un posto importante. La trasmissione della fede non può essere data per scontata, soprattutto in un contesto nel quale il linguaggio cristiano non appartiene più automaticamente al patrimonio comune. Questo chiede alle comunità di ritrovare una parola comprensibile senza impoverire il contenuto e di mostrare che il Vangelo possiede ancora una forza capace di illuminare l’esistenza.

Accanto alla fede, emerge il tema della cura. La prolusione guarda alle persone fragili, agli anziani, ai malati, alle famiglie che attraversano situazioni difficili e alle domande che si aprono attorno al fine vita. La Chiesa è chiamata a stare dentro questi passaggi con una parola chiara sulla dignità della persona e con una prossimità capace di non ridurre la sofferenza a un problema astratto.

Si avverte anche la necessità di una presenza pubblica dei cattolici più matura. La fede non offre soluzioni tecniche a ogni questione politica, però forma una coscienza che non può considerare irrilevanti il bene comune, la giustizia e la qualità delle istituzioni. Proprio qui il laicato cristiano è chiamato ad assumersi pienamente la propria responsabilità.

Alcuni accenti della prolusione possono essere letti in sintonia con il nuovo pontificato di Leone XIV, soprattutto là dove ricorrono il primato di Cristo, la necessità di una Chiesa meno autoreferenziale e l’attenzione all’uomo concreto. Sarebbe però forzato interpretare ogni passaggio della CEI come semplice riflesso di un cambio di pontificato. La vita ecclesiale possiede tempi propri e processi più complessi.

La bussola resta dunque semplice: Cristo al centro e l’uomo nel cuore. Le due cose si tengono insieme. Quando Cristo perde centralità, la Chiesa rischia di ridursi a organizzazione o agenzia sociale. Quando l’uomo concreto scompare, anche il linguaggio cristiano può diventare astratto e incapace di raggiungere la vita.

Il dopo-Giubileo sarà credibile nella misura in cui questa tensione resterà viva: contemplare Cristo e, proprio per questo, guardare con più verità le persone, le loro domande e le ferite del tempo.

Consiglio Episcopale Permanente, sessione del 26-28 gennaio 2026

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