Cari amici, Papa Leone XIV ha avviato il nuovo ciclo di riflessioni sul Concilio Vaticano II scegliendo di partire da Dei Verbum, la Costituzione dogmatica sulla divina Rivelazione. Non si tratta di una scelta introduttiva neutra o semplicemente didattica. È una scelta teologica precisa che merita di essere compresa.
Dei Verbum è uno dei testi portanti del Concilio. In essa la Chiesa riflette su come Dio si è rivelato, su come questa Rivelazione si è compiuta in Gesù Cristo e su come viene trasmessa nella storia attraverso la Sacra Scrittura e la Tradizione viva della Chiesa, sotto la guida del Magistero. Il suo centro non è un metodo esegetico né una riforma organizzativa, ma un evento: Dio che parla all’uomo e lo chiama a entrare in comunione con sé.
Partire da Dei Verbum significa affermare che il Concilio Vaticano II non si comprende a partire dalle applicazioni pastorali, dalle riforme disciplinari o dalle letture ideologiche maturate nel tempo. Si comprende a partire dalla Rivelazione, cioè dal modo in cui Dio ha scelto di farsi conoscere e di incontrare l’uomo. È un ritorno alla sorgente. È il fondamento senza il quale tutto il resto perde orientamento.
In un clima ecclesiale ancora attraversato da contrapposizioni, sospetti e letture contrapposte del Concilio, il Papa non ha iniziato dai temi più esposti al dibattito pubblico. Non ha scelto ciò che divide. Ha scelto ciò che precede ogni divisione. Ha scelto la Parola di Dio e il suo significato per la vita della Chiesa.
Papa Leone XIV ha impostato la catechesi attorno a una categoria centrale della fede cristiana: l’amicizia. Le parole di Gesù, «non vi chiamo più servi, ma amici», diventano la chiave di lettura della Rivelazione. Qui non si propone una religione più facile o sentimentale. Si descrive una relazione nuova, resa possibile dalla grazia. L’amicizia con Dio non nasce da una parità naturale tra Dio e l’uomo. Nasce perché Dio stesso, nel Figlio, rende l’uomo partecipe della sua vita.
Il richiamo a Sant’Agostino chiarisce questo punto con forza. L’amicizia o nasce tra pari o rende tali. Noi non siamo pari a Dio per natura. Veniamo resi tali per grazia. La distanza tra Creatore e creatura resta reale. Viene attraversata dall’Incarnazione. In Gesù Cristo Dio non annulla la distanza, la colma donando se stesso. Questa prospettiva mette ordine in molte confusioni contemporanee e custodisce insieme trascendenza e vicinanza.
La catechesi ha mostrato anche la continuità dell’alleanza. Il Dio della Genesi dialoga con l’uomo. Il peccato interrompe il dialogo. Dio non smette di cercare l’incontro. Nella Rivelazione cristiana questo dialogo viene ristabilito in modo definitivo. L’alleanza diventa nuova ed eterna. Niente può separare l’uomo dall’amore di Dio. Questo è il cuore della fede cristiana, non una sua interpretazione tardiva.
Molto significativo il passaggio sulla parola. Il Papa distingue tra parola e chiacchiera. La chiacchiera resta in superficie. La parola autentica rivela, crea comunione, apre una relazione vera. Applicata alla Rivelazione, questa distinzione è decisiva. Dio non parla per trasmettere informazioni. Parla per rivelare se stesso e per introdurre l’uomo in una comunione reale con Lui. Qui emerge una critica sobria e profonda a una comunicazione ecclesiale spesso rumorosa e povera di contenuto spirituale.
Da questa visione nasce la centralità dell’ascolto. Un ascolto ecclesiale, non selettivo. La liturgia viene indicata come il luogo primario in cui non siamo noi a scegliere cosa ascoltare, ma è Dio che parla attraverso la Chiesa. Accanto alla liturgia, la catechesi richiama la preghiera personale come spazio in cui l’uomo si lascia rivelare a se stesso davanti a Dio. Senza questo dialogo non c’è annuncio autentico. Solo chi parla con Dio può parlare davvero di Lui.
La conclusione è essenziale. Le amicizie possono spezzarsi per grandi rotture o per piccole negligenze quotidiane. Se Cristo ci chiama amici, questo appello chiede di essere custodito. Coltivare l’amicizia con Dio non è un privilegio per pochi. È la via della salvezza.
Questa prima catechesi non propone una lettura ideologica del Concilio. Compie un gesto più profondo e più esigente: riporta il Concilio al suo centro teologico. Se questo sarà il metodo delle catechesi successive, il cammino che si apre potrà davvero aiutare la Chiesa a uscire dalla confusione e a ritrovare unità nella verità.
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