don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

Oggi
Calendario liturgico

Cari amici, l’omelia pronunciata da Papa Leone XIV nella solennità dell’Epifania, in occasione della chiusura della Porta Santa, offre un criterio prezioso per discernere il ministero. Il Papa legge il contrasto evangelico tra la gioia dei Magi e il turbamento di Gerusalemme, mostrando come la manifestazione di Dio metta in movimento, esponga e costringa a scegliere. Il racconto interpella soprattutto chi si trova al centro della scena religiosa e, proprio per questo, rischia di essere spiazzato dalla ricerca altrui.

Leone XIV osserva che davanti alle manifestazioni di Dio convivono «gioia e turbamento, resistenza e obbedienza, paura e desiderio». È una dinamica che attraversa anche la vita sacerdotale. Ogni autentica irruzione di Dio apre un passaggio e incrina qualche sicurezza. La fede non serve a rendere immobile ciò che già conosciamo; ci educa a riconoscere dove il Signore sta chiamando. Quando questo movimento interiore scompare, diventa inevitabile domandarsi quale spazio resti ancora all’ascolto.

Colpisce che a turbarsi sia Gerusalemme. Il Papa lo sottolinea: «Sorprende il fatto che ad essere turbata sia proprio Gerusalemme, città testimone di tanti nuovi inizi». Gerusalemme conosce le Scritture, individua Betlemme, sa rispondere correttamente. La sua difficoltà nasce altrove. «Proprio chi studia le Scritture e pensa di avere tutte le risposte sembra aver perso la capacità di porsi domande e di coltivare desideri». Qui il ministero è toccato in profondità. Il sapere può diventare abitudine, la competenza può prendere il posto dell’attesa, la gestione può occupare lo spazio del desiderio.

La chiusura della Porta Santa rafforza questa prospettiva. Il Papa non si ferma sui numeri del Giubileo e domanda: «Che cosa hanno trovato? Quali cuori, quale attenzione, quale corrispondenza?». Sono domande che raggiungono la qualità della presenza ecclesiale. Una porta può essere attraversata senza che si entri davvero in una casa. Una comunità può accogliere molte persone senza incontrarle veramente. Il Giubileo diventa così un banco di prova anche per il ministero ordinario, chiamato a interrogarsi sulla qualità dell’incontro che offre.

Quando Leone XIV afferma che «i Magi esistono ancora», indica una realtà viva. La ricerca spirituale attraversa il nostro tempo in forme spesso imprevedibili. Essa chiede anzitutto di essere riconosciuta. Per il sacerdote questo significa imparare a distinguere una domanda autentica da una richiesta puramente funzionale, accorgersi di chi sta cercando prima ancora di sapere esprimere ciò che cerca, lasciare che l’inquietudine dell’altro diventi anche occasione di verifica per la propria fede.

L’espressione Homo viator riporta l’antropologia cristiana alla sua essenzialità: l’uomo è in cammino. Il Papa osserva che «un’economia distorta prova a trarre da tutto profitto», arrivando a mercificare persino la sete di cercare, di viaggiare, di ricominciare. Anche l’esperienza ecclesiale può essere tentata da questa logica, quando il cammino spirituale viene trasformato in un prodotto, l’incontro in un servizio da erogare, la domanda religiosa in una pratica da sbrigare.

La figura di Erode mostra una possibilità sempre presente: temere ciò che non si controlla e cercare di piegarlo alle proprie sicurezze. «Erode teme per il suo trono». La paura orienta le sue decisioni e lo porta a usare perfino la ricerca dei Magi per difendere se stesso. È una tentazione che può assumere forme molto più sottili nella vita ecclesiale: proteggere assetti, ruoli e abitudini fino al punto da leggere ogni novità come minaccia. Il Papa indica un’altra via quando afferma che «la gioia del Vangelo rende prudenti e audaci». La gioia evangelica apre possibilità e restituisce libertà.

Il ritorno dei Magi «per un’altra strada» esprime questa libertà. Non è un gesto polemico; è la conseguenza di un incontro che ha cambiato l’orientamento. Il discernimento cristiano non coincide sempre con la ripetizione di percorsi già conosciuti. La fedeltà può chiedere strade inattese, purché restino illuminate dall’incontro con Cristo e custodite nella comunione della Chiesa.

Il riferimento a Betlemme apre poi uno spazio pastorale molto concreto: «Non sei davvero l’ultima». Questa parola riguarda le comunità periferiche, le parrocchie silenziose, i ministeri nascosti e quei sacerdoti che vivono la loro fedeltà lontano da ogni visibilità. L’Epifania ricorda che Dio continua a farsi trovare anche lì. La stella riappare quando si accetta di uscire dalle posizioni protette e di seguire un segno che, agli occhi del mondo, può sembrare fragile.

Resta allora una domanda che riguarda ciascuno di noi sacerdoti: è possibile servire Dio e smettere lentamente di cercarlo? È possibile custodire parole, riti e strutture mentre il desiderio si spegne? L’omelia di Leone XIV non consegna un’accusa, bensì un criterio. La Chiesa è chiamata a riconoscere e custodire ciò che nasce. Dove c’è una ricerca sincera, dove un cuore si mette in cammino, lì il ministero è invitato a farsi attento, disponibile, capace di accompagnare.

Maria, Stella del mattino, precede questo cammino. Indica il Figlio e insegna a cercarlo ancora, anche quando pensiamo di conoscerlo già. Forse questa è una delle grazie più necessarie per il ministero: continuare a servire senza smettere di essere cercatori.

Rispondi

Scopri di più da Due palmi sopra il cuore

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere